Femminicidio a Lecce fermato l’ex fidanzato della vittima

Femminicidio a Lecce nella tarda serata di ieri: trovata morta accoltellata una ragazza di 29 anni, Sonia di Maggio.

Femminicidio a Lecce: i fatti

La donna si trovava in compagnia del nuovo fidanzato, stavano passeggiando quando improvvisamente sono stati aggrediti alle spalle.

L’aggressore è sbucato dal nulla, ha iniziato ad accoltellare alla cieca e Sonia avrebbe fatto da scudo al nuovo fidanzato cercando di proteggerlo.

Il nuovo compagno ha chiamato sua madre in preda alla disperazione, e una volta giunta sul posto ha trovato Sonia senza vita. Increduli e spaventati hanno chiamato le forze dell’ordine e i soccorsi, ma purtroppo Sonia non c’era già più.

Femminicidio a Lecce
Femminicidio a Lecce

Femminicidio a Lecce: fermato l’ex fidanzato

Uno schema che purtroppo si ripete: un ex che non accetta la fine di una relazione già complicata, minacce di morte e un quadro psichiatrico grave.

L’uomo, residente in Campania, da tempo era in cura per problemi psichiatrici ed era un senza fissa dimora. Più volte ha minacciato di uccidere la coppia, ma come spesso accade non si è dato peso alle sue parole.

Sono schemi che vanno avanti da secoli, nel i ultimi anni ne parliamo di più perché è giusto portarli alla luce, ma la storia è piena di casi come questo. Quindi ci chiediamo: non sarebbe il caso di iniziare a prendere sul serio le minacce di ex rabbiosi?

Femminicidio a Lecce
Femminicidio a Lecce

Nel caso in questione l’uomo ha anche problemi psichiatrici consolidati, perché è stato lasciato libero di agire? Perché ha una macchina? Perché nessuno ha pensato a dargli una dimora viste le sue condizioni psichiatriche?

Se già un uomo apparentemente sano, arriva a commettere gesti del genere come si può pensare che una persona con problemi seri ed evidenti, che oltretutto minaccia palesemente di morte la ex fidanzata, non decida di portare a termine le sue parole? Evidentemente c’è una falla a qualche punto e forse sarebbe ora di risolverla.

Non è più accettabile che si continuino a contare donne morte per mani di ex che non avevano mai nascosto le loro intenzioni. Nella maggior parte dei casi si scopre che ci sono state minacce, violenze, abusi, stalking e quant’altro, e che non sono stati presi provvedimenti.

“È solo arrabbiato, è normale che dica così” è la frase che spesso smettiamo, ma lasciateci dire che non è normale per niente. La fine di una relazione è dolorosa, ma non è affatto normale minacciare di morte l’ex, o praticare stalking o abusi di ogni genere, il dolore non giustifica, non è una scusante per poter arrivare a commettere un delitto. È arrivata l’ora di affrontare seriamente questo problema.

Tania Carnasciali

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