Caso Vannini, Federico Ciontoli parla con dei video su Facebook: “non esiste nessun segreto”

Dopo sei anni di silenzio Federico Ciontoli, uno dei membri della famiglia Ciontoli coinvolta nel tragico caso Vannini, ha deciso di esporsi, utilizzando Facebook come mezzo per far sentire la propria voce. La cosa ha destato non poco clamore, considerando l’impatto mediatico che la morte di Marco Vannini aveva suscitato, e come la vicenda aveva commosso tutta Italia.

 

Caso Vannini
Caso Vannini (fonte: Fanpage)

Caso Vannini: un breve riepilogo

Siamo a Ladispoli, città che sorge nella periferia di Roma, affacciata al mare. Marco Vannini è un ragazzo di vent’anni, fa il bagnino e sogna una carriera nel mondo militare. È originario di Cerveteri, ma la sera del 17 maggio 2015 si trova a Ladispoli, a casa della fidanzata Martina Ciontoli, con la quale ha una relazione da tre anni. In casa Ciontoli sono presenti anche il padre, Antonio Ciontoli, la madre, Maria Pezzillo, il fratello, Federico Ciontoli, e la fidanzata di quest’ultimo, Viola Giorgini.

 

Caso Vannini
Caso Vannini (fonte: Newnotizie)

 

Dalle 23 in poi, inizia un susseguirsi di eventi che diventeranno ben presto noti alla cronaca nera italiana come il “Caso Vannini“. A quell’ora, tutti i presenti si stanno preparando per andare a dormire, dopo una giornata passata insieme a Bracciano, nel casale di proprietà dei Ciontoli. Stando alla ricostruzione effettuata durante il processo, a quell’ora Marco Vannini è in bagno e si sta facendo una doccia: in quel frangente, Antonio Ciontoli – all’epoca dei fatti Sottoufficiale della marina militare – sarebbe entrato per recuperare due pistole che deteneva regolarmente. Marco si sarebbe mostrato incuriosito dalle armi, e Antonio, pensando che fossero scariche, avrebbe colpito il giovane con un colpo partito mentre scherzava con lui.

Da quel momento, ciò che accadde nelle ore successive allo sparo risulta confuso e ricco di discrepanze. Alle 23:40 arriva la prima chiamata indirizzata al 118, a parlare è Federico, che riferisce all’operatrice che Marco si è sentito male a causa di uno scherzo. Segue una chiamata alle 00:06, stavolta effettuata dal capofamiglia, in cui afferma che il ragazzo si è ferito mentre si trovava nella vasca da bagno, con la punta di un pettine. Durante questa chiamata, si sentono forti e chiare le urla di Marco in sottofondo, che si lamenta dal dolore.

Circa venti minuti dopo l’ambulanza arriva sul posto, che in un primo momento lo trasporta al Posto di primo intervento (PIT) di Ladispoli. È qui che Antonio Ciontoli rivela la verità, ossia che Marco è stato colpito da un proiettile esploso accidentalmente, chiedendo al medico di turno di ometterlo dal verbale. Le condizioni del ventenne sono ormai disperate, e viene predisposto il trasferimento al policlinico Gemelli di Roma con l’elisoccorso, che durante il tragitto dovrà fermarsi due volte per il sopraggiungere di ripetuti arresti cardiaci, il secondo dei quali stroncherà Marco Vannini alle 3:10 del mattino del 18 maggio.

Caso Vannini: la condanna annullata, il processo di appello bis

Dopo quasi sei anni dall’omicidio Vannini, i genitori di Marco, Marina Conte e Valerio Vannini, chiedono ancora a gran voce verità e giustizia. Il primo processo a carico della famiglia Ciontoli, nel 2018, ha visto Antonio Ciontoli condannato a 14 anni di reclusione, ridotti in appello a 5, per omicidio volontario con dolo. 3 anni a testa, invece, è stato il verdetto per i restanti imputati, ad esclusione di Viola Giorgini, per omicidio colposo.

 

Caso Vannini
Caso Vannini (fonte: Corriere della Sera)

 

I Vannini sono ricorsi alla Cassazione, che nel 2020 ha annullato la sentenza d’appello, richiedendo un nuovo giudizio. Il 30 settembre 2020 è arrivata la nuova sentenza: 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale ad Antonio Ciontoli, e 9 anni e e 4 mesi per concorso anomalo a Maria Pezzillo e a Martina e Federico Ciontoli, mentre Viola Giorgini è stata assolta dall’accusa di omissione di soccorso. Il 3 maggio prossimo si saprà se la Corte di Cassazione la approverà o meno definitivamente.

Fino a questo momento, i protagonisti della caso Vannini avevano evitato di esporsi, mantenendo un assoluto riserbo. Negli ultimi giorni, però, Federico Ciontoli ha creato un profilo Facebook personale, e una pagina Facebook a suo nome che ad oggi conta poco più di 200 like, iniziando a pubblicare dei video in cui si mostra e parla, risponde alle domande che gli vengono poste e approfondisce i fatti di quella sera fatale.

Caso Vannini: Federico Ciontoli esce dal silenzio

Il primo video pubblicato dal primogenito dei Ciontoli risale al 17 marzo 2021, mentre l’ultimo solamente pochi giorni fa, il 6 aprile. Federico fa spesso riferimento ai media e ai programmi televisivi, come Chi l’ha visto? – che fin da subito ha seguito la vicenda -, Le Iene, Quarto Grado, che avrebbero eccessivamente strumentalizzato il caso Vannini, facendo spettacolo, distorcendo le informazioni e amplificando l’odio nei confronti dei Ciontoli.

Diversi sono i tasti che sono stati toccati nella serie di video registrati fino ad ora. Il primo è stato lo sparo: come aveva fatto a non capire che era partito un colpo d’arma da fuoco? Federico Ciontoli ha spiegato che in un primo momento, trovandosi nella sua camera con la fidanzata Viola, non ha assistito direttamente all’accaduto e il rumore che si era udito non era un classico colpo di pistola, ma ricordava più un oggetto che va in frantumi cadendo a terra.

Successivamente, ha trattato l’aspetto riguardante i vestiti di Marco, che si ipotizzava fossero stati lavati in un secondo momento per togliere eventuali tracce ematiche, evidenziando che le perizie avevano accertato che il giovane bagnino non indossava indumenti al momento dello sparo. Federico chiarisce anche la motivazione per cui Marco è arrivato al PIT di Ladispoli con abiti che non gli appartenevano. Nella concitazione del momento, si era vestito per seguire la famiglia al Punto di intervento, ma non sapendo dove fossero i vestiti della vittima ne aveva presi alcuni personali da fargli indossare per il trasporto.

In un video risalente al 31 marzo, invece, chiarisce la sua posizione in merito al comportamento attuato quella sera, la sua conoscenza delle armi, il presunto tentativo di sviare le indagini, il tutto corredato da documentazione ufficiale tratta dagli atti giudiziari dei processi, nonché dalle interrogazioni e testimonianze dei mesi successivi alla morte di Marco Vannini.

Federico Ciontoli sembra intenzionato a continuare la sua battaglia contro la strumentalizzazione mediatica, e a smentire – o ridimensionare – ciò che è stato ripetuto in questi sei anni sul caso Vannini. Ad oggi, le circostanze che circondano l’omicidio Vannini sono ancora da chiarire del tutto, e molti aspetti sono tutt’ora nebulosi. Quello che ci si auspica, e in primis i coniugi Vannini, è che tutta la verità su cosa sia realmente accaduto la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 nella villetta di via Alcide de Gasperi a Ladispoli venga finalmente a galla.

Martina Zennaro

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