Ristoratori in protesta: non tutti aderiranno alla rivolta

Ristoratori in protesta? Ormai da un anno il settore della ristorazione é praticamente bloccato: tra chiusure totali, aperture parziali, DPCM, regioni colorate, e misure di sicurezza, i proprietari di punti di ristoro sono ormai allo stremo.

Tra le ultime novità, chiusure anticipate e restrizioni ancora più severe. Alcuni ristoratori hanno per questo deciso di dar vita ad un protesta piuttosto discussa: aprire nonostante i divieti.

#Ioapro: l’hashtag simbolo della protesta dei ristoratori

Ristoratori in protesta
Ristoratori in protesta

Gli organizzatori della protesta hanno aperto un gruppo Facebook per raccogliere adesioni, e sono arrivati a 50mila membri.

Scopo della ribellione non è sfidare il governo, bensì riuscire a sopravvivere in un momento così buio. Dopo un anno di chiusura, in cui i pagamenti non sono stati sospesi e gli aiuti hanno faticato ad arrivare, i ristoratori non ne possono più. Vogliono lavorare, riprendere le loro attività per non perderle definitivamente.

Sia ben chiaro che le regole anti Covid non verranno violate: nessun ristoratore aprirà per consentire assembramenti, verranno garantite le distanze richieste e l’utilizzo delle mascherine.

Quello che chiedono è solo di lavorare, di poter andare avanti e mettere in tasca qualcosa per ripagare i debiti accumulati.

Protesta dei ristoratori: non tutti apriranno

Ristoratori in protesta
Ristoratori in protesta

Nonostante le grandi adesioni, e le proclamazione via social di molti esercenti che rimarranno aperti, non tutta la categoria aderirà alla protesta.

Fipe Confcommercio chiede ai ristoratori di rispettare la legge, soprattutto in vista delle salate multe che potrebbero fioccare: si parta da 400 euro a salire, tanto per i ristoratori che per i clienti.

La Fipe è vicina ai lavoratori del settore, ma chiede che si blocchi la protesta per non vanificare mesi di lavoro volti a mantenere e difendere la dignità del settore. Nonostante le restrizioni si è cercato di collaborare e non andare contro quanto stabilito, se a seguito di questa proteste i contagi dovessero aumentare sarebbe un grosso danno per tutti.

Alberghi, cinema e teatri: una chiusura senza prospettive

La situazione alberghiera é quella più strana di tutte: non sono mai stati chiusi alberghi e simili, ma di fatto non ci si può spostare causando comunque un calo del fatturato.

Cinema e teatri, invece, sono rimasti a saracinesche abbassate, per gran parte del tempo provocando lo sdegno di molti addetti ai lavori che si sono chiesti se non bastasse limitare le entrate magari ponendo un numero massimo di spettatori.

I ristoranti, in tutto questo, sono quelli che nonostante la chiusura hanno potuto continuare a generare guadagni con l’asporto. Ma è sufficiente per andare avanti? Si possono davvero condannare i ristoratori in protesta?

Parte della popolazione si è messa nei loro panni e appoggia le proteste, ma molti hanno paura dei contagi e chiedono che non si giochi con questa situazione. E purtroppo nessuno in questo assurdo momento storico ha torto.

Tania Carnasciali

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