Melania Rea uccisa da un marito bugiardo e subdolo

Melania Rea è morta nel 2011, in un giorno qualsiasi durante una scampagnata con marito e figlia.

Era una donna giovane, di appena 29 anni, sposata da poco e con una bambina di 18 mesi, Vittoria, che adorava.

Aveva tutto Melania: si era sposata con l’amore della sua vita, che era un militare quindi aveva anche un buon lavoro, e si erano trasferiti in Abruzzo dove avevano una casa ed era arrivata la loro bambina.

Tutto scorreva bene, come in ogni famiglia tra alti e bassi, ma le cose andavano avanti. Fino alla doccia fredda: Salvatore Parolisi, marito di Melania, ha un’amante e lei lo scopre.

I familiari dicono che negli ultimi tempi era strana, lei sempre così felice e piena di vita, era triste e spenta. Melania non parla con nessuno dei suoi problemi, li vuole risolvere da sola com’è giusto che sia.

Le immagini delle telecamere delle ultime ore di vita mostrano la donna distante dal marito, scura in volto e per niente incline ad avvicinarsi a Salvatore.

Le ultime immagini di lei in vita, sono in un supermercato: Melania è da sola tra gli scaffali in cerca di cose da comprare, mentre il marito sta con la figlia.

Melania Rea uccisa perché diventata un ostacolo

Melania Rea
Melania Rea

Il giorno della morte, Melania e Salvatore, portano la bambina al parco: inizia a fare caldo, le giornate sono più lunghe e siamo sotto Pasqua. A breve dovranno andare a passare le feste in Campania, regione di origine di entrambi, dalla famiglia.

Il 18 aprile 2011 Melania scompare: a detta di Parolisi la moglie va al bagno di un bar nelle vicinanze, ma non fa più ritorno.

Il marito la cerca, chiede a chi si trova nelle vicinanze se l’hanno vista ma tutti rispondono di no. Melania è sparita in un percorso di 20 minuti. La famiglia della donna aggiunge che non è possibile che Melania abbia usato un bagno pubblico: era molto attenta all’igiene e non utilizzava mai i servizi pubblici.

Di fatto però Melania è sparita, per due giorni non si hanno sue notizie. Il 20 aprile 2011 arriva una telefonata ai carabinieri di Teramo in cui si segnala la presenza di un cadavere nel bosco proprio dov’è sparita Melania.

Il corpo è il suo: ha gli slip abbassati, una svastica incisa su una gamba e una siringa conficcata nella pelle. La chiamata è stata fatta da un anonimo, che ha percorso a piedi 7 km per fare la telefonata.

Non si è mai saputo chi fosse, l’uomo non si è mai presentato nonostante i numerosi appelli.

Iniziano le indagini e Parolisi appare subito strano: è teso, dice cose senza senso e il suo abbigliamento estivo nei video del 18 aprile non convince.

Non convince soprattutto perché non è lo stesso con cui è arrivato: i pantaloncini e la maglietta li ha indossati dopo aver denunciato la scomparsa della moglie. Perché?

Melania Rea: Parolisi ha una doppia vita

Melania Rea
Melania Rea

Quando a Salvatore Parolisi viene chiesto se ha un amante lui risponde di no. Questa però è una bugia: l’uomo ha una relazione con una recluta dell’esercito. E non è una cosa da poco.

L’uomo ha messo in piedi il classico cliché: mia moglie non mi capisce, pensa solo alla bambina, siamo in crisi, ho intenzione di divorziare.

L’amante però non crede alle promesse, e pretende da Parolisi una prova della sua intenzione di divorziare: vuole che per Pasqua vadano insieme a casa di lei per conoscere la sua famiglia. L’uomo accetta e, secondo l’accusa, è qui che scatta qualcosa nella sua mente.

È tra due fuochi: la moglie con cui ogni giorno è una discussione continua a causa della sua relazione extraconiugale, l’amante che non vuole essere più tale ma diventare la compagna. E lui che non ha intenzione di divorziare ma deve trovare il modo di uscire da questo caos.

Parolisi è un bugiardo, è una persona che sa manipolare gli altri: la famiglia di Melania lo appoggia senza remore fino a quando non esce fuori la sua relazione. Il padre di Melania gli aveva chiesto di essere onesto, di dirgli se avesse avuto in quel momento o in passato una relazione, ma lui continua a dire di no.

A questo punto anche loro lo scaricano, delusi perché lo consideravano un figlio, un amico, una persona di famiglia e si è dimostrato un bugiardo.

Salvatore Parolisi ne esce sempre peggio: più si va avanti, più si scoprono cose sul suo conto che non sono per niente positive.

Ad esempio viene fuori che Melania Rea è sempre sola, anche durante la gravidanza il marito non c’è mai. Tanto che la donna decide di andare in Campania per passare le ultime settimane con la famiglia.

La notte del parto Salvatore Parolisi è introvabile: nessuno sa dove sia, non risponde né a casa né al cellulare. La famiglia di Melania contatta un collega dell’uomo dicendogli che la moglie sta partorendo, Parolisi si presenterà solo il giorno dopo senza dare spiegazioni sull’accaduto.

