Myanmar: le proteste non si fermano nonostante il golpe militare

Il “golpe militare” che ormai vige da settimane non sembra fermare le proteste nel Myanmar (ex-Birmania). Anche stamattina, alle prime luci dell’alba, gruppi di piccoli manifestanti si aggiravano per le varie città del Paese asiatico per nulla intimoriti dai carrarmati dell’esercito birmano, che nei giorni scorsi ha persino bloccato la rete Internet per scongiurare la formazione di gruppi di protesta pro-democrazia

Proteste nel Myanmar: come ci si è arrivati?

Proteste nel Myanmar
Proteste nel Myanmar

Proteste che vanno avanti da ormai due settimane, da quando l’esercito militare, comandato dal generale Myint Swe, che nel paese detiene parte del potere, si è insediato il 1°febbraio scorso, dopo aver fatto arrestare la leader Aung San Suu Kyi, accusata di non esser stata eletta in modo equo oltre che di crimini nei confronti della minoranza Rohingya.

Un vero e proprio “golpe militare” che ha imposto il blocco dei voli, nonchè quello delle linee telefoniche e di Internet, ma ciò non ha fermato le varie proteste nel Paese, che nei giorni a seguire hanno portato l’arresto di migliaia di persone,tra i quali diversi giornalisti

Proteste nel Myanmar: il punto della situazione e il punto di vista mondiale

Proteste nel Myanmar
Proteste nel Myanmar

Arresti, che hanno portato l’esercito a rafforzare ulteriormente le forze nelle strade delle varie città, per reprimere ulteriori tentativi di protesta nei confronti del colpo di stato, che viene visto da molti birmani, e non solo come “una sfacciata presa di potere da parte di un militare che ha fallito in modo spettacolare alle urne e di un comandante la cui carriera dopo il ritiro obbligatorio nel luglio di quest’anno sembrava molto meno promettente dopo quel risultato”. Diverse le condanne da parte degli altri Paesi, tra i quali Regno Unito, l’UE e l’Australia, mentre i “vicini asiatici”, Cambogia, Thailandia e Filippine, affermano che si tratta di una “questione interna”.

martina lumetti

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