Sempre più stretti i rapporti tra Cina e Ungheria: trema l’UE

L’Unione Europea si sveglia, questa mattina, con un nuovo fantasma proveniente da Oriente. Sono sempre più stretti, infatti, i rapporti tra Cina e Ungheria, visto il recente annuncio dell’apertura di una sede della Fudan (la più prestigiosa università cinese) a Budapest. Non una buona notizia per l’Unione Europea, che potrebbe avere nello stato balcanico un nuovo potenziale problema in procinto di esplodere. Colpa, naturalmente, della struttura politica della comunità, ferma da decenni su impostazioni nate vecchie.

Il caso Cipro, infatti, è solo l’ultimo, in ordine di tempo, esempio di come l’intera collettività possa essere messa sotto scacco da un singolo paese. Infatti, secondo le leggi europee adottate dapprima nel 1936 e poi rettificate dal trattato di Roma (1957), è necessario che tutti i paesi membri dell’Unione siano concordi per mettere in atto determinate proposte. In particolare, sotto la lette d’ingrandimento finiscono i temi legati alla sanità, alla fiscalità e alle politiche estere.

L’Europa è vittima di leggi vecchie più di mezzo secolo: perché la Comunità è in pericolo?

Una legge vecchia, arcaica quasi, è il tallone d’Achille di una Comunità che stenta sempre più a spiccare il volo. Infatti, nel 1957, gli stati membri dell’Unione erano appena sei, i cosiddetti Inner Six. Tra questi, figuravano Italia, Francia, Germania-Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Decisamente più semplice mettere d’accordo appena sei teste con interessi economici, commerciali e geografici comuni. Oggi l’Europa conta la bellezza di ben 27 stati. Di cui uno sta per diventare una succursale della Repubblica Popolare Cinese.

In questo caso, le ripercussioni potrebbero essere innumerevoli. Lo scacchiere internazionale vede, al momento, l’Unione Europea come una potenza enorme dalle fondamenta sociali e popolari deboli. Infatti, ben pochi cittadini della comunità si sentono europei, e in alcuni Stati, Italia in primis, l’Europa viene percepita come un’oligarchia che estende le proprie braccia sulle tasche della popolazione inerme.

Questo favorisce, naturalmente, l’influenza egemonica di altre superpotenze, Stati Uniti in testa. Da un decennio a questa parte, invece, è la Cina a spingere. Forte della volontà di togliere agli States uno dei mercati più importanti al mondo, la Repubblica popolare ha sondato già da diversi anni la possibilità di affondare le proprie radici nella comunità e ha trovato nell’Ungheria un terreno fertile.

Apre in Ungheria la prima sede europea della Fudan: perché è una cattiva notizia?

Gli ultimi fatti a riguardo parlano chiaro. Orbàn sta mettendo in atto politiche di respiro decisamente più filo Orientale, rendendo sempre più stretti i rapporti tra Cina e Ungheria. L’ultimo indizio, in ordine di tempo, è l’apertura di una sede della Fudan, la più importante e prestigiosa università cinese, classificata 34° nel ranking internazionale dei migliori istituti al mondo. L’apertura è stata fissata per il 2024 e consentirà ad un alto numero di studenti di fregiarsi di una delle migliori formazioni al mondo.

Questo avviene dopo che lo stesso Orbàn, con una legge ad hoc, aveva costretto la Central European University di Budapest alla chiusura. Il motivo? La legge promulgata dal Primo Ministro ungherese impedisce l’apertura di un’università sul suolo ungherese che non abbia almeno una sede nel proprio paese di provenienza. Un escamotage sfruttato proprio contro la CEU, dato che la sua sede legale è situata negli States.

Le prove che fanno perdere il sonno all’Europa: la Cina preoccupa la comunità

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Questa è soltanto l’ultima di una serie di decisioni promulgate da Viktor Orbàn che hanno favorito gli stretti rapporti tra Cina e Ungheria. Un altro esempio è la fornitura di vaccini dello stato balcanico. A differenza del resto dell’Unione, che si è affidata a Pfizer o Moderna, l’Ungheria ha acquistato in massa dosi massicce di Sinopharm (si parla di circa un milione di dosi). Questo avviene, ovviamente, senza l’autorizzazione dell’Ema e dopo che il governo balcanico si era già approvvigionato di Sputnik V, il vaccino messo a punto dalla Russia.

Due indizi non fanno una prova. Ecco, dunque, anche il terzo fatto da porre sotto la lente d’ingrandimento. L’Ungheria, già da tempo, è la detentrice del più grande sito di stoccaggio di Huaweii, il colosso cinese delle telecomunicazioni. Mentre, infatti, in tutta l’Unione si discute di come disfarsi dei siti presenti sui vari territori, vista la chiusura definitiva del marchio orientale con Android, l’Ungheria continua a far crescere il numero di prodotti presenti nel proprio territorio.

Gli stretti rapporti tra Cina e Ungheria potrebbero mettere in ginocchio l’UE

Ecco, allora, che la situazione diventa terribilmente preoccupante. Un solo voto contrario può bloccare l’intero meccanismo europeo su alcuni dei temi più importanti dell’Unione. L’Ungheria subisce il fascino e le influenze cinesi. Anche la Polonia si sta avvicinando ad un’altra superpotenza che, sulla carta, è avversa all’esistenza dell’Unione: la Russia.
Il destino dell’Europa, dunque, si gioca sulla capacità di attirare nuovamente a sé questi governi o sulla tragica scelta di estrometterli definitivamente dal contesto comunitario. La complicata partita sullo scacchiere socio-economico comunitario è appena agli inizi.

Alex Rossi

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