Zona rossa e lockdown 2021: chi pubblica le foto dei trasgressori va nel penale

Dall’inizio di questa epidemia, sebbene alcuni politici l’abbiano ribattezzata come “Conflitto Mondiale”, si è scatenata una sorta di caccia alle streghe che vede il popolo diviso in due fazioni ben distinte che alla lunga porteranno seri problemi di convivenza ai cittadini. (cliccate QUI per vedere le nuove regole per il lockdown 2021)

Se da un lato vi sono i trasgressori, erroneamente chiamati negazionisti sebbene non negano nulla, dall’altro vi sono i patteggiatori del lockdown che vedono in esso l’unica soluzione per salvarsi, chiamati erroneamente covidioti sebbene la paura della morte è intrinseca nell’animo umano.

Una guerra del popolo che perdura da mesi e che non porterà a vedere né vinti né perdenti

Psicologicamente, l’essere umano è portato a ricercare la colpa o un colpevole davanti a problematiche che stravolgono la vita o apportano dei cambiamenti sociali.

Sui social impazzano le frasi, ormai divenute cliché, di persone che accusano: runner, chi fa la spesa, i giovani, gli anziani, i politici, i non politici, i commessi, i dipendenti pubblici, gli alunni, i cani, i no-vax, i pro-vax, i medici, gli infermieri, i giornalisti…

La lista è lunga e coinvolge qualsiasi categoria lavorativa e qualsiasi scelta del cittadino. C’è bisogno di un colpevole. Bisogna trovarlo a tutti i costi.

Per questo è iniziata, sempre sui social, un altro tipo di battaglia portata avanti magistralmente anche da alcune testate giornalistiche che, ingolosite da facili guadagni, puntano ad attirare i lettori con titoloni ad effetto che possano scaldare gli animi.

Ben consapevoli che soltanto una irrisoria percentuale del popolo italiano si dedica alla lettura degli articoli di giornale, puntano tutto sui titoli e sulle foto, che sono tra l’alto il primo impatto visivo, capace di attirare o meno l’attenzione delle persone.

Ecco spiegato il motivo per cui sia cittadini che Tv e giornali, sempre più spesso gettano alcol sul fuoco mostrando al pubblico virtuale foto (troppo spesso modificate) di reali, ma anche di ipotetici, assembramenti.

Un termine, questo, ormai entrato nel nostro quotidiano e che sembra essere la miccia perfetta per far scattare la bomba.

La sola vista di 5 o più persone insieme, è capace di scatenare indignazione, rabbia, paura…

In pochi ormai hanno la paziente lucidità di comprendere che non tutti gli assembramenti, sebbene siano vietati, possano portare a catastrofi imminenti o alla chiusura di interi comuni, come del resto è stato largamente dimostrato.

Da qui parte una rabbia cieca di persone che denunciano il vicino di casa se invita gli amici, che si indigna se si imbatte in più persone insieme che parlano, che strabuzzano gli occhi davanti a bar con tavolini all’esterno occupati da giovani o meno giovai, e che scattano foto per postarle sui social e commentare con altre persone indignate quanto loro.

Quello che non sanno i delatori dei social, è che la legge è molto dura verso chi segnala chi esce di casa durante il lockdown 2021

lockdown 2021 - politically (un)correct
lockdown 2021 – politically (un)correct

In tempo di quarantena attenzione alla giustizia fai da te. Segnalare chi esce di casa sui social network, violando le misure restrittive imposte dal Governo, implica mostrare sul web tutti dati personali che per la nostra legge non possono essere diffusi da privati, neppure per denunciare presunti illeciti.

Il mezzo non conta, il reato di diffamazione si può configurare anche se si condividono i contenuti su gruppi WhatsApp o via mail comunicando con più persone.

Cosa rischiano i delatori che postano fotografie sul web?

Oltre a un eventuale risarcimento in sede civile, si rischia di dover rispondere del reato di diffamazione aggravata se la fotografia viene accompagnata da post che etichettano come trasgressori o peggio ancora chi avrebbe violato le disposizioni anti contagio. Partendo anche dal presupposto che non sappiamo perché quella persona sta uscendo di casa.

L’emergenza sanitaria non sospende le norme che disciplinano il rispetto dell’altrui riservatezza e reputazione. Dal punto di vista tecnico tutto ciò che identifica una persona fisica è un dato personale che, salvo eccezioni, non può essere divulgato senza il consenso dell’interessato.

La guerra continuerà a lungo durante questo lockdown 2021 e, come anticipato, non vedrà né perdenti né vincitori.

 

 

Silvana Uber

Vicepresidente di una casa editrice nel triveneto, scrittrice per Leonida Edizioni, Eracle Editore, Titani edizioni e talent scout per autori emergenti. Mamma, amante dell'Africa... e del prosecco!

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