17 aprile 1961: l’invasione della Baia dei Porci, il tentativo USA di rovesciare il regime castrista.

Tra il 17 e il 19 aprile del 1961 si consumò uno dei più grandi fallimenti militari della storia americana: l’invasione della Baia dei Porci. Quest’evento sarà alla base di alcuni dei più importanti avvenimenti della storia contemporanea.

17 aprile 1961: l’invasione della Baia dei Porci, il tentativo USA di rovesciare il regime castrista. Gli antefatti.

Per comprendere il percorso che ha portato gli Stati Uniti ad intervenire a Cuba bisogna fare un passo indietro di 2 anni. Il 1° gennaio 1959, dopo 4 anni di tentativi tra denunce e lotte armate, Fidel Castro rovesciò il regime filoamericano di Fulgencio Batista e ne instaura uno comunista.

Il successo della cosiddetta rivoluzione cubana fu motivo di preoccupazione per gli USA che videro crearsi uno Stato comunista vicino ai suoi confini in un momento di grandissima tensione con l’URSS. Approfondendo la questione troveremo due cause alla base delle tensioni che sfociarono nell’invasione della Baia dei Porci.

Il primo motivo è certamente quello politico. Da tempo gli Stati Uniti consideravano l’America Latina l’America’s backyard (il loro “cortile di casa”) e esercitavano su di essa una sorta di protettorato.  Perciò nella zona gli statunitensi  appoggiavano i regimi a loro favorevoli e ne sostenevano le economie.

Nella mappa si vedono tutti i movimenti delle truppe coinvolte nell'invasione degli anticastristi avvenuta nel 1961. (Fonte: Limes/ mappa di Laura Canali)
Nella mappa si vedono tutti i movimenti delle truppe coinvolte nell’invasione degli anticastristi avvenuta nel 1961. (Fonte: Limes/ mappa di Laura Canali)

La scalata al potere del comunista Fidel Castro, aiutato dal fratello Raul e dal famoso Ernesto “Che” Guevara, significò una rottura nella strategia a stelle e strisce in America Latina.

Infatti Cuba, oltre a non piegarsi alle direttive di Washington, poteva innescare un effetto domino con le altre nazioni americane e favorire la nascita di altri governi socialisti o comunisti.

Una prospettiva del genere poteva favorire l’Unione Sovietica che sotto la guida di Nikita Cruscev aveva portato le tensioni con l’Occidente alle stelle. Non a caso i Russi avevano già esteso la loro influenza su Cuba.

La seconda motivazione era prettamente economica. Fidel Castro nei primi mesi di governo attuò la nazionalizzazione delle raffinerie della Esso, Shell e Texaco, l’espropriazione delle banche statunitensi dell’isola e la chiusura dei casinò e delle catene di alberghi Riviera e Capri, colluse con la mafia italoamericana.

La trasformazione in senso comunista dell’economia cubana continuò con la riforma agraria. Questa aveva come effetto principale la ridistribuzione dei terreni posseduti dai latifondisti e dalle stesse compagnie americane (per esempio la  United Fruit Company e la West Indies Sugar Company) ai contadini cubani riuniti in cooperative.

Questa riforma fu un colpo durissimo per tutte le compagnie americane che operavano a Cuba. Poi, a confermare l’estromissione degli USA dall’economia cubana, il regime castrista si accordò con l’URSS per avere petrolio in cambio di zucchero.

Queste mosse portarono il governo di Washington il 19 ottobre 1960 a dichiarare l’embargo totale sulle esportazioni a Cuba, provvedimento che tutt’oggi, seppur mitigato, esiste ancora.

Queste riforme inoltre costrinsero più di 250000 cubani ad abbandonare le loro case e a rifugiarsi negli Stati Uniti. Da questi esuli il governo Eisenhower e poi Kennedy partiranno per progettare l’invasione della Baia dei Porci.

17 aprile 1961: l’invasione della Baia dei Porci, il tentativo USA di rovesciare il regime castrista. Dal Jmarc all’operazione Zapata.

Per rovesciare il regime castrista a Cuba, il presidente americano Dwight Eisenhower nel 1960, ormai alla fine del suo mandato, creò un piano detto “Programma per un’azione segreta contro il regime di Castro” (nome in codice “Jmarc”).

Quest’ultimo prevedeva la sollevazione del popolo cubano contro lo stesso Castro attraverso la creazione di un gruppo di oppositori politici (coordinato dal 1961 dal Concilio Rivoluzionario Cubano a Miami), propaganda martellante (attraverso delle emittenti radio come Radio Swan) e una rete di spie e sabotatori nell’isola (per esempio i gruppi Operazione 40 e Alpha 66).

Il presidente americano John Fitzgerald Kennedy, eletto nel 1961, continuò i progetti iniziati dal predecessore Eisenhower contro Cuba. I suoi piani furono criticati anche da diverse personalità vicine a lui. (Fonte: ANSA)
Il presidente americano John Fitzgerald Kennedy, eletto nel 1961, continuò i progetti iniziati dal predecessore Eisenhower contro Cuba. I suoi piani furono criticati anche da diverse personalità vicine a lui. (Fonte: ANSA)

Nonostante le fughe di notizie avvenute alla fine del 1960, il neopresidente Kennedy continuò i piani del suo predecessore (ormai non poteva più sottrarsi dato che i Democratici avevano riscosso successo alle elezioni proprio grazie all’aggressiva politica anticomunista). Il nome dell’operazione passò da Jmarc a Operazione Pluto, poi Trinidad e, infine, Zapata.

