Tagli e ritardi vaccini: che succederà in Italia?

Dopo i tagli e i ritardi annunciati da Pfizer e AstraZeneca la situazione per l’Italia (e non solo) si fa più difficile. Le conseguenze in termini di somministrazione dei vaccini saranno inevitabili.

Già ieri, in conferenza stampa, si era espresso in merito ai tagli di AstraZeneca il prof. Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità. Aveva detto che effettivamente sarebbe stato necessario rivedere il piano di vaccinazione.

In un primo momento, infatti, era prevista per fine marzo la disponibilità di più di 28 milioni di dosi di vaccini. Ma, stando così le cose, sarà assolutamente impossibile.

AstraZeneca ha parlato di una riduzione delle dosi a causa di un problema nell’ambito produttivo, con un taglio previsto del 60%. Così l’Italia, delle dosi di questo vaccino inizialmente previste (8 milioni), ne otterrà nei primi tre mesi del 2021 solo 3,4 milioni.

In ogni caso, le prime dosi del vaccino prodotto da AstraZeneca – con la collaborazione dell’Università di Oxford -dovrebbero arrivare in Italia il 15 febbraio. Posto che l’Ema dia il suo consenso alla commercializzazione in Europa.

I ritardi di Pfizer, invece, dovrebbero riguardare solo questa fase iniziale. Già verso la metà di febbraio la situazione dovrebbe tornare ai ritmi di velocità previsti inizialmente.

Laboratorio vaccini contro il Covid-19
Laboratorio vaccini contro il Covid-19

Quali le conseguenze sul piano vaccinale?

Alla fine di marzo, l’Italia si ritroverà ad avere poco più della metà dei vaccini previsti: meno di 15 milioni.

Questo però potrebbe non rappresentare un problema. La fase 1 del piano di vaccinazione, il cui termine è previsto per marzo, infatti riguarda l’immunizzazione delle categorie più a rischio. In queste sono inclusi: personale sanitario e sociosanitario, anziani e personale delle Rsa e pazienti fragili. Il totale di queste persone è di 7 milioni.

Per questo motivo, quindi, l’obiettivo potrebbe ancora essere raggiunto. Qualcuno però già parla di possibili ritardi riguardo la conclusione di questa prima fase di somministrazione dei vaccini. Il governatore della Liguria Toti ha previsto uno slittamento di due settimane riguardo il termine della fase 1 (e conseguente rallentamento delle altre fasi).

E’ difficile dunque prevedere con certezza quando sarà il turno della seconda fascia di popolazione: italiani tra i 60 e i 79 anni e cittadini con almeno una comorbilità cronica. Secondo la previsione iniziale questa fase si dovrebbe tenere nei mesi che vanno da aprile a giugno 2021.

Dalle tempistiche di queste prime fasi dipenderanno dunque eventuali slittamenti delle successive: fase 3 (luglio-settembre 2021), ultima fase (da ottobre 2021).

In conclusione: quali le tempistiche? quali gli eventi che potranno portare mutamenti?

Abbiamo parlato dei ritardi, ma c’è dell’altro. Bisognerà capire infatti se e in che modalità ci sarà l’approvazione del vaccino AstraZeneca da parte dell’Ema: se, come dice Locatelli, sarà “condizionata a determinati parametri di età piuttosto che di percentuale di copertura vaccinale”. In tal caso bisognerà quindi stabilire nuovi vincoli e nuove priorità.

Nel frattempo, però, l’epidemia in Italia non da forti segnali di arresto. I nuovi casi positivi ieri sono stati più di 13 mila; i morti più di 400. Per aggiornamenti vedi qui.

Dovremo ancora aspettare un po’ per avere notizie certe sulla pianificazione dei vaccini e la situazione sarà in continuo aggiornamento. Molte vicende italiane (ed europee) dipenderanno dall’evoluzione delle dinamiche di Pfizer e dall’approvazione e dalle conseguenti modalità e tempistica di distribuzione di AstraZeneca.

 

Giambattista Sozzi

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