Morte di George Floyd: condannato Derek Chauvin

I fatti che hanno portato alla morte di George Floyd, purtroppo li conosciamo tutti: l’ex poliziotto Derek Chauvin gli ha tenuto il ginocchio sul collo per 9 minuti, ignorando le suppliche dell’uomo che non poteva respirare.

Una vicenda che ha scosso il mondo, riportando alla luce protocolli poco ortodossi che alcuni poliziotti utilizzano. Anche in Italia abbiamo disgraziatamente assistito a un episodio identico: Riccardo Magherini è morto a causa di carabinieri seduti sulla sua schiena  mentre chiedeva aiuto perché non riusciva più a respirare.

La differenza sta nelle conseguenze per gli autori: in Italia non ci sono state punizioni, negli Stati Uniti si. L’ex poliziotto Derek Chauvin è stato riconosciuto colpevole di 3 capi d’imputazione: omicidio involontario di secondo grado, omicidio di terzo grado e omicidio di secondo grado.

Morte di George Floyd: il processo

Morte di George Floyd-Politically uncorrect
Morte di George Floyd-Politically uncorrect

Il processo si è svolto in una Minneapolis blindata: pochi giorni fa proprio nella stessa città, un ragazzo di colore è stato ucciso dalla polizia dopo un banale fermo per dei controlli. Questo ha portato a proteste molto animate, che hanno costretto a misure molto dure in fatto di sicurezza.

Derek Chauvin si è sempre rifiutato di testimoniare, ma l’accusa ha puntato sul tradimento verso la divisa indossata, ha sottolineato più volte quanti minuti Floyd fosse stato a terra con il ginocchio puntato sul collo, e di aver ignorato le regole basiche della rianimazione.

La difesa di Chauvin, ha puntato sui problemi di cuore di George Floyd, sul fatto che utilizzasse droga e ha provato a seminare il ragionevole dubbio nella giuria sostenendo che le prove non fossero sufficienti per la condanna.

Il medico Martin Tobin, ha smontato questa tesi affermando chiaramente che George Floyd è morto per asfissia e non per altre cause. Il medico ha detto di aver guardato il video della morte di Floyd centinaia di volte, arrivando alla conclusione che chiunque in quelle condizioni sarebbe uscito senza vita.

Tonin, pneumologo, ha aggiunto che la morte sarebbe sopravvenuta dopo 6 minuti e che Chauvin ha tenuto il ginocchio premuto sul collo di Floyd per altri 3 minuti. Aggiunge anche che la posizione supina, con le braccia dietro la schiena, le manette ai polsi e la faccia schiacciata sull’asfalto, ha favorito il processo di morte.

Morte di George Floyd: “aiuto non riesco a respirare”

Morte di George Floyd-Politically uncorrect
Morte di George Floyd-Politically uncorrect

Queste le ultime parole dell’uomo, sdraiato per terra e con un ginocchio sul collo. Sapete perché era stato fermato? Perché aveva comprato delle sigarette ed era sospettato di aver pagato con una banconota falsa.

George Floyd non era un pericolo criminale in fuga, un pedofilo o un violentatore colto sul fatto, c’era semplicemente il sospetto che avesse pagato con soldi falsi.

Suo malgrado è diventato uno dei simboli del Black Lives Matter, portando per l’ennesima volta alla luce un problema peculiare: se hai la pelle scura vieni trattato diversamente.

Morte di George Floyd-Politically uncorrect
Morte di George Floyd-Politically uncorrect

Questo trattamento viene riservato anche ai famosi che non hanno la pelle bianca, che spesso vengono fermati perché ritenuti sospetti: guidano auto di lusso ma si pensa le abbiano rubate, le scuse arrivano quando si scopre chi sono; Amanda Gorman cercava le chiavi di casa sua nella borsa, un poliziotto si è avvicinato perché la riteneva sospetta e quando ha appurato che viveva lì se n’è andato contrariato.

Gli esempi sono infiniti, il problema rimane: la morte di George Floyd ha portato alla luce, per l’ennesima volta, il problema razziale statunitense. Negli Usa, il paese delle libertà, se hai la pelle scura la vita non è affatto così semplice.

I sospetti che tu abbia qualcosa da nascondere, sono insiti nella mente dei più e dobbiamo constatare che i gesti di Rosa Parks e Martin Luther King sono di appena 60 anni fa contro secolo di pregiudizi insiti nella mente umana.

La strada da percorrere è lunga e tortuosa, e come in ogni rivoluzione le vittime lungo il cammino saranno, purtroppo, numerose.

 

Tania Carnasciali

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