Giuseppe Conte in Senato per la fiducia: in gioco il futuro dell’Italia

In questo momento, in aula a Palazzo Madama, con Giuseppe Conte in Senato per la fiducia si sta decidendo il futuro dell’Italia. Due schieramenti contrapposti, europeisti e sovranisti, e un imputato, il Premier, da confermare o sfiduciare.

Giuseppe Conte in Senato: l’inizio del dibattito

Giuseppe Conte in Senato
Giuseppe Conte in Senato

Premier che questa mattina alle 9 si è lanciato con forza e vigore nella sua arringa finale.
Il Professore si è lanciato ricordando i presupposti con cui il suo Governo bis è venuto alla luce:

“Ero consapevole che un’alleanza, tra formazioni politiche provenienti da storie tradizioni e culture differenti, non poteva nascere solo sulla base di due discriminanti fondamentali.

La prima, un convinto ancoraggio ai valori costituzionali. La seconda, una solida vocazione europeista del nostro paese. In questo modo sarebbe stato possibile realizzare appieno l’interesse nazionale, in mondo da rendere l’Italia nuovamente protagonista.

La volontà era quella di creare un disegno riformatore ampio e coraggioso, orientato all’edificazione di una società più equa e inclusiva”.

Giuseppe Conte in Senato
Giuseppe Conte in Senato

Poche parole, ma che raccontato tanto. In questa introduzione non c’è solo un punto di origine, ma anche uno di arrivo, un futuro. Le parole che Giuseppe Conte ha scelto per il suo discorso sono un richiamo al passato e al futuro. Le basi su cui è nato il Governo attualmente in carica e quello che dovrebbero essere i valori e gli ideali del suo nuovo partito politico.

L’obiettivo dichiarato è quella della modernizzazione di un paese che, da troppi anni, non è protagonista in Europa.

“A distanza di un anno da quei 29 punti, riesco ancora a leggere il progetto condiviso e delineato che, nonostante le circostanze complesse, aveva una forte spinta ideale. Un chiaro investimento di fiducia, che a inizio 2020 ha dovuto misurarsi con l’uragano della pandemia. Questo ha sconvolto e sta sconvolgendo in profondità la nostra società e le nostre abitudini. Ci ha costretto a ridefinire le priorità e ripensare il nostro modello di sviluppo. Ci stiamo misurando con l’esigenza di definire le linee ricostruttive di una società segnata e che sembra precipitare nuovamente nel passato a causa di paure primordiali. Il terrore di perdere beni essenziali, come la vita, la salute e di tornare a sentirci più fragili. La politica si è misurata quotidianamente con questo scenario, come forse non aveva mai fatto prima. Con la scienza, con la tecnica ad offrire risposte efficaci e rapide nelle difficoltà. Di fronte a un’emergenza sanitaria senza antecedenti e una severa recessione economica tutto è stato messo in discussione, anche le nostre consolidate cognizioni giuridiche”.

Ripercorrere i passi del Conte-bis significa, certamente, passare anche dalla pandemia. Il covid-19 ha stravolto globalmente la nostra vita e la politica, a detta del Premier, è stata chiamata a dare risposte immediate e non semplici. Ripercorrere quei momenti è drammatico, basti pensare ai carri militari a Bergamo, alle terapie intensive stracolme, ai conoscenti che si ammalavano, senza nessuna cura certa. La politica è stata certamente chiamata ad affrontare una grande sfida, e Giuseppe Conte la ricorda al Senato.

“Siamo stati i primi in occidente, tra mille dubbi e perplessità, ad attuare misure restrittive. Poco dopo, ci hanno seguiti anche tutti gli altri paesi. Abbiamo dovuto introdurle, operando delicatissimi e faticosissimi bilanciamenti di principi e diritti costituzionali.  Nonostante questo, la maggioranza è riuscita a dimostrare grande responsabilità, raggiungendo con una certa fatica convergenza di vedute. […] L’esperienza della pandemia ha rafforzato nelle forze politiche che hanno sostenuto il Governo la consapevolezza del valore del dialogo e del confronto.”

Nonostante, quindi, il dramma vissuto, a detta del Premier la maggioranza ne è uscita politicamente rafforzata,  consapevole di quelli che sono divenuti i punti in comune tra le forze che costituivano l’organico governativo. Come spiegare, dunque, la crisi di governo che si è scatenata in questi giorni?

“Questa crisi avviene una fase cruciale del nostro paese, a pandemia ancora in corso con tante famiglie che stanno ancora soffrendo la perdita dei propri cari. Ho confessato ieri sera di avvertire un certo disagio oggi, perché sono qui, ma non per illustrare e discutere misure di sostegno per i cittadini e l’impresa. Per parlare di Recovery Plan. Sono qui per provare a spiegare una crisi di cui non è alcun fondamento”.

Questo è il primo vero attacco a Italia Viva da parte di Conte, una bordata che è difficilmente replicabile: la crisi di Governo non ha alcun fondamento a detta del Premier.

