La Scozia reclama l’indipendenza – Atto 3 di una storia infinita

La Scozia reclama l’indipendenza. Dopo la recente crisi economica scatenata dalla pandemia globale, l’antica monarchia torna a reclamare la propria autonomia dalla Gran Bretagna. Lo fa in uno dei momenti più delicati della storia del Regno Unito, dopo un referendum (quello del 2014) che già si era espresso contro questa possibilità e dopo un alterco con Teresa May nel 2017.

Andiamo, però, con ordine.

Perché la Scozia reclama l’indipendenza?

La prima considerazione che va fatta è che il paese è stato sacrificato sull’altare della patria dall’UK nella gestione della Brexit. Infatti, da quando il Regno Unito è caduto nella spirale della pandemia, il Premier Boris Johnson è inciampato in una serie di gaffes che hanno fatto infuriare gli scozzesi. Ultima,  ma non per importanza, la sua uscita sul fatto che nessuno scozzese si sarebbe mai dovuto sedere al suo posto.
L’uscita non è stata per nulla gradita a Edimburgo, dove la Premier Nicola Ferguson Sturgeon ha alimentato la voglia di indipendenza del proprio popolo.

L’atto I dell’indipendenza scozzese: l’occasione mancata del 2014

In fondo, il referendum del 2014 era stato parecchio incerto. Allora la Gran Bretagna faceva ancora parte dell’Unione, nessuno parlava ancora di Brexit e appena il 55% dei votanti si era espresso a favore del mantenimento dello status quo. Una percentuale che a oggi, secondo i sondaggi, è crollata tra il 42% e il 39%. In caso di nuova votazione, dunque, è difficile che venga ripetuto lo stesso risultato del 2014.

In secondo luogo, la Scozia ha sempre espresso parole al miele per l’Unione Europea. Nel 2016, quando la Gran Bretagna ha votato la Brexit, in Scozia la maggioranza dei voti era a favore della permanenza all’interno dell’UE. Commovente il messaggio del Parlamento: “Non spegnete la luce, aspettateci!” Chiaro segno che, da quel momento, i due parlamenti sono entrati pienamente in conflitto.

Atto II: Teresa May nega la possibilità di un nuovo referendum. La democrazia è morta?

Già nel 2017, infatti, era stata avanzata al regno di Sua Maestà la richiesta di indire un nuovo referendum per l’indipendenza degli Scozzesi. Il referendum, secondo le leggi britanniche, deve passare dall’approvazione del Primo Ministro inglese, che all’epoca era Teresa May. La conservatrice britannica non concesse allo stato nordico la possibilità di esprimersi nuovamente, giudicando “affrettato” il passo della Scozia.

Sono passati ormai tre anni da quell’episodio e la Scozia si prepara al terzo atto della battaglia per la propria indipendenza. Questa volta, i numeri fanno presagire ad una decisa svolta a favore del fronte europeista, ma l’ostacolo da scavalcare, in questa circostanza, è Boris Johnson. Il Premier bretone, infatti, sembra intenzionato a rimandare al mittente la richiesta di referendum, sulla stessa falsa riga del proprio predecessore.

Sturgeon apre l’atto III: la Scozia reclama l’indipendenza per non cadere nello stesso baratro dell’UK

Nicola Sturgeon, questa volta, non sembra assolutamente decisa a mollare la presa, e sta già preparando un eventuale referendum senza l’approvazione del Premier britannico. Questo sarebbe uno strappo senza precedenti, un atto anti-costituzionale capace di creare le stesse tensioni della secessione catalana. In un momento del genere, purtroppo, questo è un lusso che la Gran Bretagna non può permettersi.

Scozia reclama l'indipendenza
Scozia reclama l’indipendenza

Il paese, infatti, vive al centro di una recessione economica senza precedenti. Colpa, di fatto, del letale mix hard Brexit – Pandemia, che sta flagellando le casse e la stabilità politica del Parlamento inglese. La Gran Bretagna, infatti, conta ad oggi uno dei maggiori rapporti tra popolazioni e morti per covid-19, senza considerare una prima fase della pandemia in cui la gestione è stata fin troppo blanda.

La variante inglese, poi, ha aggiunto nuova benzina al fuoco, contribuendo di fatto a chiudere le frontiere con gli altri paesi europei. La Scozia reclama l’indipendenza nel momento peggiore della monarchia: scelta strategica o vero e proprio ammutinamento?
Solo i posteri sapranno dirlo. Quello che noi possiamo raccontare è la grande voglia di Europa di un popolo fiero e orgoglioso, che sta provando da diversi anni a trovare la propria strada e che sembra aver colto, finalmente, il momento propizio.

Alex Rossi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

google.com, pub-1977910587878590, DIRECT, f08c47fec0942fa0