La disoccupazione giovanile oggi: lettera aperta per speranze perdute

La disoccupazione giovanile oggi è un fenomeno che riguarda tutti. Non importa se tu, lettore, non rientri nella fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni, è a te che mi sto rivolgendo.
In Italia, a causa della pandemia scoppiata lo scorso gennaio, il dato inerente a questo fenomeno è drammatico: siamo il terzo peggior paese in Europa, con un tasso del 33%. Significa che su 2.000.000 di ragazzi, miei coetanei, tuoi fratelli o tuoi figli, uno su tre rimane a casa, sul divano, a vedere la propria vita scorrere come una puntata di una sit-com.

I giovani italiani: le speranze che vengono negate dalla pandemia

Interazioni sociali ridotte ad uno zero quasi piatto, impossibilità di fare nuove esperienze formative all’estero e carenza di corsi di formazione sono, attualmente, i punti più sanguinanti di questa emergenza.

Non incontrare i propri coetanei non favorisce il libero scambio di idee. Sempre meno giovani si rivelano intraprendenti e questo non permette la nascita di piccole o medie imprese. Se ci aggiungiamo, inoltre, che alcuni settori particolarmente gettonati dagli under 35, come la ristorazione e il turismo, sono in crisi nera, ecco che la frittata è pronta e servita.

Coloro che in passato non sono riusciti ad emergere da questo contesto degradato, si sono spesso rifugiati all’estero. Lì la disoccupazione giovanile è molto meno consistente, e i piccoli-medi imprenditori sono disposti a puntare su giovani ragazzi assetati di lavoro. Purtroppo, però, la pandemia ha chiuso molte porte, specie quelle degli aeroporti. Tra varianti esotiche e periodi di quarantena forzata, pensare di traslocare all’estero è particolarmente impossibile. La disoccupazione giovanile oggi è un problema anche lì.

L’unica via rimasta, dunque, è quella di cercare di migliorarsi: attraverso dei corsi di formazione specialistici si può abbattere la disoccupazione giovanile. Peccato, però, che anche questa possibilità sia stata negata dalla pandemia. Nemmeno le scuole dell’obbligo, al momento, sono garantite, e la totalità delle università lavora attraverso la didattica a distanza.

Disoccupazione giovanile oggi: un problema impossibile da risolvere

I ragazzi di oggi, dunque, si ritrovano a dover convivere con un gigantesco fardello sulla schiena. Nessuna mossa viene loro concessa: non un’esperienza diversa, non una possibilità di emergere. Se in Italia, già da anni molte porte erano prevaricate da raccomandazioni e passaparola, oggi poter emergere è praticamente un miracolo. La pandemia ha cancellato qualsiasi chance, rendendo la disoccupazione giovanile oggi un fenomeno impossibile da contrastare e l’ultimo dei problemi nell’agenda del governo.

I nostri politici, in questo caso, non sono assolutamente esenti da colpe, ma a questo esecutivo va concessa un’attenuante. Nessuno, mai, fino a ora, si era ritrovato a dover combattere contro un simile fenomeno pandemico mondiale. Il coronavirus, però, non può più essere la scusa, il dito dietro cui nascondersi. La disoccupazione giovanile, in Italia, ha raggiunto ormai il 33%. Noi siamo stanchi di aspettare il nostro turno.

Quali possono essere, dunque, le proposte per combattere la disoccupazione giovanile oggi. Cosa si potrebbe fare per migliorare una condizione ormai esasperata?

Un futuro gettato alle ortiche: le mosse del passato da non ripetere

Certamente, garanzia giovani e apprendistato non sono le possibili soluzioni. Spesso queste attività vengono sfruttate dagli imprenditori che cercano molta manovalanza a bassissimo costo. L’apprendistato, poi, è stata la mazzata finale sulle nostre aspettative verso il futuro. Tra le varie mansioni si leggono le categorie più assurde: apprendista cameriere, apprendista spazzino, apprendista muratore.

Tutte professioni che richiedono un grande impegno fisico e uno sforzo costante e che, grazie a questo escamotage, a fine mese vengono compensati con quasi la metà dello stipendio di un operaio ordinario. In tutto questo, non vi è un briciolo di giustizia.

La grande Italia, quella degli anni ’60, quella dei Partigiani, quella degli anni d’oro, ha sempre fatto dei giovani una propria risorsa, preziosissima e fondamentale. I nostri nonni sono stati una delle generazioni più invidiate dal mondo intero e tu, nato negli anni ’70, sei consapevole di aver vissuto il Bel Paese al massimo delle tue aspettative. Il mondo era nelle tue mani: stava a te scegliere cosa farne.

disoccupazione giovanile oggi
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Oggi, invece, ci riduciamo spesso a fare lavori che detestiamo pur di portare a casa la pagnotta. Rimaniamo a vivere con i nostri genitori ben oltre i 30 anni perché 500 euro al mese non ci bastano nemmeno per l’affitto di una stanza e, di traverso, veniamo pure etichettati come bamboccioni dalle élite. La disoccupazione giovanile oggi ha distrutto la nostra generazione, quella dei nati a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Evitare che ciò accada anche con i più piccoli è una nostra responsabilità.

Disoccupazione giovanile oggi: non è tempo per noi?

Il problema fondamentale è che, a livello governativo, nessuno ci rappresenta. Nessun partito ha avuto il coraggio di mettere in campo delle azioni efficaci per la nostra categoria. Nessuno ha avuto il coraggio di smettere di gridare “prima i Reggiani, prima i Toscani, prima i Friulani” per sostituirli con “prima i giovani”. I ragazzi, sono il futuro. Noi trentenni che camminiamo a malapena con le nostre gambe. I nostri fratelli minori, che vanno ancora a scuola. I nostri figli, per cui indossare la mascherina è la normalità. Queste sono le vere risorse dell’Italia.
E noi, tutti noi, stiamo contribuendo a buttarle nel cesso.

Alex Rossi

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