Il divorzio Conte-Bonafede può salvare il Conte ter?

Divorzio Conte-Bonafede. La crisi di governo degli ultimi giorni ha fatto naufragare il Conte bis con le dimissioni del Presidente del Consiglio. Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede è al centro del dibattito politico per la formazione del nuovo esecutivo.

Divorzio Conte-Bonafede: le dimissioni di Conte.

Giuseppe Conte si è dimesso lo scorso 25 gennaio nonostante avesse incassato la fiducia in Camera e Senato. Perché questa scelta?

Divorzio Conte-Bonafede (Fonte: Maurizio Brambatti BT/ANSA)
Divorzio Conte-Bonafede (Fonte: Maurizio Brambatti BT/ANSA)

Uno dei motivi che ha portato il Presidente del Consiglio alle dimissioni è il nodo Bonafede. Infatti l’attuale ministro della giustizia proprio in questi giorni avrebbe dovuto presentare la Relazione sulla Giustizia.

Tale documento avrebbe scatenato il dibattito all’interno del governo che sta faticando a trovare una sua nuova dimensione dopo lo strappo di Italia Viva. In esso sono contenute le relazioni sull’anno passato e sulle riforme future del ministro Alfonso Bonafede.

Conte per evitare che la sua maggioranza si disgreghi a causa di Bonafede (appartenente ai 5 Stelle e mal visto all’interno del Centro Sinistra e tra i “transfughi” di Forza Italia) ha deciso di dimettersi.

Questa mossa, di fatto, ha annullato ogni possibile scontro che poteva nascere a seguito al dibattito sulla Relazione sulla Giustizia. Questo documento ora non ha più valore se non informativo. Così la magmatica maggioranza è, per il momento, salva e può continuare a ridefinire la sua composizione.

Divorzio Conte-Bonafede: il ministro della giustizia da fedelissimo del premier a pedina sacrificabile.

Il ministro Alfonso Bonafede, come detto prima, è un elemento di instabilità per l’esecutivo di Conte che si sta avviando ad un rimpasto, salvo sorprese che potrebbero portare ad altre ipotesi.

Se da una parte Conte e i 5 Stelle hanno spesso difeso a spada tratta il Guardasigilli, dall’altra il PD, LEU e altri possibili “costruttori” (termine indicante i nuovi elementi che dovrebbero completare l’esecutivo) non sono d’accordo con le sue posizioni garantiste.

Perciò Giuseppe Conte per evitare di innescare proteste e tensioni con i nuovi papabili della maggioranza è venuto loro incontro offrendo la possibilità di cambiare il Guardasigilli e le sue riforme.

Insomma, il presidente dimissionario ha deciso di sacrificare l’uomo che nel 2018 gli ha aperto la strada in politica nel nome di una nuova formula di governo che gli possa garantire una parvenza di stabilità.

Pierpaolo Pisciella

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