Sessant’anni fa si svolse il processo a Eichmann, il “ragioniere della morte”.

Sessant’anni fa, 11 aprile 1961, si svolse a Gerusalemme il processo a Eichmann, uno dei protagonisti della Shoah. A seguito di questo, il “ragioniere della morte” fu condannato alla pena capitale con a carico 15 capi d’imputazione.

Sessant’anni fa si svolse il processo a Eichmann, il “ragioniere della morte”. L’incarnazione della “banalità del Male”.

La storia che portò Adolf Eichmann, ex ufficiale delle SS, davanti al tribunale di Gerusalemme iniziò alle 18:30 dell’11 maggio 1960 a Buenos Aires, Argentina.

Nel Paese sudamericano fu condotta da tre agenti del Mossad (i servizi segreti israeliani) un’operazione per assicurare alla giustizia uno dei protagonisti degli orrori del Reich nazista.

Dopo la fuga dalla Germania prima e dall’Europa poi alla fine della seconda guerra mondiale, l’ufficiale delle SS si rifugiò in Argentina con lo pseudonimo di Riccardo Klement. Quando fu raggiunto dal Mossad lui si arrese senza opporre resistenza e fu portato in Israele.

Allora il presidente israeliano era Ben Gurion e fu lui ad annunciare alla Knesset (il Parlamento di Gerusalemme) la cattura di colui che aveva organizzato e applicato pezzo dopo pezzo la “Soluzione Finale”, lo sterminio di tutti gli Ebrei in Europa.

Rafi Eitan, una delle spie del Mossad che arrestò Eichmann a Buonos Aires nel 1960. (Fonte: Yoav Lemmer/EPA-EFE)
Rafi Eitan, una delle spie del Mossad che arrestò Eichmann a Buonos Aires nel 1960. (Fonte: Yoav Lemmer/EPA-EFE)

Il “processo Eichmann”  iniziò l’11 aprile 1961, a 14 anni da quello di Norimberga. L’arrivo dell’ufficiale delle SS  fu accolto in Terra Santa con un sentimento misto di esultanza e odio. Finalmente, si pensò, i sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti potevano infliggere la giusta punizione a uno di quelli che in maniera meticolosa rese realtà i piani di sterminio decretati da Hitler nella conferenza di Wannsee del 1942.

Sessant’anni fa si svolse il processo a Eichmann, il “ragioniere della morte”. Il processo.

Eichmann fu incarcerato e tenuto sotto stretta sorveglianza per evitare che si suicidasse per quasi un anno. Durante gli interrogatori, condotti da Avner Less e registrati su un nastro magnetico (conosciuto come Das Eichmann-Protokoll), il prigioniero si mostrò come un oscuro burocrate che non odiava personalmente gli Ebrei, ma rispettava solo gli ordini impartiti.

Eichmann a prima vista appariva come una persona anonima, docile e priva di crudeltà e follia. In realtà era senza scrupoli, preciso e puntiglioso nei suoi compiti. La filosofa tedesca Hannah Arendt trasse proprio dalla sua figura lo spunto per scrivere la “Banalità del male”, mentre lo psicanalista Bruno Bettelheim disse:

“Se fosse stato più uomo, l’umanità l’avrebbe trattenuto dal compiere malvagità; se fosse stato meno uomo, gli sarebbe mancata l’efficienza sul lavoro. Così invece impersona esattamente il tipo di individuo banale che, quando glielo si ordina, preme il bottone, e si preoccupa solo di premerlo bene, senza domandarsi se c’è qualcuno che ci rimetta la pelle.”

Contro un soggetto del genere, il presidente Ben Gurion stanziò una grande quantità di denaro per radunare 108 testimoni e analizzare più di 1600 documenti (tra cui gli atti del Processo di Norimberga) che attestavano il folle sistema di sterminio che i gerarchi nazisti, tra cui Eichmann, avevano messo in atto.

I capi d’accusa presentati al processo furono 15 capi d’accusa tra cui 4 per crimini contro il popolo ebraico, 7 contro l’umanità e 1 per crimine di guerra. L’avvocato difensore del burocrate tedesco, Robert Servantius (legale tedesco che aveva difeso al Processo di Norimberga il gerarca Fritz Sauckel), provò a scagionare l’imputato durante i vari gradi del processo e a contestare le modalità del processo stesso e del rapimento di Eichmann compiuto dal Mossad, ma senza successo.

Il mite burocrate tedesco venne scagionato, tuttavia, da quattro accuse poiché non ne era responsabile:

  1. il comando delle Eisantzgruppen (unità mobili di massacro) che era affidato a Heydrich;
  2. l’approvvigionamento dei trasporti per le deportazioni all’Est, compito delle alte sfere delle SS delle quali Eichmann era solo un “Obersturmbannfuhrer”;
  3. la gestione dei lager (il burocrate gestiva materialmente i trasporti);

la decisione di sterminare gli Ebrei orientali che, però, fu presa da Adolf Hitler.

Edizione del Corriere della sera che annuncia l'arresto di Eichmann. (Fonte: Corriere della sera)
Edizione del Corriere della sera che annuncia l’arresto di Eichmann. (Fonte: Corriere della sera)

Sessant’anni fa si svolse il processo a Eichmann, il “ragioniere della morte”. La condanna a morte.

Il processo fu portato avanti per diversi mesi e l’11-12 dicembre 1961 i giudici della Corte di Gerusalemme emisero il verdetto di colpevolezza per crimini contro il popolo ebraico e l’umanità. Tre giorni dopo, il 15, decisero che Eichmann avrebbe pagato i suoi crimini con la morte.

La difesa provò a far revisionare il verdetto durante il processo d’appello del 22-29 marzo 1962 con alcuni documenti, ma il destino per il “tecnocrate della morte” era segnato.

Caduti nel vuoto anche i tentativi di grazia presentati dallo stesso ufficiale e dalla famiglia, Otto Adolf Eichmann fu impiccato nel carcere di Ramla il 31 maggio 1962 a mezzanotte. Le leve della corda furono tirate contemporaneamente da due persone in modo che nessuno saprà mai esattamente chi avesse effettivamente ucciso il preciso e terribilmente efficiente “ragioniere della morte”.

 

Pierpaolo Pisciella

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