Repressione di Yangon: continuano gli scontri nel Myanmar

Ancora giorni di tensioni e di sangue nel Myanmar dove le proteste sembrano non fermarsi così come le risposte violente delle autorità militari: l’ultima escalation nella cosiddetta “repressione di Yangon”, la principale cittadina dell’ex Birmania, dove sarebbero stati uccisi circa 14 manifestanti.

Repressione di Yangon: gli antefatti

Quanto accaduto a Yangon per molti rappresenta la vera e propria escalation dell’ondata di scontri e proteste che investono l’ex Birmania dal 1° febbraio 2021, quando attraverso un golpe, l’esercito ha preso il pieno controllo del Paese instaurando un vero e proprio coprifuoco militare e rovesciando il governo vigente, arrestando la leader Aung San Suu Kyi, capo del partito Lega nazionale per la democrazia (NLD) che ha vinto in maniera schiacciante nelle elezioni dello scorso anno. Una vittoria nella quale, secondo i militari vi sarebbero state frodi diffuse.

A seguito dell’instaurazione del regime militare, diverse persone si sono riversate nelle strade del Paese per richiedere il ripristino della democrazia e la liberazione dell’ex Premio Nobel per la Pace. Proteste alle quali negli ultimi giorni, i militari hanno iniziato a rispondere con la forza, tanto da spingere i principali social media, quali Facebook ed Instagram, a bloccare gli account dell’esercito 

Repressione di Yangon: cosa è accaduto esattamente?

Stando a quanto riportato da alcuni media locali, le forze di sicurezza avrebbero aperto il fuoco nella cittadina di Yangon di Hlaing Tharyar mentre alcuni manifestanti hanno reagito con bastoni e coltelli. Il bilancio sarebbe di 14 morti, anche su alcuni rapporti locali hanno affermato che il bilancio è stato più alto.

Repressione di Yangon
Repressione di Yangon

Le forze di sicurezza avrebbero usato proiettili di gomma e proiettili vivi, stando a quanto dichiarato dai medici, i quali avrebbero immediatamente prestato soccorso ai manifestanti feriti (“Tre sono morti davanti a me mentre stavo curando. Ne mando altri due in ospedale. Questo è tutto quello che posso dire in questo momento” ha dichiarato uno di loro), i quali avrebbero dichiarato anche che “durante il giorno si sono sentiti colpi di arma da fuoco e nelle strade sono stati visti camion militari

Repressione di Yangon
Repressione di Yangon

Manifestanti che stando a quanto riportato dalla Cina avrebbero attaccato e dato alle fiamme alcune fabbriche finanziate dal paese nipponico nel Myanmar, oltre a ferire diversi cittadini cinesi, ritenendo che questi ritenendoli erroneamente alleati e collaboratori dell’esercito birmano.

martina lumetti

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