AstraZeneca e trombosi: “c’è un nesso” dice Cavaleri.

In un’intervista al Messaggero il responsabile vaccini dell’Ema Marco Cavaleri afferma che tra AstraZeneca e trombosi c’è un collegamento. EMA e AIFA limiteranno l’uso del siero anglo-svedese per le categorie a rischio.

AstraZeneca e trombosi: “c’è un nesso” dice Cavaleri. I risultati delle ricerche.

Dopo alcune settimane di ricerche l’EMA si è pronunciata in merito ai casi di trombosi avvenuti dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca.

L’Agenzia Europea del Farmaco ha ammesso che:

“sempre più difficile affermare” che non ci sia un “rapporto di causa ed effetto tra la vaccinazione” e “casi molto rari di coaguli del sangue insoliti associati a un basso numero di piastrine”.

Tuttavia è stato confermato che, nonostante il nesso vaccino-trombosi, la bilancia tra rischi e benefici pende decisamente a favore del siero anglo-svedese.

In un’intervista al Messaggero Marco Cavaleri, responsabile vaccini dell’EMA, conferma le conclusioni degli studi e ribadisce:

“C’è un’associazione con il vaccino. Cosa causi questa reazione, però, ancora non lo sappiamo”

Alla luce di queste notizie bisogna ridefinire le modalità di somministrazione di AstraZeneca.

Il responsabile vaccini dell'Ema Marco Cavaleri in un'intervista al Messaggero riporta quanto scoperto dall'Agenzia Europea del farmaco sul possibile nesso tra AstraZeneca e trombosi. (Fonte: Il Messaggero)
Il responsabile vaccini dell’Ema Marco Cavaleri in un’intervista al Messaggero riporta quanto scoperto dall’Agenzia Europea del farmaco sul possibile nesso tra AstraZeneca e trombosi. (Fonte: Il Messaggero)

Quindi sia l’EMA che l’AIFA (l’agenzia italiana del farmaco) si pronunceranno nei prossimi giorni anche se il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, anticipa a Radio 24:

“È possibile, per maggiore precauzione, che l’Agenzia europea dei medicinali indichi che per una determinata categoria è meglio non utilizzare il vaccino anti-Covid di AstraZeneca.”

E, infine, Sileri evidenzia che questi fenomeni sono accaduti anche per altri farmaci e che gli eventi trombotici sono estremamente rari.

AstraZeneca e trombosi: “c’è un nesso” dice Cavaleri. Le possibili limitazioni del vaccino.

Le ricerche dell’EMA hanno riscontrato che il nesso AstraZeneca e trombosi emerge particolarmente in alcune categorie.

Per questa ragione l’EMA e poi l’AIFA dovranno ragionare attentamente per fasce di età e sesso.

Sileri cita come esempio il caso delle giovani donne che sono:

“spesso protagoniste dei casi di trombosi, patiscono meno l’effetto del Covid, dovremo valutare dunque il rapporto rischi-benefici per loro.”

Un’altra categoria a rischio, oltre agli over 50, sono gli individui tra i 50 e i 60 anni anche di sesso maschile (almeno il 20% dei casi).

Questi dati hanno messo in allarme anche la Gran Bretagna che, nonostante i pochi casi di trombosi rispetto all’elevatissimo numero di vaccinati, sta pensando di limitare la somministrazione di AstraZeneca per i più giovani.

Anche L'Agenzia britannica del farmaco sta valutando di escludere la somministrazione di AstraZeneca per quelle categorie che sono apparse più esposte alle trombosi. (Fonte: La Repubblica)
Anche l’Agenzia britannica del farmaco sta valutando di escludere la somministrazione del siero dopo le scoperte sul nesso tra AstraZeneca e trombosi. (Fonte: La Repubblica)

Le ipotesi formulate dall’MHRA (l’agenzia del farmaco britannica) sono state riportate da Channel 4:

“Due fonti ci hanno riferito che, sebbene i dati non siano ancora chiari, ci sono crescenti argomentazioni che giustificherebbero offrire alle fasce di età più giovane, under 30 almeno, un vaccino differente.”

Ritornando in Italia, Marco Cavaleri nella sua intervista al Messaggero spiega i futuri passaggi che l’EMA attuerà.

Tuttavia, ha precisato che gli annunci che ci saranno in settimana saranno solo preliminari e “difficilmente” si arriverà “a indicare dei limiti di età.”

Sul fatto che in alcuni Paesi europei il vaccino anglo-svedese è stato già limitato e in altri no, il responsabile vaccini dichiara:

“Sarebbe preferibile che vi fosse una posizione univoca a livello europeo, ma non è semplice, soprattutto non dimentichiamo che il peso del Covid è differente nei vari Paesi: in Italia muoiono ancora 500 persone al giorno, in Norvegia quasi nessuno. Questi fattori giustificano approcci differenti.”

AstraZeneca e trombosi: “c’è un nesso” dice Cavaleri. Le opinioni degli esperti.

In Italia gli esperti hanno comincia a dibattere su quali limitazioni dovrebbero essere adottate alla luce del nesso tra il vaccino e le trombosi.

Armando Genazzani, professore di farmacologia e membro del Comitato approvazione farmaci dell’EMA, dichiara alla Stampa:

“AstraZeneca riserva tante sorprese: come dimostra l’esperienza inglese è più efficace del previsto, ma ha un rarissimo effetto collaterale sulle donne. L’ideale sarebbe escludere le donne under 55.”

Invece l’ematologo del Politecnico di Milano, Pier Mannuccio Mannucci, contesta queste limitazioni sostenendo che:

“Le trombosi venose cerebrali post vaccino sono state osservate anche in persone sopra i 60 anni, non capisco la ragione per cui bisognerebbe prevedere un limite. I benefici di Astrazeneca superano di gran lunga i rischi. Il Covid è un pericolo infinitamente superiore.”

In ultimo c’è l’opinione di Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Humanitas di Milano, che al Corriere della sera dice:

“I casi gravi di trombosi osservati in relazione al vaccino potrebbero essere forse causati, secondo una recente pubblicazione, dalla formazione di autoanticorpi, come succede, in rarissimi casi, durante trattamenti con eparina: una condizione definita Vipt (Vaccine induced prothrombotic immune thrombocytopenia).”

La pubblicazione in questione è stata scritta da dei ricercatori tedeschi. Poi Mantovani conclude:

“Se confermata, l’osservazione potrebbe guidare la diagnosi e la terapia di questi, pur molto rari, eventi avversi.”

Per avere un quadro chiaro della situazione, però, bisognerà attendere le prossime ricerche e dichiarazioni dell’Agenzia Europea del farmaco.

 

 

Pierpaolo Pisciella

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