Militari del Myanmar: bloccato anche il profilo Instagram

Dopo Facebook, anche Instagram ha deciso di bloccare il profilo dei militari del Myanmar, che negli ultimi giorni hanno risposto con la violenza alle proteste della popolazione dell’ex Birmania.

Militari che nei giorni scorsi, avevano più volte imposto il blocco della Rete Internet per garantire stabilità e tentare di arginare l’ondata di proteste nelle vie cittadine, con i cittadini a richiedere tra le tante cose la liberazione della leader Aung San Suu Kyi.

Militari del Myanmar e il rapporto con Internet 

Militari del Myanmar
Militari del Myanmar

Tale blocco sarebbe “legittimato” dall’articolo 77 della legge sulle telecomunicazioni del Myanmar, approvata nel 2013, che viene applicata in casi di emergenza nazionale. Lo scopo dei militari è quello di eliminare il dissenso online, interrompendo periodicamente l’accesso a Internet e dei vari social network.

Militari del Myanmar
Militari del Myanmar

Fino agli anni 2000, nel Paese vi è stata una sorta di “censura”, dove sotto il governo gestito dai militari alla maggior parte delle persone non era consentito avere accesso a Internet o ai telefoni cellulari. La situazione è cambiata lentamente prima nel 2010, con l’entrata di Facebook, e poi nel 2011 e nel 2014, quando due società di telecomunicazioni avevano ottenuto il permesso di entrare nel paese, la norvegese Telenor e la Qatar Oredoo, permettendo al paese di iniziare lentamente a liberalizzarsi.

Oggi Internet è utilizzato da più della metà della popolazione del paese di 54 milioni di persone.

Militari del Myanmar bannati dal social: perchè?

La decisione da parte dei più noti social media, Facebook e Instagram, di bannare i profili dei militari del Myanmar, è legata a questioni di tutela e sicurezza: infatti la compagnia ha spiegato come “i rischi di consentire ai Tatmadaw [militari del Myanmar] di usare Facebook e Instagram sono troppo grandi”

L’esercito ha usato Facebook per aumentare la sua rivendicazione di frode degli elettori nelle elezioni del 2020, che ha portato anche all’arresto di Aung San Suu Kyi e l’imposizione del regime militare dal 1°febbraio 2021.

 

martina lumetti

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