Proteste in Spagna a favore di Pablo Hasel: Madrid e Barcellona a ferro a fuoco

Continuano le proteste in Spagna a favore del rapper Pablo Hasel. Purtroppo non sono per niente pacifiche.

Mentre Barcellona vive in guerriglia da 24 ore, Madrid e Lleida si trovano da poco nel mezzo del caos.

I manifestanti si sono dati appuntamento online, e hanno iniziato con le stesse modalità di ieri a Barcellona: cassonetti in fiamme, macchine e veicoli parcheggiati danneggiati, muri imbrattati e negozi assaltati.

Proteste in Spagna: la violenza dilaga

Proteste in Spagna
Proteste in Spagna

La polizia sta facendo di tutto per fermare i vandali, perché di questo si tratta, che divengono telecamere di sicurezza e assaltano qualsiasi attività si trovino di fronte.

Come se non bastasse la pandemia a piegare un Paese, totalmente in confusione per le misure di sicurezza poco chiare, ci si mettono anche questi pseudo manifestanti a complicare le cose.

Da giorni gli addetti alla ristorazione stanno cercando modi per sopravvivere ad un anno di chiusura, combattono ogni giorno per stare aperti e ottenere qualche aiuto, e ora si vedono i loro locali danneggiati da questi vandali in libertà.

Distruggono tutto, perdendo totalmente di vista il punto della loro protesta: la libertà di espressione in uno stato che loro considerano fascista. Se veramente fossero in una dittatura, le loro potreste sarebbero durate ben poco e purtroppo anche le loro vite.

Proteste in Spagna
Proteste in Spagna

Il diritto ad esprimersi e a manifestare, è il cuore pulsante di una democrazia ma lo è anche il rispetto per la proprietà altrui e per le cose pubbliche, come i cassonetti che forse qualcuno dovrebbe dirgli sono pagati anche con i loro soldi.

Proteste in Spagna: la violenza non è mai buona consigliera

Le proteste sono sacrosante quando si crede in qualcosa, e farsi sentire è un dovere di chiunque abbia qualcosa da dire, ma non è ammissibile rovinare il patrimonio pubblico, distruggere sito parcheggiate, imbrattare muri con scritte vuote, e seminare incendi a mo’ di barricate.

Nel momento stesso in cui la violenza entra in una protesta, le motivazioni per quanto giuste crollano miseramente. Nessuno ascolterà mai queste persone, perché si sono messe nella posizione di non avere altri argomenti eccetto la violenza.

Inoltre accusano di fascismo lo stato, e sono i primi a voler imporre il loro pensiero con metodi tutt’altro che pacifici: chi si prende la briga di ascoltare le loro motivazioni?

Può servire a qualcosa sapere perché hanno distrutto una macchina parcheggiata? Macchina di una persona che magari ha faticato per comprarla, che la usa per il lavoro, per portare i filtri a scuola, per la vita di ogni giorno. E adesso la vede distrutta da un gruppo di finti manifestanti che non aspettavano altro per scatenare la loro idea di libertà di espressione.

Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che come loro hanno diritto a parlare ed esprimersi, gli altri hanno diritto a non aver paura ad uscire di casa, a non dover temere che qualcuno sia fuoco alla loro auto, o che spacchi la vetrina del loro negozio.

È facile spaccare tutto, tirare pietre, spaccare telecamere di sorveglianza non ci vuole nulla, difficile è protestare civilmente mantenendo le proprie ragioni, facendo qualcosa di costruttivo, di utile, che accresca il confronto e arricchisca chiunque abbia voglia di ascoltare. Ma per fare questo occorre intelligenza, occorre rispetto, occorre conoscere le basi della civiltà. E questi pseudo manifestanti non sanno niente di tutto questo.

Tania Carnasciali

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