Continuano le proteste pro-Navalny: Mosca usa il pugno duro

Le proteste pro-Navalny non accennano a fermarsi: Mosca decisa più che mai a porre un freno e a bloccare le nuove proteste sul nascere.

Le manifestazioni a sostegno del leader dell’opposizione in carcere dal 18 gennaio, dopo essere rientrato da Berlino (ove si era curato a seguito di un suo avvelenamento con il gas nervino) fino ad ora hanno provocato l’arresto di più di 4.000 persone solo la scorsa settimana, ai quali vanno aggiunti alcuni fedelissimi e la sua compagna Yulia, immediatamente rilasciata ma costantemente tenuta sotto osservazione dal Cremlino.

Proteste pro-Navalny
Proteste pro-Navalny

Alcune di queste, stando alle informazioni raccolte dal governo russo, sarebbero state organizzate dallo stesso Navalny, che dalla prigione avrebbe lanciato messaggi sui social.

Proteste pro-Navalny
Proteste pro-Navalny

Intanto per il 2 febbraio è attesa un’ udienza del tribunale distrettuale di Mosca che esaminerà la richiesta di tramutare la condanna di Navalny per appropriazione indebita con la condizionale in una pena detentiva di tre anni e mezzo per aver violato la libertà vigilata mentre si curava in Germania

Proteste pro-Navalny: i manifestanti pronti a mettere alla prova il sistema

Proteste pro-Navalny
Proteste pro-Navalny

Proteste, alcune delle quali programmate proprio per oggi, 31 gennaio, con l’intento di mettere a dura prova ulteriormente il sistema russo, come dichiarato da alcuni manifestanti:

“Non abbiamo dormito tutta la notte. Una persona doveva sempre stare in piedi per lo spazio, quindi abbiamo fatto a turno”, mi ha detto Filip (Kuznetsov, arrestato e stipato in un furgone della polizia con altri 17 manifestanti perché i centri di detenzione di Mosca erano tutti pieni) per telefono mercoledì dal retro del furgone della polizia, che ha descritto come un “veicolo antico con barre di metallo tutt’intorno “.

Proteste pro-Navalny: Mosca studia il “modello bielorusso”

Proteste nei confronti delle quali il governo russo si vuol far trovare pronto a soffocarle senza provocarne l’insorgenza di nuove, portando alla tanta agoniata e temuta “reazione a catena”: il Cremlino,infatti, ha osservato i filmati e le testimonianze di quanto accaduto l’estate 2020 in Bielorussia, con la cosiddetta “rivolta delle ciabatte”, una serie di manifestazioni popolari in corso contro il governo bielorusso e il presidente Aljaksandr Lukašėnka, accusata di corruzione.

Proteste pro-Navalny
Proteste pro-Navalny

Manifestazioni che vennero represse con la forza, provocando la morte di almeno 5 persone, centinaia di feriti tra i manifestanti, 450 casi di tortura e maltrattamenti, oltre a casi di abuso sessuale e stupro, e oltre 12.000 arresti.

Repressioni violente fortemente condannate da parte dell’Alto commissario per i diritti umani dell’ONU, e che portarono alle dimissioni dello stesso Lukašėnka.

Una dimostrazione di come l’eccesso di violenza contro i manifestanti può diventare controproducente per il governo.

martina lumetti

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