Stiamo facendo davvero qualcosa per la crisi climatica nel 2021 ?

Nonostante gli obiettivi di tutti i Paesi delle Nazioni Unite per contrastare la crisi climatica, secondo gli esperti non si sta facendo ancora abbastanza. 

Il 26 marzo 2021 il Segretariato della Convenzione sul Cambiamento climatico dell’ONU ha presentato il primo report, su due report che verranno pubblicati, in cui si analizza l’ambizione da parte di tutti i Paesi del mondo di ridurre le emissioni protagoniste della crisi climatica.

In base a quanto emerso dal primo NDC(Nationally Determined Contributions) Synthesis Report, cioè la sintesi dei piani per contrastare la crisi climatica dei singoli Paesi delle Nazioni Unite, gli obiettivi sarebbero sì ambiziosi, ma secondo gli scienziati tali obiettivi non sarebbero ancora sufficienti. La linea che i Paesi stanno seguendo per contrastare la crisi climatica rimarrebbe al di sopra di +1,5° C, lontano quindi dal proposito globale dell’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. Secondo gli esperti, infatti, bisognerebbe dimezzare le emissioni entro il 2030, per poi abbatterle completamente entro metà secolo. 

Quest’anno, in occasione della COP26, la 26esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che avrà sede a Glasgow dal 1 novembre al 12 novembre 2021, ogni singolo Paese dovrà avere già presentato il proprio NDC. Nonostante alcuni Paesi abbiano avuto importanti crisi climatiche negli ultimi anni, i piani che hanno fin ora presentato mancano di ambizione.

 

Manuel Pulgar-Vidal, leader del WWF Internazionale su Clima ed Energia, ha detto la sua: “E’ ingiustificabile  che i Paesi più ricchi al mondo, che rappresentano il 75% delle emissioni globali, non abbiano fatto la loro parte.   I maggiori emettitori – tra cui Cina, India e Stati Uniti – non hanno ancora presentato i loro piani nazionali. Abbiamo sentito alcuni segnali promettenti da Stati Uniti e Cina, ma la prova sarà il loro invio formale alle Nazioni Unite”.

Paesi come la Norvegia, il Regno Unito, l’intera Unione Europea, hanno aumentato la loro ambizione sulla riduzione di emissioni, anche se potrebbero fare molto di più. Giappone, Corea del Sud, Russia, Nuova Zelanda, Svizzera, Australia, Messico e Brasile invece, dovrebbero rivedere i loro piani nazionali. Gli ultimi, Brasile e Messico, secondo i loro piani nazionali rischierebbero addirittura di aumentare le emissioni climatiche.

Crisi Climatica 2021
Crisi Climatica 2021

Secondo Pulgar-Vidal tutti i Paesi dovrebbero presentare piani più ambiziosi in largo anticipo rispetto la COP26, invitando quei Paesi con limitati obiettivi di rivedere i loro programmi di riduzione delle emissioni mirando a migliorarli. Il leader del WWF ricorda inoltre quanto questa crisi climatica riguardi tutti noi, di come l’ attività umana stia destabilizzando il clima e il sistema di approvvigionamento alimentare, distruggendo il nostro ecosistema naturale da cui dipendiamo, rischiando di non permettere allo stesso di rigenerarsi naturalmente.

 

In Italia quest’anno potremmo avere un ruolo importante  grazie a tre eventi: il Summit dei leader G20, che avverrà due giorni prima della COP26, e il Movimento dei Giovani Per il Clima, che si terrà per la prima volta a Milano dal 28 al 30 Settembre 2021  e vedrà partecipare milioni di giovani provenienti da tutto il mondo, pronti a far valere la loro voce in merito alla battaglia contro la crisi climatica. Sempre a Milano ci sarà anche la conferenza preparatoria alla COP26 dal 30 Settembre al 2 Ottobre 2021.

 

 

Gabriele Furi

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