Capri Holdings e la Fondazione che promuove l’inclusività nella moda

Capri Holdings presenta la Foundation for the Advancement of Diversity in Fashion

Il gruppo americano Capri Holdings Limited, nato nel 1981 da un’idea del designer Michael Kors, ha annunciato la creazione della Foundation for the Advancement of Diversity in Fashion.

Si tratta di una Fondazione che promuove inclusività, diversità ed uguaglianza nel mondo della moda, e lo fa sostenendo chi, nel settore, sta muovendo i primi passi.

In una nota ufficiale, si legge infatti che la fondazione lavorerà in collaborazione con le nuove generazioni, in particolar modo con i college e le scuole superiori “al fine di creare nuove e significative opportunità nell’ambito della moda e rivolte alle comunità sottorappresentate”.

«Siamo lieti di annunciare la creazione della Capri Holdings Foundation for the advancement of diversity in fashion», ha dichiarato a tal proposito John D. Idol, presidente e ceo della Capri Holdings.

«La diversità e l’inclusione sono insite nel DNA di ciascuno dei nostri marchi di lusso, da Versace, a Jimmy Choo e Michael Kors. Il ruolo di Capri come azienda leader nel campo della moda globale è quello di creare tendenze, ispirare la creatività e rappresentare il mondo che ci circonda. Stiamo facendo la nostra parte per promuovere un’industria della moda più inclusiva con il nostro investimento nella fondazione.»

Capri Holdings
Capri Holdings

Capri Holdings investe 20 milioni nella diversity

Il gruppo ha intenzione di investire 20 milioni di euro per sviluppare tutti i programmi di reclutamento, servizio tutor e borse di studio da destinare agli studenti talentuosi.

Lo scopo della Fondazione è si preparare le nuove generazioni senza esclusioni di sesso o razza, ma anche promuovere l’inclusività nella forza lavoro delle aziende ed essere da esempio all’intero settore della moda.

Il gruppo Capri Holdings non è nuovo ad iniziative di questo genere: basti pensare alla strategia di corporate social responsibility lanciata ad aprile 2020, che comprendeva un impegno sul piano della sostenibilità e proponeva un progetto che sosteneva proprio diversità ed inclusione.

I punti principali del progetto? empowerment femminile sul posto di lavoro, salati equi e una maggiore attenzione ai diritti umani.

Capri Holdings
Capri Holdings – Sfilata Versace

Il tema della diversità in tempi di pandemia, movimenti e proteste

Quest’ultimo anno, segnato dal Coronavirus, dalle proteste a sostegno del #BlackLivesMatter e di movimenti come il #MeToo ha decisamente focalizzato l’attenzione su temi come diversità, uguaglianza ed inclusione, anche nel settore moda.

Il 2 febbraio 2021 il CFDA, la Camera Nazionale della moda americana, ha pubblicato il report The State of Diversity in collaborazione con Pvh, che analizza le condizioni relative alle minoranze nel fashion americano.

Come riposta IoDonna, le percentuali sono chiarissime: “secondo lo studio condotto da McKinsey & Company, che ha intervistato oltre mille lavoratori di 41 diverse aziende e tre gruppi composti da studenti universitari e designer emergenti, quasi il 60% degli intervistati ha affermato che i propri datori di lavoro hanno adottato delle misure per rendere le loro aziende più inclusive, ma il 16% di essi ritengono che queste azioni non siano state efficaci sul lungo termine.
Il 26%, costituito per lo più da donne nere ed asiatiche, crede che il colore della loro pelle rappresenti un impedimento per l’avanzamento della loro carriera.

Il 54% dei ruoli esecutivi e il 72% dei posti nei consigli aziendali sono occupati da bianchi, mentre solo il 16% dei ruoli esecutivi e il 15% dei seggi sono occupati da BIPOC (l’acronimo identifica black, indigenous and people of color). In generale, la presenza di una maggiore inaccessibilità nell’industria della moda è percepita al 50% dai dipendenti neri e al 51% per i lavoratori Lgbtq+.”

E per quanto riguarda l’Italia?

Secondo i dati Istat sull’occupazione femminile in tutti i settori, su 101mila persone che hanno perso il lavoro solo a dicembre 2020, la quasi totalità sono donne.

Un dato che fa decisamente riflettere.

Martina Bruno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

google.com, pub-1977910587878590, DIRECT, f08c47fec0942fa0