Scontri nel Myanmar: gli Stati Uniti sanziona il regime militare

Davanti all’escalation degli scontri nel Myanmar, tra la popolazione e i soldati del regime militare, gli Stati Uniti sono scesi in campo con il pugno duro, sanzionando duramente questi ultimi, inserendo  nella blacklist della Casa Bianca, la 33esima e la 77esima divisione di fanteria leggera dell’esercito.

Scontri nel Myanmar: il punto della situazione

Scontri che è ormai risaputo vanno avanti dal 1° febbraio 2021, quando il governo della leader democratica Aung San Suu Kyi è stato rovesciato dall’esercito militare, che detiene parte del potere nel Myanmar (ex Birmania) con l’accusa di una presunta frode durante le elezioni del 2020, che ha visto trionfare il suo partito.

Scontri nel Myanmar
Scontri nel Myanmar

Da allora la San Suu Kyi è detenuta (ora stando ad alcune fonti, si troverebbe agli arresti domiciliari), mentre l’esercito ha installato un vero e proprio “coprifuoco militare”, che ha portato alla ribellione della popolazione dello stato asiatico.

Una ribellione che da protesta apparentemente pacifica per le strade e le città del piccolo paese asiatico negli ultimi giorni, è degenerata in veri e propri scontri armati in cui l’esercito non ha mancato di usare la violenza contro uomini, donne e bambini, tanto che il bilancio tra feriti e morti è alto.

Scontri nel Myanmar
Scontri nel Myanmar

Duri gesti, fortemente condannati dapprima dal mondo social, con Facebook e Instagram che hanno immediatamente provveduto a bloccare i profili ufficiali di diversi militari, rei di diffondere video con scene di barbarie e violenze proprio nei confronti della popolazione civile, che tuttavia continuano a girare sul Web, e nei quali vengono mostrate le persone arrestate durante le retate notturna che sfilano  sotto la minaccia armata degli stessi militari.

Arresti che hanno riguardato anche diversi giornalisti e  fotografi di alcune testate locali e non solo (Myanmar Now, 7Day News, Myanmar Pressphoto Agency, Mcn Tv News, The Voice, Dvb, Bbc e Associated Press), alcuni dei quali sono stati rinchiusi nella famigerata prigione Insein a Yangon, usata in passato per i dissidenti politici.

Scontri nel Myanmar: la dura condanna degli Stati Uniti

Scontri nel Myanmar
Scontri nel Myanmar

Una situazione drammatica e fortemente condannata da gran parte del mondo, compresi gli Stati Uniti, che davanti al degenerare della situazione, ha deciso di  imporre pesanti sanzioni ad ufficiali e unità militari birmane: nel mirino in particolare, sono finiti il capo della polizia Than Hlaing e il comandante dell’ufficio per le operazioni speciali, il generale Aung Soe.

martina lumetti

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