TikTok: Sfide pericolose “Vigilare sui minori, no allo smartphone in classe”

Sfide pericolose sui social, educhiamo i bambini

Dopo l’ultima vittima della Tiktok Challenge, la titolare del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, suggerisce una maggiore sorveglianza da parte dei genitori e una vera educazione digitale per evitare che i giovani incorrano in sfide pericolose o fatali.

“Non possiamo impedire ai minori di utilizzare internet e i social, ma servono una maggiore sorveglianza da parte dei genitori e una vera educazione digitale”.

A dirlo la titolare del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, dopo il caso della bambina di Palermo morta soffocata per una sfida di resistenza su TikTok. Tale sfida, conosciuta come Blackout Challenge o Hanging Challenge aveva come obbiettivo quello di provocarsi un blackout momentaneo togliendosi aria con una sciarpa o una corda legata al collo.

Una sfida rivelatasi fatale per la bambina di 10 anni, morta a Palermo.

“C’è bisogno di più sicurezza in casa come a scuola, genitori e insegnanti devono dare l’esempio”

aggiunge la Garlatti “Niente smartphone in classe”.

Sfide pericolose
Sfide pericolose

“L’utilizzo della Rete da parte dei minori, deve avvenire con una elevata soglia di attenzione. Impedire ai minori di utilizzare la Rete non si può fare né pensare: sono ragazzi che sono cresciuti in un mondo del quale internet fa parte, dall’apprendimento allo svago, dal gioco alla comunicazione con gli altri.

Però può diventare un luogo pericoloso, come molteplici esempi recenti dimostrano, quando c’è un eccessivo attaccamento alla Rete, cioè una confusione tra vita reale e virtuale. Alcuni ragazzi passano online troppo tempo, un numero di ore eccessivo”.

Secondo il Garante,

“Molte volte sono i genitori stessi che sovraespongono i figli con fotografie, post sui social, o loro stessi stanno tutto il giorno in Rete: poi non si può pretendere che i ragazzini non seguano questi esempi. Ma molte volte non c’è la capacità: i social, gli strumenti virtuali, si riproducono con tale frequenza tecnologica che i genitori spesso non sono in grado di starci dietro”.

È importante però, far capire i rischi delle sfide pericolose lanciate da certi social e che la vita reale non va sovrapposta o confusa con quella digitale.

Scuola e genitori, soprattutto loro, devono iniziare a dare l’esempio, evitando d’indurre i ragazzi a pensare che per esistere e dare un significato alla loro vita, devono necessariamente sovraesporsi, mandare le loro fotografie ovunque, perché non si vive soltanto in base all’apparire. “È un messaggio molto sbagliato”.

Non è la prima delle sfide pericolose a cui sono esposti adolescenti e bambini su internet: un esempio è la “Skullbreaker challenge” dove lo scopo sarebbe, provocare una violenta caduta di schiena dell’amico o del compagno di scuola con uno sgambetto.

Sfide pericolose
Sfide pericolose

“Stiamo assistendo a una generale precocizzazione dei comportamenti, oggi i bambini sono iperstimolati. I pericoli che erano sulla strada si sono trasferiti sulla rete. Il computer o il telefonino non vengono considerati come realtà virtuale, ma come vera e propria vita reale. Così sul web gli adolescenti portano oggi tutte le manifestazioni di sé, comprese le espressioni di disagio. C’è la ricerca di visibilità e popolarità attraverso la pratica e diffusione di sfide pericolose”.

Dello stesso parere della Garlatti, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, che ritiene fondamentale da parte dei genitori educare i giovani ai pericoli e al buon uso del web, per non incorrere a cause spiacevoli e irreversibili.

Elena Ciccarone

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