Giorno della Memoria: gli ultimi sopravvissuti

Giorno della Memoria: per non dimenticare

Preservare la memoria, avere come missione la costante testimonianza, mostrare ogni cicatrice, dai quei segni sul braccio agli squarci nell’anima.

Raccontare un folle disegno di sterminio e tornare a sentire quel dolore un altro milione di volte, pur di farsi memoria.

E’ questo lo scopo degli undici sopravvissuti alla Shoah: si, soltanto undici. E nessuno di loro ha mai smesso di parlare.

Di raccontare l’ignobile proposito di annientare chiunque fosse diverso, chiunque fosse contrario: ebrei, neri, omosessuali, disabili, rom, oppositori politici.

Quello dell’araldo della memoria – così lo definisce la senatrice Liliana Segre – è un lavoro straziante: si è costantemente costretti a ricordare, a non dimenticare mai.

Ma, aggiunge, l’indifferenza “è più colpevole della violenza stessa”.
Giorno della Memoria - ultimi sopravvissuti
Giorno della Memoria – Gli ultimi sopravvissuti della Shoah (ph. Focus Junior)

Segre: testimonianza e dovere

Un anno fa, proprio durante il Giorno della Memoria, Liliana Segre aveva dichiarato:

“Mi batto da tanti anni affinché nulla vada perduto di tutto il dolore di così tante vittime. Nulla vada dimenticato dei fatti orribili e indicibili che sono accaduti ad Auschwitz e negli altri campi. Per questo credo che sia molto importante lo studio della storia, che va d’accordo con la memoria, perché senza storia non c’è memoria.

E quindi, modestamente, faccio mie queste parole del Papa “se perdiamo la memoria annientiamo il futuro”. Le faccio mie perché le sento profondamente, dopo aver vissuto quel periodo che per me è indimenticabile e di cui, per forza di cose mi sono fatta testimone. Per tanti e tanti anni ho incontrato ragazze e ragazzi raccontando la mia storia, ma senza mai parlare di odio”.

Senatrice a vita della Repubblica Italiana, superstite dell’Olocausto, testimonianza vivente di uno dei periodi più terribili della storia contemporanea, Liliana Segre è sempre pronta per dare il proprio contributo, ma anche “a fare il suo dovere”, come sottolinea.

Lo scorso 18 gennaio, nonostante soggetto a rischio in tempi di pandemia data la sua età, si è infatti recata a Roma per il suo voto di fiducia al Governo: «i medici mi avevano caldamente consigliato di evitare. Contavo di riprendere le mie trasferte a Roma solo una volta vaccinata, ma di fronte a questa situazione ho sentito un richiamo fortissimo, un misto di senso del dovere e di indignazione civile» ha dichiarato.

Com’è ovvio, non sono mancate le sterili, infelici ed immature polemiche: «i senatori a vita non muoiono mai o muoiono troppo tardi», così ha esordito per l’occasione il leader della Lega Matteo Salvini.

«Cosa mi ha detto Salvini? Niente, che sui senatori a vita riportava delle parole di Grillo. Quindi ha insistito dicendo che i senatori a vita non muoiono mai. Io sono molto scaramantica, ho 90 anni. Quindi: grazie», questo il commento della Segre appena uscita da Palazzo Madama.

Ed ecco la maestosa, nobile Liliana Segre: una risposta al di sopra di qualsiasi futile polemica, una risposta che sovrasta ogni altro commento.

Giorno della Memoria - ultimi sopravvissuti
Giorno della Memoria – Gli ultimi sopravvissuti della Shoah (Liliana Segre, ph. Pinterest)

Giorno della Memoria: chi sono i sopravvissuti

Sono vivo affinché possa testimoniare, ecco perché sono uscito dal campo, c’era un disegno più grande per me, e andrò avanti a ricordare fin che vivrò“, ha dichiarato commosso in un’intervista Sami Modiano, uno degli ultimi sopravvissuti.

Oggi Sami ha 90 anni.

