Certificato o passaporto vaccinale: il Covid-19 cambia il modo di viaggiare

Sulla scia di molti Paesi del mondo che, dati i rischi legati alla pandemia, vogliono limitare i contagi, alla luce anche delle nuove varianti del virus scoperte, l’Europa sta pensando d’introdurre un vero e proprio passaporto vaccinale: un certificato che consenta a chi ha fatto il vaccino di poter riprendere a viaggiare in completa sicurezza.

Passaporto vaccinale: un piccolo passo per un ritorno alla normalità?

passaporto vaccinale
passaporto vaccinale

Uno dei settori più colpiti (anzi colpiti ed affondati) dalla pandemia di Covid-19 che da un anno a questa parte tiene letteralmente sotto scacco il mondo intero, è senza dubbio quello del turismo e dei viaggi, con riprecussioni non solo a livello prettamente turistico ma anche commerciale.

Un settore che finora, tuttavia, non sembra essere stato ascoltato fino in fondo, ma che in molti paesi europei, Italia compresa, rappresenta una quota non indifferente del PIL.

passaporto vaccinale

Da qui la richiesta da parte di molte compagnie aeree d’introdurre un qualche certificato di avvenuta vaccinazione, che consenta di compiere viaggi, sia di piacere che soprattutto di lavoro, in piena sicurezza sia per il Paese di provenienza che per quello ospitante: un passaporto vaccinale, appunto, che il passeggero deve mostrare, oltre ai già noti documento d’identità, visto e biglietto, e che contenga o l’esito negativo del tampone molecolare o, ancora meglio, l’esito dell’avvenuta vaccinazione.

Una richiesta, che già alla fine dell’anno appena passato, ha condotto a diverse sperimentazioni tecnologiche, con ben quattro progetti di applicazioni che funzionerebbero come un vero e proprio “passaporto sanitario digitale“, che tuttavia presenterebbero non poche criticità, legate soprattutto all’esito della campagna vaccinale oltre ad un fatto di discriminazione tra Paesi.

Passaporto vaccinale in Europa: quali Paesi si sono già mossi?

passaporto vaccinale
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In Europa, ancora prima di oggi, diversi Paesi si sono cominciati a muovere in maniera separata nella speranza di una prossima imminente ripresa del turismo internazionale: a fare da apripista sarebbe stata la Grecia, con Atene che avrebbe già creato un proprio certificato standardizzato per dimostrare che un individuo è stato vaccinato, prima di inviare richiesta all’Unione Europea

Ad affiancarla anche Regno Unito, dove si stanno sperimentando delle app, progettate dalle aziende iProov e Mvine  in grado di rilasciare una sorta attestazione digitale dell’avvenuta vaccinazione, e la Danimarca, nella quale il passaporto verrebbe rilasciato direttamente sul sito web ufficiale del Ministero.

Un’idea, quella del passaporto vaccinale, discussa fortemente anche nel nostro Paese, che tuttavia, come annunciato dal commissario Arcuri negli ultimi mesi dell’anno passato, si mantiene ancora cauto per “questioni che hanno a che fare con le leggi o l’etica su cosa sia possibile poter fare o no se si è vaccinati o meno”. Favorevoli sarebbe i membri del partito 5 stelle, i quali vedono nel passaporto vaccinale “una Buona opzione per rilanciare il turismo” ,mentre Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, sottolinea come quella del certificato vaccinale sia “una questione che a breve dovremo discutere a livello di conferenza Stato-Regioni insieme agli esperti.

Passaporto vaccinale in Europa: la sicurezza a costo della libertà di viaggiare?

Ogni proposta all’inizio appare allettante e subito attuabile, è solo più in là, quando si ragiona a mente lucida, valutando pro e contro di ogni cosa, che emergono le criticità, quella parte dell’iceberg che sta sommersa ma che sorregge il tutto e che se instabile può anche farlo crollare. Questo vale anche per l’idea del passaporto vaccinale, che tira in ballo tutta una serie di questioni pratiche ed etiche.

La prima, come accennato prima, è prettamente pratica, e riguarda la capacità di rendere fattibile la digitalizzazione di un’attestazione vaccinale, che può subire rallentamenti. La seconda, di carattere etico, prende in causa tutti coloro che per una serie di motivazioni non possono effettuare vaccinazioni (ragioni di disfunzioni immunitarie o per gravi reazioni allergiche, e al momento pure bambini e ragazzi) e ai quali verrebbe chiaramente precluso il poter effettuare viaggi. La terza, ma forse la più importante, riguarda la sicurezza del vaccino, che mai come nelle infezioni passate, resta ancora un’incognita.

Quindi a questo punto conviene fidarci del passaporto vaccinale, o per viaggiare dovremo aspettare la tanto declamata “immunità di gregge”?

 

 

martina lumetti

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