Chiuse le indagini sul Ponte Morandi: Incoscienza e immobilismo

Dopo due anni e mezzo, sono state chiuse le indagini sul Ponte Morandi. Secondo i periti del Pm, sono stati “ignorati i segnali d’allarme”.

Si parla d’incoscienza, negligenza, immobilismo, di comunicazioni incomplete e fuorvianti, di manutenzioni inadeguate. Il professor Pier Giorgio Malerba e l’ingegner Renato Buratti, consulenti della Procura di Genova, hanno lavorato per due anni sul disastro del ponte Morandi per individuare le cause del crollo del ponte e i possibili responsabili.

69 indagati, oltre 200 testimoni, 2 mila pagine di accuse, intercettazioni di cui 480 accolte dal giudice, 60 terabyte di materiale sequestrato da computer e telefonini. Una montagna interminabile di documenti e file analizzati dai pm e da 15 uomini della Guardia di Finanza.

indagini sul Ponte Morandi
indagini sul Ponte Morandi

Chiuse le indagini sul Ponte Morandi: Conclusioni

“C’è stata un’incosciente dilazione dei tempi rispetto alle decisioni da assumere ai fini della sicurezza. Tutto ciò, nonostante si fosse a conoscenza della gravità e della contemporanea evoluzione degli stati di ammaloramento del viadotto”

Hanno concluso i periti.

“Confusione e accavallamento di ruoli nella catena di responsabilità dei vari soggetti coinvolti, ovvero Aspi, Spea, Autorità preposte alla vigilanza e al controllo (Ministero, ndr), consulenti e tecnici esterni. Non è stata presa alcuna decisione operativa in merito alla sicurezza strutturale, poiché, tale decisione avrebbe dovuto comportare scelte importanti, quali l’immediata chiusura al traffico del viadotto”

Dunque cosa è successo?

Secondo l’accusa,

Il primo elemento a cadere è lo strallo della pila 9, ovvero il tirante di cemento e acciaio che reggeva la strada. Tra il cedimento iniziale e la caduta a terra dell’ultimo elemento intercorrono 14 secondi… Le due antenne precipitano per ultime.

Nonostante numerosi segni premonitori, nessuno ha preso decisioni per la messa in sicurezza degli stralli, le parti più critiche del viadotto. Per 50 anni i cavi della pila collassata non sono stati oggetto di alcun sostanziale intervento di manutenzione”

Nonostante tutto, sono state prese in considerazione, altre possibili cause del disastro: fulmini, carichi eccessivi, caduta della bobina d’acciaio da un mezzo pesante, esplosione o attentato.

“Nessun altro determinante per il crollo. Ma anche se ci fosse stato, si sarebbe trattato solo dell’innesco della fase ultima di perdita di integrità strutturale di un’opera già gravemente compromessa. C’era un diffuso stato di corrosione delle armature. Il grave ammaloramento delle parti più critiche è la più probabile causa di innesco del crollo”

Si è trattato dunque, di “negligenza nell’ignorare i segnali riscontrati a monte dell’intervento del 1994 e successivamente rilevati nella loro progressione da quella data fino al crollo”.

Elena Ciccarone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

google.com, pub-1977910587878590, DIRECT, f08c47fec0942fa0