Roberto Speranza è divenuto ufficialmente il peggiore ministro della storia, scambiando la salute pubblica per pensiero politico sinistroide

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ormai le ore contate. Il suo attaccamento alla poltrona è proverbiale ma né il Governo Draghi né il popolo italiano possono rimanere inermi davanti a una tale zavorra che – col suo inutile peso condito di ignoranza, stalinismo e depravazione psicologica- sta portando a picco l’Italia.

E con essa tutti noi!

Le sue intenzioni sono ora ben chiare al popolo italiano, ad esclusione di chi oramai è entrato da un anno in quel loop vizioso fatto da mainstream e “sentito dire”.

Le vere intenzioni di Roberto Speranza non sono la salute pubblica

Un paradosso se accostato al ministro della salute ma altresì un colpo di scena che non ha sorpreso nessuno.

Ma andiamo per gradi, partendo in primis con le motivazioni che hanno spinto, e spingono tutt’ora, questa sottospecie di ministro a voler l’Italia blindata.

Roberto Speranza sotto inchiesta
Roberto Speranza sotto inchiesta

L’Italia deve stare in lockdown per imporre la cultura di sinistra

Sono queste le parole di Roberto Speranza che spiegano il motivo per cui, ideologicamente, ha spinto gli italiani a credere non vi fosse alcuna via di uscita dal Covid.

Nessun accenno a salvaguardare la salute pubblica ma solo una brutale e macchiavellica intenzione di approfittare della pandemia per istituire il lockdown dovunque e comunque e dare una “lezioncina” pedagocica al popolo, così da insegnargli ad accettare e sottomettersi alla cultura di sinistra.

Ma poi quale sarebbe l'”odierna cultura di sinistra”? Il diasporismo terzomondista ? L’omologazione metrosessuale? L’imperialismo apolide dell’alta finanza globalista?

Avevano provato alcune persone, già un anno fa, a sollevare alcune polemiche sui benefici nulli del lockdown, ma erano stati etichettati complottisti, una parola in voga tra il 2020 e il 2021.

Chissà che non avessero ragione?

Roberto Speranza e la sciagurata gestione della pandemia

Il relitto del governo Conte è un fantasma onnipresente anche nel governo Draghi, il quale si è circondato di una schiera di collaboratori che hanno occultato scientemente la verità, taroccando e cancellando la relazione per l’Oms di una squadra di scienziati di Venezia sui gravissimi errori del suo ministero che hanno aggravato il bilancio dei morti.

Dopo l’indagine devastante della procura di Bergamo che ha portato alla luce conversazioni segrete che coinvolgono Ranieri Guerra (di cui si è già largamente parlato nei giorni scorsi), ora il ministero tiene segreti altri documenti della task force.

Il primo stralcio di uno dei verbali della task force è emerso a gennaio quando i pm inviarono la guardia di Finanza al ministero con in mano un decreto di perquisizione locale e informatica. Ad attirare l’attenzione dei magistrati furono in particolare ‘le dichiarazioni verbalizzate’ di Giuseppe Ippolito, direttore dello Spallanzani, il quale aveva evidenziato l’opportunità ‘di riferirsi alle metodologie del Piano pandemico di cui è dotata l’Italia e di adeguarle alle linee guida appena rese pubbliche dall’Oms‘”.

L’indagine, per continuare, chiede a Roberto Speranza la presa in visione di altri documenti ma ovviamente il ministro della salute, come sua abitudine, si rifiuta di mostrare tali documenti dichiarandoli informali.

“Gli scritti informali prodotti in quelle riunioni sono solo ‘resoconti riepilogativi’. Niente di serio, insomma”.

Niente di serio? Ma siamo… seri?

In poche parole il ministro della salute dichiara che non esistono verbali sulla Task Force e che negli archivi vi sono solo resoconti informali con allegato l’elenco dei presenti e che l’attività degli stessi era una banale consultazione informale del ministro. Inoltre mancano l’intestazione, la data, la firma, il protocollo interno e via dicendo.

Traduzione? La Task Force ha deciso per tutto questo tempo le sorti nel nostro Paese informalmente! Senza un  ‘decreto ministeriale istitutivo’ che ne disciplinasse ‘formalmente l’attività’ o ne scandisse ‘tempi e modalità di procedimento’”.

Ecco chi ha deciso le nostre sorti, dunque. Una struttura non legittimata e di cui non esisterebbero verbali.

Una Task Force informale che informalmente, come si farebbe davanti a una pizzata tra amici, ha monitorato l’evolversi dell’epidemia e aiutato Roberto Speranza a individuare le misure da adottare. Un esempio? È grazie alla sua ‘consulenza’ se il ministro ha deciso di chiedere il 31 gennaio 2020 la dichiarazione dello Stato di emergenza.

A questo punto, non ci resta che sperare che Roberto Speranza si dimetta e si scolli dalla sua poltrona prima che questa lo inghiotta insieme all’intervento del popolo che, se è stato buono e calmo per un anno, non significa automaticamente che continuerà a subire in silenzio.

 

Silvana Uber

Vicepresidente di una casa editrice nel triveneto, scrittrice per Leonida Edizioni, Eracle Editore, Titani edizioni e talent scout per autori emergenti. Mamma, amante dell'Africa... e del prosecco!

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