Intellettuali assassinati in Afghanistan: tra le vittime numerose donne

Intellettuali assassinati in Afghanistan: presi di mire donne giudici, giornalisti e progressisti

Una nuova serie di omicidi ha colpito l’Afghanistan, atti di violenza che prendono di mira principalmente donne importanti, giornalisti e altri progressisti.

Questa ondata di assassinii mirati ha alimentato ansia e paura tra gli intellettuali afgani: ci si domanda cosa riservi il futuro per questo paese così segnato.

Sono già quaranta le persone assassinate quest’anno secondo Afghan Peace Watch, organizzazione no profit di ricerca, ed oltre centotrenta quelle uccise negli ultimi tre mesi del 2020.

Accordi per il cessate il fuoco

In Qatar sono attualmente in corso fragili e precari negoziati tra gli insorti talebani ed il governo afghano sostenuto dagli Stati Uniti, al fine di mettere un punto al conflitto decennale che affligge il Paese: queste violenze potrebbero rappresentare di conseguenza anche una sorta di sfida per la nuova amministrazione Biden, entrato in carica solo pochi mesi prima che le restanti truppe statunitensi siano costrette a lasciare il Paese (scadenza prevista a maggio dall’accordo stipulato per il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan).

Durante un’udienza di conferma avvenuta martedì di fronte alla Commissione per le Relazioni Estere del Senato, il candidato alla carica di segretario di Stato del presidente Joe Biden Antony Blinken ha asserito che il team di Biden intende onorare l’accordo stipulato dal suo predecessore e ricondurre le truppe statunitensi a casa, ma solo se le condizioni dell’Afghanistan lo consentono.

E, soprattutto, mantenendo in ogni caso la capacità di far fronte a qualsiasi inasprimento del terrorismo all’interno del Paese.

Intellettuali assassinati in Afghanistan
Intellettuali assassinati in Afghanistan – Talebani afghani (gettyimages)

Chi sono gli intellettuali assassinati in Afghanistan

Haji Mustafa Herawi, fratello di Zakia Herawi, una delle due giudici assassinate in una strada di Kabul questo mese, non ha dubbi sul coinvolgimento dei talebani: afferma ci siano loro dietro gli attacchi, così come continuano a ripetere anche i funzionari afghani.

Tuttavia i leader talebani negano ogni coinvolgimento che riguardi l’omicidio di civili, ed affermano di non esser i colpevoli per la morte dei giudici.

Era brillante, voleva essere utile al suo paese“, ha dichiarato Herawi tra le lacrime, riferendosi alla sorella. “Lo scopo dei talebani è rendere l’Afghanistan libero da persone istruite e illuminate, per riportare questo paese nel Medioevo“, aggiunge.

Intellettuali assassinati in Afghanistan
Intellettuali assassinati in Afghanistan – Zakia Herawi (ph.NBCNews)

Nelle ultime settimane, tra le vittime di questi attacchi mirati ci sono il vice governatore di Kabul, il capo di una stazione radio nella provincia di Ghor e un’attivista per i diritti delle donne nella provincia di Kapisa.

Questo tipo di campagna di omicidi è focalizzata sull’uccisione del cervello dell’Afghanistan“, ha affermato Habib Khan, il fondatore di Afghan Peace Watch.
Questo creerà un vuoto che richiederà decenni per riempirsi“.

Intellettuali assassinati in Afghanistan: chi sono i colpevoli?

Un portavoce del Ministero degli Interni afghano non ha potuto tuttavia fornire dati ufficiali sul numero di omicidi negli ultimi mesi né chi ci sia davvero dietro gli attacchi.
Si ritiene che gli insorti talebani siano i principali sospettati, ma si suppone che anche altri gruppi possano aver approfittato del caos che affligge Paese.
Patricia Gossman, direttrice associata per la divisione Asia di Human Rights Watch, afferma che si possa dichiarare con sicurezza che un gran numero di attacchi, anche se non tutti, sia riconducibile ai talebani: quest’ondata di omicidi in Afghanistan coincide infatti con un senso di “trionfalismo” tra i comandanti talebani, i quali considerano già la vittoria a portata di mano.
Affermano di non uccidere i civili, ma fondamentalmente si limitano a ridefinire il termine “civili” per i propri scopi“, ha asserito, sottolineando il fatto che quasi tutti gli intellettuali assassinati fossero individui che i comandanti talebani associano al Governo.
I talebani affermano da tempo che le persone che lavorano per il governo non sono più civili“.
Razwan Murad, portavoce del primo vicepresidente Amrullah Saleh, che ha recentemente assunto la carica di responsabile della sicurezza nella capitale, ha affermato che da quando gli Stati Uniti ed i talebani hanno firmato lo storico accordo lo scorso febbraio, gli insorti abbiano cambiato tattica, sostituendogli attacchi terroristici indiscriminati con più mirati assassinii.

Lo scopo delle esplosioni di IED, degli omicidi mirati e dell’esponenziale incremento delle violenze è quello di fare pressione sul governo afghano e ottenere un vantaggio nei colloqui di pace“, afferma Murad.

I talebani vogliono indebolire il governo, ma il nostro nemico non raggiungerà mai il suo obiettivo“.

Tuttavia, i talebano non sono gli unici accusati degli omicidi: lo scorso ottobre Human Rights Watch aveva accusato proprio Amrullah Saleh di aver messo a tacere tutti coloro che avevano denunciato vittime civili a seguito di un attacco aereo governativo nella provincia di Takhar.

Saleh ha però negato ogni coinvolgimento.

Questo mese, invece, NBC News ha intervistato un uomo che afferma di aver perso 18 parenti durante un attacco aereo nella provincia di Nimroz.

Il presidente Ashraf Ghani ha assicurato di aver incaricato i funzionari di condurre indagini approfondite.

Quest’ondata di omicidi in Afghanistan ha toccato un vero e proprio nervo scoperto di un Paese lacerato, terribilmente in bilico in questo momento di transizione.

Orzala Ashraf Nemat, attivista della società civile afghana, aveva dichiarato di confidare che le pressioni regionali e internazionali potessero convincere i talebani ad accettare una soluzione pacifica.

Ma la recente, insensata ondata di violenza preoccupa decisamente anche lei: “alcune delle persone prese di mira non sono note per avere idee controverse. Sono leader ordinari e semplici della società civile“, ha detto. “Questo è ciò che spaventa le persone – che alla fine tutti possono essere un bersaglio“.

Martina Bruno

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