Proteste in Birmania: Facebook chiude l’account dell’esercito

Continuano le proteste in Birmania contro il colpo di Stato. Da giorni la popolazione è scesa in piazza per manifestare contro l’esercito che ha deposto tutto il governo democratico.

Le proteste hanno portato alla morte di alcune persone per mano della repressione da parte dei nuovi governanti.

Proteste in Birmania: l’account dell’esercito bloccato da Facebook

Proteste in Birmania
Proteste in Birmania

Dopo la Nuova Zelanda che chiude ogni rapporto commerciale con la Birmania, le condanne da parte di tutto il mondo occidentale, arriva una misura drastica da parte di Facebook.

Il social network ha chiuso la pagina dell’esercito birmano, che avrebbe mirato a dare notizie sulla situazione del Paese, poiché violava gli standard della comunità in merito alla violenza.

Che ci si poteva aspettare da un esercito che sta reprimendo le proteste pacifiche a suon di proiettili e morti?

I dissidenti vengono arrestati, nel migliore dei casi, se sono famosi spariscono per poi riapparire in galera, com’è successo ad un popolare attore il cui arresto è stato denunciato dalla moglie. Lu Min, questo il suo nome, ha preso parte a diverse manifestazioni e attualmente è in stato di arresto.

Proteste in Birmania: la popolazione non si ferma

Proteste in Birmania
Proteste in Birmania

Purtroppo il Paese non è nuovo a questo tipo di manifestazioni: la storia della Birmania è piena di dittatori e colpi di stato.

Stavolta però i giovani giocheranno un ruolo fondamentale: grazie alle nuove tecnologie possono condividere con il modo quello che accade. La verità può essere trasmessa in tempo reale, senza che qualcuno la modifichi.

E se anche il colosso Facebook scende in campo contro i dittatori, la strada sembra leggermente meno difficile da percorrere. Le proteste sono ben lontane dal fermarsi, il popolo birmano vuole indietro la democrazia, vuole che vengano liberati i leader e soprattutto rivuole indietro Aung San Suu Kyi, la politica che ha guidato il Paese verso la democrazia donando speranza ad un popolo piegato da anni di dittature.

Il mondo guarda con apprensione l’evoluzione delle proteste, che ormai sono purtroppo sfociate in una guerra civile com’era prevedibile che accadesse.

Tania Carnasciali

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