E’ bene, è giusto, ricordare uno per uno i nomi di chi resta. Di chi ancora crede in un disegno più grande. Di chi non si è arreso, di chi si fa testimonianza vivente della Memoria.

Ecco chi sono gli ultimi undici sopravvissuti:

Sami Modiano, 90 anni (da Rodi a Birkenau all’età di 13 anni. La sua storia è nel libro di Walter Veltroni, Tana libera tutti)

Edith Bruck, 88 anni (scrittrice, regista, deportata  a 13 anni prima ad Auschwitz e poi in altri campi di sterminio: Dachau, Christianstadt, infine Bergen Belsen)

Liliana Segre, 90 anni (senatrice a vita, numero di matricola 75190, dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, fu tra i 25 sopravvissuti di allora)

Virginia Gattegno, 97 anni (matricola A 24324, ultima testimone veneziana)

Le sorelle di Fiume Andra e Tatiana Bucci, rispettivamente 81 e 83 anni, testimone dell’orrore più assurdo, quello degli esperimenti di Mengele

Arianna Szörényi, anche lei di Fiume (numero di matricola 89219, portata ad Auschwitz e poi a Bergen Belsen dalla Risiera di San Sabba ad appena 11 come racconterà nel libro Una bambina ad Auschwitz, Mursia)

Diamantina Vivante Salonicchio, 82 anni (nata a Trieste nel 1928, sopravvissuta a Ravensbrück)

Rosa Hanan, 100 anni (nata a Rodi nel 1920, sopravvissuta ad Auschwitz)

Donato Di Veroli, 86 anni (matricola ad Auschwitz con il tatuaggio numero A-5372, è l’ultimo in vita degli ebrei romani deportati, dopo la morte di Pietro Terracina)

Goti Bauer, 86 anni (nome di nascita Agata Herskovitz , nata in Cecoslovacchia, detenuta a Fossoli, poi deportata ad Auschwitz-Birkenau. Matricola A-5372, è da oltre 20 anni infaticabile testimone della Shoah con gli studenti di Milano dove risiede).

Chi ci ha lasciato da poco

Sono invece scomparsi recentemente Nedo Fiano (il 19 dicembre 2020, deportato a 14 anni ad Auschwitz, è stato consulente di Roberto Benigni per La vita è bella, il figlio Emanuele ha scritto Il profumo di mio padre, uscito in questi giorni per Piemme), Joseph Varon (morto il 3 marzo 2020), Franco Schoneit (il ‘ragazzo’ di Buchenvwald, morto nel 2020) Piero Terracina (scomparso l’8 dicembre 2019), Alberto Sed (morto il 3 novembre 2019).

Giorno della Memoria: speranza e paura dell’oblio

Giorno della Memoria - ultimi sopravvissuti
Giorno della Memoria – Gli ultimi sopravvissuti della Shoah

Il tempo scorre inesorabile, e prima o poi anche gli ultimi testimoni diretti, i sopravvissuti degli orrori della Shoah, saranno morti.

Dopo di loro resteranno i libri, le interviste, i diari, i film, i documentari e le fondazioni alla memoria.

Una memoria indiretta, dunque, affidata a voci scomparse: ed è per questo che oggi, chi resta, ha trovato nuovo slancio nella testimonianza. Testimonianza che si fa sempre più forte, instancabile e costante, proprio per far sì che le nuove generazioni non cadano nell’indifferenza.

Per far sì che quel perenne sacrificio protratto nel tempo, non sia stato vano.

Ed oggi, a vent’anni dall’istituzione del Giorno della Memoria nel giorno 27 gennaio, a testimonianza costante della liberazione dal campo di sterminio di Auschwitz 76 anni fa, diciamo loro grazie.

Grazie, per la testimonianza. Grazie, per esservi fatti araldi della Memoria. Perché ancora cercate risposte persino alla “vergogna di esser stati salvati”. Ma soprattutto, vi chiediamo perdono.

«se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre». Primo Levi.

 

 

 

Martina Bruno

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