La scelta di Matteo Renzi di aprire la crisi dell’esecutivo, a quanto pare, ha lasciato sgomenti tutti, compresi i cittadini stessi. Conte ribadisce con forza che gli unici a rimetterci in questa crisi sono gli italiani stessi.

“L’ho detto anche ieri: con questa crisi, noi tutti, della classe politica, rischiamo di perdere il contatto con la realtà. C’era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? Ritengo di no. Infatti, i ministri, gli alleati di governo, quelli che hanno potuto seguire da vicino le vicende, sono testimoni del fatto che abbiamo compiuto ogni sforzo con la massima disponibilità per evitare che questa crisi potesse esplodere”.

Secondo attacco del Premier al leader di Italia Viva. Anche in questo caso, il leader del Governo non lascia spazio a contestazioni e dichiara di aver fatto tutto il possibile per evitare la Crisi di Governo.

Finalmente, il Premier colma il silenzio di cui si erano riempiti i primi momenti successivi alle dimissioni delle ministre.

Un attacco pesante e feroce, che mette in mostra la rabbia covata negli ultimi giorni.

“Sono state rivolte accuse a tutto il governo, in particolare anche al mio ruolo. Una volta per immobilismo, una volta per accentrare eccessivamente i poteri.

Vi assicuro: è molto complicato governare in queste condizioni, con chi continuamente dissemina un suo percorso comune e mira a logorare un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza”.

Un altro affondo, prima dell’arringa finale. Ancora una volta, Giuseppe Conte in Senato non si risparmia nell’attacco a Matteo Renzi.

L’accusa, diretta, è quella di aver sabotato in maniera evidente lui e il suo esecutivo, attraverso dichiarazioni e manovre politiche volte a minare la stabilità del governo. La crisi, dunque, appare come il risultato di questo comportamento reiterato nelle settimane antecedenti.

“Questa è una crisi che ha aperto una ferita profonda all’interno della compagine di governo, tra le forze di maggioranza. H provocato anche sgomento nel paese. È una crisi che rischia anche di produrre danni alla nostra immagine, attirando l’attenzione dei media internazionali, delle cancellerie straniere. Arrivati quindi a questo punto, non si può cancellare quel che è accaduto. Pensare di poter recuperare quel clima di fiducia quel senso di affidamento, che sono fondamentali imprescindibili per poter lavorare tutti insieme”.

La chiusura del discorso di Giuseppe Conte al Senato è una porta in faccia a nuove possibili aperture verso Matteo Renzi.

Il Premier, quindi, si dimostra fermo nella volontà di creare una nuova maggioranza, senza la presenza dell’ex leader del PD e dei membri del suo partito. Si eclissa, con queste parole, la possibilità di un rimpasto, di un Conte-bis.

L’unica strada percorribile, arrivati a questo punto, diventa un Conte-ter: un nuovo governo formato dalla fiducia dei costruttori. Senza alcuna traccia di Italia Viva. La sola alternativa è quella del voto.

“Il nostro paese merita un Governo coeso, dedito a tempo pieno a lavorare esclusivamente per il benessere dei cittadini, così da favorire una pronta ripartenza della nostra vita sociale.  I compiti che ci attendono sono molteplici e tutti urgenti e bisogna continuare a lavorare tutti insieme per mettere in sicurezza il Paese e portarlo fuori da questa pandemia”.

Per quanto riguarda i vaccini, questi stanno procedendo in maniera spedita, però bisogna continuare a lavorare duramente, in attesa delle sperimentazioni di terapie degli anticorpi monoclonali. In questi mesi, dovrà esserci un rafforzamento della politica di testing.

Tra i punti, la necessità è nel completare il Recovery Plan con urgenza. Conte afferma di aver già inviato il nuovo documento aggiornato, in virtù del contributo di tutte le forze di maggioranza, che ringrazia.

“Bisogna intervenire per prevenire e razionalizzare il quadro esistente, essenziale anche per ricostruire appieno la fiducia tra cittadini, imprese e istituzioni, nonchè per orientale il nostro sistema fiscale alla competitività e alla crescita sostenibile. Dobbiamo proseguire nel percorso della digitalizzazione del Paese. Basti pensare allo SPID che, nel settembre 2019 era conosciuto ed attivato da soli 4 milioni di cittadini, adesso siamo a 16 milioni e 100. “

Conte ha dunque fatto il proprio discorso al Senato. Si è appellato ai costruttori, ha attaccato con ferocia l’operato di Italia Viva e ha difeso a spada tratta il proprio lavoro e quello del Governo. In circa un’ora di intervento, il Premier Giuseppe Conte al Senato sarà riuscito a smuovere le coscienze di quei senatori che dovranno sostenere il suo esecutivo?

All’ultimo sondaggio, la maggioranza era ferma a 155 voti, ne mancano altri 6 per ottenere la fiducia.

[articolo a cura di: Alex Rossi, Margherita Giacovelli, Martina Lumetti]

Alex Rossi

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