“Io apro, il Covid non esiste”: lo chef Tano Simonato sfida il DPCM

Tano Simonato: lo chef negazionista che sfida il DPCM e il Covid-19. Io apro: due parole che oggi, 15 gennaio, hanno risuonato come un grido di battaglia da parte di molti ristoratori e non solo che, andando contro il DPCM e le restrizioni ad esso associate, in questo giorno hanno deciso di rialzare le serrande delle loro attività, restando aperti anche a cena, esasperati da una situazione economica divenuta ormai insostenibile, con i ristori promessi che sembrano non essere sufficienti e continue aperture e chiusure che causano solo incertezza e sconforto: al loro fianco anche alcuni chef di fama italiana ed internazionale, tra i quali spicca Tano Simonato, fervente negazionista.

Tano Simonato: chi è lo chef negazionista che sfida il DPCM

Tano Simonato
Tano Simonato

Tano (Gaetano) Simonato nasce nel 1955 a Milano. Orfano di padre, fin da piccolo aiuta la madre insieme ai fratelli a gestire il ristorante di famiglia, facendo scattare la scintilla per la cucina; la voglia d’innovazione, tuttavia, lo portano presto a distaccarsi dall’attività familiare e a dedicarsi, per ben 17 anni, all’attività di barman, pur mantenendo vivo il suo amore per la cucina in attesa della svolta. Una svolta che arriva nel 1991, quando fa di un ingrediente semplice come l’olio d’oliva, una filosofia di vita e di cucina, le cui parole chiave sono leggerezza, eleganza e digeribilità alle preparazioni.

Una filosofia che quattro anni dopo, nel 1995, lo porta ad aprire a Milano il suo ristorante Tano passami l’olio, che con i suoi piatti sani e leggeri d’impostazione mediterranea nel 2008 conquista la stella Michelin e nel 2016 il titolo di “miglior ristorante per l’uso di olio extra vergine d’oliva”.

Una passione e una dedizione, quelle verso la cucina, che sembrano “scontrarsi” con la sua ideologia fortemente negazionista.

Già dalle prime chiusure di bar e ristoranti nei primi mesi della pandemia, Tano Simonato ha adottato e mostrato atteggiamenti negazionisti, schierandosi in prima linea contro la chiusura dei ristoranti e dei bar alla sera, organizzando sit-in di protesta senza mascherina e senza distanziamento oltre a definire il Coronavirus “un’influenza curabilissima”

Tano Simonato e il suo negazionismo: i pareri dei “colleghi”

Non apro il 15 solo per un problema di reperimento di materie prime. La nostra è una protesta per disperazione: se non moriremo di Covid moriremo di fame. Ed è anche una battaglia di libertà (..) Pochi stellati fanno come me, ma saremo comunque in tanti” 

Parole e atteggiamenti, quelli dello chef stellato milanese, che hanno stupito e diviso non solo i suoi clienti, ma anche altri chef e rappresentanti della categoria, che al contrario hanno deciso di non aderire alla protesta: tra loro Pier Antonio Galli, gestore del ristorante Galleria nel Salotto, che da novembre è chiuso senza effettuare asporto né delivery.

Una posizione,come dichiarato dallo stesso Galli– “che non vuol essere una posizione critica nei confronti della categoria e dei miei colleghi, la situazione è veramente drammatica. Non condivido il metodo della protesta”

Una posizione condivisa anche da Andrea Masuelli, proprietario della storica trattoria Masuelli di viale Umbria

La contestazione dovrebbe essere organizzata meglio e non va bene la strumentalizzazione politica” incalza Maida Mercuri del “Pont de Ferr” sul Naviglio Grande.

 

 

martina lumetti

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