Realtà botulinata

L’inseguimento della perfezione è il male della nostra realtà botulinata.l

Ebbene sì, sembriamo tanti soldatini in guerra con lo scudo e l’armatura pronti a combattere la concorrenza sfrenata. Omologati, protetti da un convenzionale involucro, incattiviti, veloci e, nel profondo, pieni di paure. Intrappolati in azioni e canoni da cui vorremmo scappare, la realtà botulinata é questo.

In pochi sanno che uno dei sintomi della sindrome ossessivo – compulsiva è il dimostrare apparenti sentimenti positivi reprimendo i negativi.  Dunque, siamo una massa di ossessivi compulsivi: la costante ostentazione della gioia di vivere, l’adrenalina, il bel corpo, le colazioni perfette, un equilibrio impeccabile volti esclusivamente alla continua ricerca di CONFERME E ATTENZIONE ALTRUI.

Ma è possibile che si ignorino cosi tanto, pubblicamente, difetti, particolarità, sfumature, fallimenti, fragilità?

Il trend di Everything’s ok, seppur auspicabile per tutti, non è sano e reale quasi per nessuno eppure sembra essere l’unica via percorribile per farsi rispettare, per essere parte del gruppo, per non sembrare inferiore o debole. La realtà botulinata vuole che siamo forti, sempre pronti a scattare e senza esitazioni.

Partiamo dall’ambiente di lavoro, dal primo step, il tanto temuto colloquio. 

Quando ci si prepara per andare a candidarsi per una posizione vacante si studiano i consigli dell’esperto: cosa dire, cosa non dire, parole assolutamente impronunciabili, parole magiche. Willingness to relocate, problem solving, hard worker, multitasking, HERO! É importante mostrarsi sicuri di se, ben vestiti, senza esitazioni, non emotivi ma assolutamente umili.

La tracotanza è mal vista, la sensibilità non ne parliamo. Bisogna ammettere di essere disposti a volare anche su Venere, non bisogna MAI affrontare il discorso paga perché si lavora per imparare e si vive di solo ossigeno e amore, bisogna conoscere a priori la storia dell’azienda ove si fa richiesta sebbene non si abbia alcuna esperienza nel settore e bisogna accettare qualsiasi contratto, semmai vi fosse. 

Proseguiamo nell’ambiente sociale, regno incontrastato della realtà botulinata

Tempo fa per esprimere un qualcosa, si scriveva. Bacheche Facebook intrise di frasi, di stati, di poesie e dediche. Dopo qualche anno lo status personale è divenuto “sfigato” in gergo giovanile. Scrivere non è più cool, scrivere è aprirsi, è analizzare, è svelarsi. Scrivere è EMOZIONE e, come già detto, la società plastificata non accetta più questo tipo di intralcio e rallentamento. 

Ora per esprimere qualcosa, ci sono le foto. Uno scatto ferma un momento ritenuto portatore di un enorme significato! Uno scatto è una versione sintetica a volte di tante parole, interpretabile molto più facilmente. La nudità del corpo è meno intima di quella dell’anima. 

Ma cosa fotografiamo?

Fotografiamo il caffè, le lenzuola stropicciate, la moka, fotografiamo la nostra faccia appena svegli, fotografiamo la nostra faccia in auto mentre va a lavoro, sotto il sole caldo, sciolta ma sorridente, fotografiamo un bel paesaggio, fotografiamo il caffè delle 18, la cena, il sushi, la carne, di nuovo noi, fotografiamo la vacanza, il fidanzato, noi a letto col fidanzato, fotografiamo i libri, noi al pc, noi al museo mentre non guardiamo i quadri, noi col pancione nel momento in cui non vomitiamo, noi in spiaggia,noi col cane.

Fotografiamo praticamente tutto.  Ma la maggior parte delle volte mentiamo alla realtà stessa con filtri, modifiche, stickers perché la realtà non ci basta! I colori sono spenti, le facce troppo tonde, le labbra troppo sottili, il cane non curato e il fidanzato pure.

Insoddisfatti, falsi, avidi, virtuali, insicuri, aridi di emozioni ma come sempre, dalla parte migliore della medaglia del progresso creativi, comunicativi, ironici, romantici, allenati, motivati, allegri, connessi.

La realtà botulinata ci ha appannato il giudizio, ma ci ha resi tutti perennemente online a postare foto di vite perfette che in realtà sono vote normali, fatte di momenti che ci perdiamo per catturare un attimo che diventa simbolo di perfezione fittizia.

Carlotta Gravina

MargheritaGiacovelli

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