Femminicidio a Genova: accoltellata una donna dal suo ex

Femminicidio a Genova: ennesima donna uccisa dall’ex compagno. Un uomo che non solo non accetta la fine di una relazione, ma tormenta la donna che ha osato lasciarlo.

È morta a seguito di 30 coltellate, Clara Ceccarelli, per mano di un uomo che un tempo aveva amato e che si era convertito nel suo peggiore incubo: le rubava in casa, la perseguitava, le rendeva la vita impossibile.

Ieri sera Clara era nel suo negozio in centro a Genova, era l’opera di chiusura quando il suo assassino si è presentato con un coltello e ha posto fine alla sua vita.

Femminicidio a Genova: lo schema è sempre lo stesso

Femminicidio a Genova
Femminicidio a Genova

Chi uccide la propria ex, generalmente, segue uno schema ben preciso: stalking, minacce, terrore psicologico, omicidio e poi suicidio o tentato suicidio.

Non sono killer professionisti, né agghiaccianti calcolatori del più piccolo dettaglio (qualcuno si ad onor del vero), sono uomini che di fronte ad un rifiuto perdono la ragione: o sei mia di nessun altro.

Non è neanche una questione di età, perché abbiamo carnefici e vittime per ogni fascia, è solo una questione mentale: questo genere di uomini considera la donna come una sua proprietà e non come una persona con una mente pensante.

La radice del problema è molto ampia: una concezione della donna come di un essere subordinato, che deve stare al loro fianco finché loro hanno voglia. Il giorno in cui loro sic stuferanno allora si potrà porre fine alla relazione.

Ci sono varie tipologie di uomini che commettono femmicidi: quelli che programmano la morte della compagna ormai diventata un ostacolo, Salvatore Parolisi ne è in triste esempio; e quelli che agiscono in preda ad un delirio causato da giorni, settimane o mesi, di continue rimuginazioni mentali.

Si possono fermare i femmicidi?

Femminicidio a Genova
Femminicidio a Genova

Magari si potesse, ma purtroppo non sempre ci sono segnali di allarme. Nei casi più eclatanti troviamo l’uomo violento che fin da subito manifesta la propria indole, ma spesso si tratta di uomini miti che si trasformano in assassini.

Un ottimo modo per prevenire, sarebbe ascoltare le denunce delle donne vittime di stalking e violenza: troppo preso sentiamo che a carico dell’omicida c’erano denunce a cui non è stato dato seguito.

Ancora oggi c’è la silenziosa tendenza a pensare che la donna esageri, che forse sta solo fraintendendo le attenzioni di un ex fidanzato che vuole riconquistarla, di un uomo ferito ma innamorato.

No, non è così. Un conto sono messaggi, di qualsiasi genere, di un ex fidanzato che prova a riconquistare l’amore di una donna, altro è lo stalking siamo su due piani totalmente diversi.

Femminicidio a Genova
Femminicidio a Genova

Lo stalking prevede che l’aguzzino diventi una presenza costante e fastidiosa nella vita della vittima, che se lo ritrova ovunque, spesso subisce anche minacce ed è costretta a cambiare parte della sua routine per stare tranquilla.

Lo stalker sa sempre dov’è la sua vittima, conosce le sue abitudini e approfitta del legame che c’è stato per avvicinarsi. Ma la donna vittima di questa caccia, non ne vuole più sapere e denuncia.

Ed è qui che qualcosa va storto: nonostante le denunce lo stalker rimane a piede libero, perché non ha fatto niente.

Definiamo il niente in questione: telefonate, messaggi, contatti di ogni tipo ad ogni ora; pedinamenti, intrusione nella vita privata, minacce, furti, violenza psicologica e creazione di uno stato di stress nella vittima.

Questo è il niente, in fondo è solo un ex che vuole tornare con l’amata no? E non conta che lei dica chiaramente no, perché lui ha deciso di sì. Ma nessuno fa niente, salvo poi piangere di fronte all’ennesima donna uccisa dall’ex che non si rassegnava, dall’ex in preda alla crisi di gelosia, dall’ex che l’amava.

No non siamo di fronte all’amore, siamo di fronte al possesso, al femminicidio, alla criminalità: amore, per quanto tormentato, è felicità, è positività, non è paura, non è morte, non è ossessione. Amare qualcuno implica rispettarlo, anche quando decide di allontanarsi.

Nessuno di noi può disporre della vita altrui, nessuno di noi può decidere quando una vita deve finire. È il momento di iniziare ad insegnare il rispetto per gli altri, a fare comprendere che ci sono dei paletti oltre i quali non si va: un no significa no, basta con questa storia ma se una donna dice no vuol dire sì. No vuol dire no, tutto il ciò che segue è violenza pura e semplice.

Tania Carnasciali

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