Greta Thunberg chiede alla Cina di non usare le bacchette di legno. E la Cina bacchetta Greta dandole dell’ignorante.

Per Greta Thunberg, l’attivista ecologica definita rivoluzionaria, è giunto il momento di tornare a fare ciò che, in linea teorica, dovrebbero fare i ragazzi della sua età: andare a scuola a studiare.

Nulla da polemizzare sul suo intento di portare aventi l’ecologica battaglia contro i cambiamenti climatici, ma forse questa volta ha esagerato.

Dopo mesi passati ad esortare i Cinesi a rinunciare all’utilizzo smodato delle bacchette di legno per passare all’utilizzo della forchetta per preservare i disboscamenti, è arrivata la risposta dalla Cina che ha “bacchettato” la sua scarsa cultura.

Di fatto le bacchette cinesi non sono costruite con legno di alberi ma con il bambù, ovvero volgarissima erba.

Greta Thunberg contro le bacchette cinesi
Greta Thunberg contro le bacchette cinesi

La risposta dei Cinesi è diventata virale perché, di fronte all’esortazione della diciottenne svedese conosciuta per i suoi molteplici scioperi scolastici al fine di contrastare l’inquinamento e il surriscaldamento globale, si sono difesi esortandola a tornare a scuola dove potrà scoprire appunto che non viene utilizzato il legno nelle fabbriche di bacchette.

La risposta è poi degenerata in un contesto meno elegante in quanto hanno anche esortato Greta e i suoi amici a rifiutarsi di pulirsi il deretano con la carta igienica, perché questi sono alberi!

Ma quanto c’è di vero nella risposta dei Cinesi?

Andando a scavare a fondo nelle tradizioni cinesi, abbiamo però scoperto che la risposta data a Greta Thunberg nasconde una verità scomoda.
Se da una parte non si può contestare la realtà che vede il bambù come protagonista per la realizzazione delle tipiche bacchette, dall’altra viene spolverata una verità scomoda che i cinesi hanno tentato di nascondere.
Solo in Cina, ogni giorno 100 ettari di alberi vengono abbattuti per rifornire di bacchette usa e getta 1,3 miliardi di persone. Una superficie pari a 100 campi da calcio di foresta di bambù, betulle o pioppi che viene distrutta ogni giorno.

La produzione delle “posate orientali” in 20 anni ha utilizzato circa 20 milioni di alberi, il quantitativo necessario per  riempire Piazza Tianamen con 360 strati di bacchette sovrapposte.

Greta Thunberg non è stata quindi l’unica a cercare di rallentare la produzione delle bacchette, ma è stata preceduta da un legislatore cinese che è anche a capo di una società forestale e che ha esortato il paese a salvaguardare con maggiore attenzione il patrimonio boschivo.

“Dobbiamo cambiare le nostre abitudini di consumo e incoraggiare le persone a portare al ristorante le proprie bacchette” ha dichiarato Bo Guangxin, il presidente del Jilin Forestry Industry Group.

La Cina è il più grande consumatore e importatore mondiale di legno, e ha istituito un cinque per cento imposta sulle bacchette usa e getta e pannelli per pavimentazioni in legno nel 2006, nel tentativo di ridurre gli sprechi di legname.

Che Greta Thunberg debba occuparsi dello studio e della scuola come tutti i ragazzi della sua età è ormai un invito che giunge da più parti del mondo, tuttavia, nonostante questo piccolo scivolone culturale, la sua protesta contro le bacchette non è propriamente infondata come vogliono far credere i cinesi.

Silvana Uber

Vicepresidente di una casa editrice nel triveneto, scrittrice per Leonida Edizioni, Eracle Editore, Titani edizioni e talent scout per autori emergenti. Mamma, amante dell'Africa... e del prosecco!

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