Chi sono i cosiddetti “prigionieri di coscienza”?

Il caso di Alexei Navalny si riempie di nuovi colpi di scena e nuovi dettagli. Secondo alcuni media russi, infatti, Amnesty International avrebbe rimosso il blogger oppositore di Putin dai cosiddetti  “prigionieri di coscienza”, portando alla luce una tematica tanto attuale quanto poco nota.

Prigionieri di coscienza: chi sono esattamente?

Prigionieri di coscienza
Prigionieri di coscienza

Vengono definiti “prigionieri di coscienza” coloro i quali vengono incriminati e condannati, anche senza aver usato o invocato l’uso della violenza, per alcune caratteristiche specifiche, tra le quali:

  • razza
  • religione
  • colore della pelle
  • lingua
  • orientamento sessuale
  • credo politico

Il termine venne coniato per la prima volta da Amnesty International, e in particolare il suo fondatore Peter Benenson, nel 1961 quando nell’articolo “The Forgotten Prisoners”, lanciò la campagna “Appeal for Amnesty 1961”, definendo un prigioniero di coscienza «qualsiasi persona a cui sia impedito (dall’imprigionamento o altro) di esprimere (in ogni forma di parole o simboli) qualunque opinione personale che non sostenga o giustifichi violenza personale. Vengono escluse anche quelle persone che hanno cospirato con un governo straniero per rovesciare il proprio.»

Prigionieri di coscienza: i 2 casi più noti di ieri e di oggi

Chico Forti

Prigionieri di coscienza
Prigionieri di coscienza

Enrico Forti, noto come Chico, classe 1959, è un ex produttore della TV ed ex velista. Nel 2000, quando si trova negli Stati Uniti, viene arrestato dalla polizia americana e condannato al carcere per l’omicidio di Dale Pike avvenuto il 15 febbraio del 1998. Un omicidio per il quale si dichiara innocente, sostenendo che si tratta di un errore giudiziario.

Un errore che è stato riconosciuto solo 20 anni dopo, quando Forti viene scarcerato, con la comunicazione da parte del Ministro degli Esteri di Maio del suo rientro in Italia a Natale 2020. Un rientro che ancora non è avvenuto a distanza di due mesi, a causa di alcuni fattori che l’hanno bloccato, come dichiarato anche da Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia, che sta seguendo da vicino la storia e gli sviluppi di Chico:

«Il primo è un motivo meramente politico, cioè la crisi che ha portato alla caduta del governo Conte-bis; e in certi casi i lavori di Palazzo Chigi e quelli parlamentari si paralizzano. L’altro motivo è legato alla pandemia di Covid-19 che limita gli spostamenti, soprattutto a livello internazionale. Il terzo motivo riguarda le elezioni americane e il passaggio di consegne alla Casa Bianca tra Trump e Biden acuito peraltro dall’assalto a Capitol Hill»“

Patrick Zaki

Giulio Regeni e Patrick Zaki
Giulio Regeni e Patrick Zaki

Patrick Zaki, classe 1991, è un studente e giovane attivista egiziano, che frequenta l’Università di Bologna; viene arrestato al suo rientro durante un ritorno a casa per le vacanze, il 7 febbraio 2020 dagli agenti dei servizi segreti, accusato di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo. Un Arresto di cui si avrà notizia dall’Egyptian Initiative for Personal Rights (associazione umanitaria dove lavorava in qualità di ricercatore),solo due giorni dopo il 9 febbraio.

Una detenzione, quella di Zaki, nella quale secondo il suo avvocato sarebbe stato bendato e torturato per 17 ore consecutive dalle forze di sicurezza egiziane, che lo accusano di avere un qualche legame con la vicenda di un altro giovane italiano, Giulio Regeni. Attualmente lo studente è ancora in carcere, e in Italia si stanno raccogliendo firme per attribuirgli la cittadinanza onoraria

Prigionieri di coscienza: perchè vanno tutelati?

Prigionieri di coscienza
Prigionieri di coscienza

Tra i luoghi più a rischio in questo periodo di pandemia da Covid-19 vi sono anche le carceri, non solo per il possibile contagio ma anche per la frustrazione legata ad un isolamento da parte dei prigionieri ancora più duro rispetto al solito. Ciò ha reso purtroppo questi luoghi ancora più pericolosi ed è più importante la protezione e la tutela dei detenuti, ancora di più se chiusi dietro le sbarre per motivi razziali o religiosi, i prigionieri di coscienza, come dichiarato anche da Sauro Scarpelli, vicedirettore delle campagne di Amnesty International:

La detenzione ingiustificata di chiunque durante una pandemia globale è un atto crudele e gravemente irresponsabile. I diritti umani per tutti devono essere al centro della risposta al Covid-19 e la bussola dei nostri tentativi di costruire un futuro giusto e di tolleranza nel periodo post-pandemia, in cui ogni persona possa esprimere liberamente e pacificamente le sue opinioni

 

 

martina lumetti

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