Anticorpi monoclonali: arriva l’OK dell’AIFA

L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha approvato ufficialmente l’utilizzo di anticorpi monoclonali contro il COVID-19, prodotti dalle americane Eli Lilly e Regeneron : un’approvazione che rappresenta un ulteriore passo in avanti nella lotta contro il virus.

Anticorpi monoclonali: cosa sono esattamente?

Anticorpi monoclonali
Anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali sono anticorpi , come dice il termine stesso, derivanti da un unico clone delle cellule B, che sono le cellule del sistema immunitario responsabili della loro produzione. Questo conferisce loro un’elevata specificità, in quanto sono in grado di riconoscere, legare e neutralizzare in maniera specifica un determinato antigene.

Questa tipologia di anticorpi viene sintetizzata in laboratorio, utilizzando cellule “immortali”, le quali vengono ottenute fondendo una cellula B e una cellula trasformata, che può replicare all’infinito.

Attualmente gli anticorpi monoclonali trova ampia applicazione nel trattamento di diverse patologie sia oncologiche che ematologiche, ma anche autoimmuni

Anticorpi monoclonali e COVID-19: quale sarebbe il loro ruolo?

Anticorpi monoclonali
Anticorpi monoclonali

I primi mesi della pandemia, quelli più duri, hanno fatto osservare come tra i principali sintomi e complicanze legate all’infezione COVID-19 vi fosse una severa patologia respiratoria, nota anche come ARDS (Acute Respiratory Distress Syndrome, sindrome da distress respiratorio acuto). Alla base della ARDS vi una risposta infiammatoria molto elevata dovuta ad una massiva produzione di molecole infiammatorie (citochine e chemochine), nota anche come “tempesta citochinica”.

Gli MAb agiscono riducendo queste molecole infiammatorie, quali IL-6, TNF-α IL-1 e l’interferone-gamma che aggravano l’ARDS.

anticorpi monoclonali
anticorpi monoclonali

Nel caso specifico degli MAb Regeneron, mix di due anticorpi che abbatte la carica virale, ed Eli Lilly, che sarebbe in grado di ridurre la mortalità del 70%, si tratta di anticorpi che andrebbero ad agire direttamente sulla proteina “spike” , bloccando l’ingresso del virus ed impedendo pertanto la sua replicazione.

Pertanto, il loro utilizzo e somministrazione, secondo gli esperti dovrebbero essere all’inizio della malattia, sopratutto in quei soggetti suscettibili a sviluppare una sintomatologia grave in seguito all’infezione da COVID-19, come ad esempio gli anziani, oltre diabetici, obesi, immunodepressi, ecc.

Inoltre non è sostituibile al vaccino, in quanto l’effetto “scudo” ha una dura solo di qualche mese, e potrebbero non essere in grado di contrastare efficacemente le nuove varianti.

martina lumetti

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