Tuttavia l’operazione americana fu tormentata da rivelazioni come quelle del Times con un articolo di Tud Szulc il 7 aprile e di Radio Mosca del 13 aprile che comunicò al mondo intero che entro pochi giorni gli USA avrebbero attaccato Cuba.

Il regime castrista fu anche informato dal KGB (servizi segreti sovietici), privando di fatto l’operazione Zapata dell’effetto sorpresa. Alla luce delle scoperte l’esercito dell’isola poté organizzare le proprie difese al meglio.

17 aprile 1961: l’invasione della Baia dei Porci, il tentativo USA di rovesciare il regime castrista. L’attacco fallimentare.

L’invasione della baia dei Porci non partì sotto i migliori auspici. All’interno dello stesso governo americano c’erano diversi personaggi di spicco vicini a Kennedy sfavorevoli all’attacco. Tra questi c’erano il generale Lyman Lemnitzer, il segretario della Difesa Robert McNamara, il senatore William Fulbright e l’assistente speciale del presidente Arthur Schlesinger.

I bombardamenti aerei organizzati nei due giorni precedenti allo sbarco, il 15 e il 16 aprile, furono inefficaci o addirittura cancellati.

Se l’attacco aereo era stato deludente, lo sbarco dei 1400 anticastristi addestrati dalla CIA si risolse in un completo disastro.

La “Brigata 2506” (dalla matricola di un anticastrista morto durante l’addestramento in Guatemala) avrebbe dovuto in origine sbarcare a Trinidad, città critica verso Castro, con l’aiuto di circa 300 guerriglieri già presenti nell’isola.

Però questa soluzione fu scartata da Kennedy che scelse lo sbarco nella Baia dei Porci, una zona difficile in cui arrivare per mare a causa della barriera corallina. A complicare la situazione c’erano anche il terreno paludoso a ridosso della baia e la mancanza di vie di fuga verso l’interno, garantite invece a Trinidad.

Il piano degli USA era quello di conquistare una striscia di terra e insediarci un governo filoamericano che avrebbe richiesto l’intervento massiccio delle truppe americane a supporto.

Così gli Stati Uniti avrebbero potuto intervenire senza contraddire la Costituzione che legittimava solo gli interventi militari in aiuto di nazioni amiche.

L’invasione iniziò all’una del 17 aprile e si trasformò ben presto in una partita persa. L’esercito cubano si era già schierato per ricacciare gli anticastristi. Dopo tre giorni di scontri (17-19 aprile) l’esercito cubano aveva inflitto gravi perdite all’aviazione, alla marina e alle truppe filoamericane che tentarono una ritirata dalla baia, ma senza riuscirci.

Sfinita e priva di rifornimenti, la Brigata 2506 si arrese alle truppe del neonato Stato socialista cubano. Il bilancio fu quello di un totale fallimento: 104 morti, 1113 prigionieri e solo 26 superstiti recuperati da un sommergibile americano. L’esercito cubano, invece, riportò 157 morti e più di 500 feriti.

17 aprile 1961: l’invasione della Baia dei Porci, il tentativo USA di rovesciare il regime castrista. Le conseguenze.

L'esercito cubano cattura degli anticastristi dopo la battaglia. Gran parte del corpo di spedizione anticastrista fu catturato dopo tre giorni di combattimento e solo 26 riuscirono a sfuggire alla cattura. I prigionieri furono rilasciati anni dopo in cambio di soldi e aiuti umanitari. (Fonte: Getty images/Miguel Vinas)
L’esercito cubano cattura degli anticastristi dopo la battaglia. Gran parte del corpo di spedizione anticastrista fu catturato dopo tre giorni di combattimento e solo 26 riuscirono a sfuggire alla cattura. I prigionieri furono rilasciati anni dopo in cambio di soldi e aiuti umanitari. (Fonte: Getty images/Miguel Vinas)

Con il senno di poi, il giornalista Jim Rasenberg ha detto che il fallimento dell’invasione della Baia dei Porci fu per Kennedy una benedizione nonostante le turbolenze che creò:

“C’è chi dice che per Kennedy la sconfitta fu in realtà lo scenario migliore. Lui andò fino in fondo, perciò passò per quello forte contro il comunismo, però fallì, quindi non dovette avere a che fare le conseguenze terribili che avrebbe potuto avere la vittoria”.

Tuttavia il fallimento contro il regime cubano fu in quegli anni un evento traumatico. Infatti dissipò l’aura di invincibilità che gli USA si erano creati con le due guerre mondiali e quella in Corea e che venne infranta nuovamente con la sconfitta in Vietnam.

Castro, rafforzato dal trionfo, si avvicinò ancora di più all’URSS. Cruscev sfruttò Cuba come base di appoggio del comunismo in America e se ne servì anche per installare dei missili con cui minacciare da vicino gli Stati Uniti.

Questa mossa, nata come risposta all’installazione di missili americani in Turchia, scatenò nell’ottobre del 1962 la cosiddetta “crisi dei missili di Cuba”, uno dei momenti più caldi dell’intera Guerra Fredda.

Come scrive Rasenberg nel suo libro, The Brilliant Disaster, l’invasione della Baia dei Porci farà sentire i suoi strascichi per molto tempo contribuendo anche ad alcuni degli eventi più importanti della storia americana degli anni ’60 e ’70: l’assassinio di Kennedy, la guerra del Vietnam e lo scandalo Watergate. Ben quattro presidenti americani rimasero coinvolti nella questione della Baia dei Porci.

Pierpaolo Pisciella

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