Melania Rea
Melania Rea

Le indagini vanno avanti ed esce un quadro veramente negativo, sia per Parolisi che per la caserma in cui presta servizio: vengono fuori scenari di ricatti sessuali, molestie, avances non gradite alle soldatesse da parte dei superiori, richieste di favori sessuali e molto altro, portando alla condanna di varie personalità vicine a Parolisi.

Salvatore dopo il ritrovamento di Melania è agitato, confuso, si mette nei guai da solo quando afferma che pochi giorni prima proprio nel luogo in cui la moglie è stata ritrovata senza vita, avevamo consumato un rapporto sessuale. Questo spinge gli inquirenti ad essere dubbiosi, perché nessuno gli ha chiesto niente in merito.

Le cose che non tornano sulla condanna a Parolisi

Di fatto tracce dell’uomo sulla scena del crimine non ce ne sono. Furono invece trovati brillantini tipici di un abbigliamento femminile, incompatibili con quanto indicato da Melania Rea, mai ricondotti a nessuno. Stessa cosa per una traccia di sangue della vittima ritrovata su un ponticello assieme all’orma di uno stivaletto.

L’amante di Parolisi non è mai stata sospettata di aver avuto un ruolo nell’omicidio: per lei Salvatore e Melania si erano separati, stava addirittura preparando tutto per trascorrere la Pasqua con lui dalla sua famiglia quindi non avrebbe avuto motivo per uccidere Melania.

Melania Rea
Melania Rea

Resta il grande punto interrogativo dell’uomo che ha fatto la telefonata ai carabinieri: chi era? Perché non si è mai fatto vivo nonostante i numerosi appelli? All’epoca si parlò di un cacciatore di frodo, o di un militare che non ha mai voluto esporsi per paura di ritorsioni.

La svastica incisa su una gamba di Melania Rea e la siringa conficcata sarebbero un depistaggio, una manovra per fare credere ad un omicidio casuale per mano di uno sconosciuto perché dietro ci sarebbe molto di più.

All’epoca si ipotizzò che Melania Rea avesse scoperto cosa avveniva nella Caserma, avesse affrontato il marito che si sarebbe visto costretto a parlarne ai superiori poiché la moglie minacciava di denunciare. Questo spiegherebbe il perché Parolisi si è cambiato i vestiti, l’assenza di sue tracce sarebbe spiegata dal fatto che lui non voleva uccidere la moglie e non lo avrebbe fatto, e il misterioso uomo che telefona sarebbe uno degli assassini. Questa tesi però non ha mai trovato conferma.

Melania Rea: Parolisi condannato per essere un bugiardo

Di fatto prove scientifiche che Melania Rea sia morta per mano del marito, non ci sono. Parolisi non ha mai confessato, né si è mai trovata una traccia che indichi che sia l’assassino.

Ma come si è arrivati alla condanna? Unendo gli indizi al carattere di indole bugiarda dell’uomo. Le sue bugie sono state tante, i suoi comportamenti poco consoni, basti pensare che durante la scomparsa e a seguito del ritrovamento moglie, lui continua a parlare con l’amante come se niente fosse.

Lei più volte gli chiede se ha qualcosa a che fare con l’omicidio, ma lui risponde sempre di no. Continua a voler stare con lei. Parolisi è un bugiardo patologico, la sua vita è costellata di bugie che sono state smontate una per una. Questo basta a ricostruire le ultime ore di Melania Rea.

Secondo il giudice i fatti si sono svolti in questo modo: Salvatore, Melania e la bambina sono al parco ma Melania preferisce tornare a quello più vicino a casa, che è lo stesso in cui il marito si allena. Controvoglia Parolisi accetta, mettono la bambina in macchina e la piccola si addormenta. Pochi km dopo Melania deve fare la pipì, e non amando i bagni pubblici decide di farla dietro ad un cespuglio.

Sempre secondo il giudice, Parolisi vedendo la moglie mezza nuda tenta un approccio sessuale, che lei rifiuta sia perché sono all’aperto (secondo chi la conosce bene è plausibile poiché Melania era molto pudica) sia perché la bambina è in macchina e potrebbe svegliarsi.

A questo punto, Parolisi, offeso per il diritto utilizza il coltello a serramanico che ha con sé per uccidere la moglie. Il delitto è stato commesso per un raptus seguito ad un rifiuto. Il comportamento di Parolisi dipinto come bugiardo patologico, avrebbe contribuito a rafforzare questa tesi.

La famiglia Rea è soddisfatta di questa sentenza che rende giustizia alla loro perdita, anche se ovviamente non cancella il dolore né porta indietro  Melania.

La filgia di Salvatore e Melania è cresciuta con la famiglia materna, oggi ha 10 anni, non ha rapporti con la famiglia Parolisi e non porta più il cognome del padre. Conosce la verità sulla morte della madre, non le è stato mai nascosto niente ed è sempre stata seguita da specialisti per affrontare nel modo migliore possibile la tragica situazione che si e trovata a vivere a poco più di un anno di vita.

 

 

Tania Carnasciali

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