Loujain al-Hathloul libera: ora la famiglia vuole giustizia

Qualche ora fa, dopo una prigionia lunga 1001 giorni, è stata liberata Loujain al-Hathloul: ad annunciarlo su Twitter la sorella dell’attivista divenuta famosa in tutto il mondo per la sua lotta a favore delle “donne alla guida” in Arabia Saudita.

Chi è Loujain al-Hathloul?

Loujain al-Hathloul
Loujain al-Hathloul

Loujain al-Hathloul nasce il 31 luglio a Gedda, la seconda città più grande dell’Arabia Saudita dopo la capitale Riad. Fin da giovane si presenta una personalità dei social media, che si batte per l’affermazione dei diritti delle donne nel suo paese, a cominciare da quello di poter guidare autonomamente un’autovettura, cosa proibita nel paese islamico.

Divieto introdotto “formalmente” nel 1990, durante la guerra del Golfo, e in seguito diventato ufficiale. Un divieto che stando a quanto raccontato all’epoca dalla CNN, sembrava non valere per le donne militari statunitensi di stanza in Arabia Saudita che guidavano liberamente nelle loro basi militari.

Ciò ha portato 47 donne saudite, ad organizzare un convoglio di macchine per le strade di Riyad per protestare contro le restrizioni che erano costrette a subire in quanto donne. Una protesta, che è costata loro l’arresto nonchè la sospensione dal lavoro e il divieto di viaggiare, ma che ha portato negli anni a venire a alla nascita di diversi movimenti, sotto il nome di “Women to drive

Loujain al-Hathloul
Loujain al-Hathloul

Nel 2014, infatti, tenta di attraversare con la sua auto il confine tra Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita: un gesto che lo costa l’arresto immediato e la detenzione in carcere, in quanto considerato dall’accusa un gesto di sfida al divieto di guida femminile nel regno.

Nel 2015, a seguito della concessione del diritto di voto femminile, Loujain si candida alle elezioni, ma il suo nome non apparirà mai nelle liste, nonostante la sua candidatura sia stata ammessa ufficialmente.

Il 4 giugno 2017  l’attivista viene nuovamente arrestata, anche se le motivazioni alla base dell’arresto nonchè i dettagli sul suo rilascio, avvenuto tre giorni dopo, restano ancora oggi poco noti, anche se molti hanno visto questo come una presa di mira per il suo pacifico impegno in favore dei diritti delle donne in Arabia Saudita. Diritti, la cui strada compie un ulteriore passo avanti il 26 settembre dello stesso anno, quando il principe saudita Moḥammed bin Salmān, erede al trono saudita emana un decreto reale che sancisce la sospensione del divieto di guida alle donne

Loujain al-Hathloul: un nuovo arresto e la detenzione di 1000 giorni

Il 17 maggio 2018, Loujain al-Hathloul viene nuovamente arrestata: questa volta l’accusa non riguarda il suo ruolo di attivista in favore dei diritti delle donne in Arabia Saudita, ma bensì una violazione delle “norme sulla sicurezza nazionale”, ossia il passaggio di informazioni a Paesi nemici dell’Arabia Saudita. Inoltre, sempre secondo l’accusa, l’attivista avrebbe parlato con giornalisti e diplomatici, candidandosi per un impiego presso le Nazioni Unite.

Loujain al-Hathloul
Loujain al-Hathloul

Ciò la porta alla detenzione nella prigione di Dhahban, dove stando alla denuncia portata avanti da Amnesty International i prigionieri subiscono ripetute torture da elettrocuzione e fustigazioni.

Una detenzione, quella di Loujain al-Hathloul, che scuote il mondo intero: diversi,infatti, sono gli appelli da varie parti del mondo per la sua liberazione.Nel 2019 le viene proposto tornare libera, in cambio di un’ammissione di colpevolezza: lei non ha accetta il compromesso.

Loujain al-Hathloul: la scarcerazione e la voglia di giustizia da parte della famiglia

Loujain al-Hathloul

Attualmente Loujain al-Hathloul è stata solamente scarcerata, ma sarà costretta a rimanere in Arabia Saudita per i prossimi 5 anni. 

Un divieto, che la famiglia vuole a tutti i costi che venga revocato, oltre a richiedere un risarcimento per il tempo trascorso in prigione e nei confronti dei giornali sauditi ritenuti responsabili di quella che dicono essere una campagna di diffamazione nei confronti di Loujain.

Inoltre la stessa attivista vuole che i suoi torturatori durante il periodo in prigione vengano ritenuti responsabili: tra questi il principale indiziato è Saud al-Qahtani, ex stretto collaboratore del principe ereditario Mohammed bin Salman.

martina lumetti

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