Emanuela Orlandi: un mistero lungo 40 anni

Emanuela Orlandi è scomparsa nel 1983: era andata ad una lezione di flauto, e non ha mai fatto ritorno. Aveva 15 anni, ed era una ragazzina come tante divisa tra sogni e realtà.

È una cittadina vaticana, suo padre è un funzionario de Vaticano, in famiglia non ci sono problemi a parte quelli normali tra genitori e figli. Subito si pensa ad un fuga con un fidanzatino ma la famiglia non ci crede.

Emanuela non lo farebbe, non è il tipo e nessuno ha notizia di questo ipotetico fidanzato. Solo un mese prima è scomparsa da Roma, Mirella Gregori anche lei 15enne e abbastanza somigliante ad Emanuela.

Le due ragazze, che oggi sarebbero donne adulte, non sono mai state ritrovate né ci sono indizi su cosa possa essere successo. Le teorie sono tante, le certezze purtroppo poche.

Emanuela e Mirella, si sono trovate al centro di un intrigo internazionale che le ha strappate alla vita senza un motivo.

Emanuela Orlandi: quello che sappiamo

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect

Emanuela era la quarta di 5 figli, frequentava il liceo scientifico ed amava la musica. Per questo motivo frequentava la scuola di musica di Sant’Apollinare a Roma in cui studiava canto e diversi strumenti musicali tra cui il flauto.

Il giorno della scomparsa esce dalla lezione di musica piena del solito, e telefona a casa per avvertire che farà più tardi: l’autobus non passava, e un signore le aveva offerto un passaggio e un lavoro. Attenzione perché questo episodio è centrale.

L’uomo in questione le aveva offerto di fare la promotrice di prodotti di cosmetica, durante un evento delle sorelle Fontana. Poche ore di lavoro per un compenso di 370.000 lire, una cifra molto alta che ovviamente aveva allettato la ragazza. Al telefono di casa risponde la sorella maggiore, che la mette in guardia dicendole di non accettare né il passaggio né il lavoro.

L’offerta di lavoro ovviamente era falsa, ed è stata usata più volte con varie ragazze e ragazzi per attirarli in trappole. Finita la telefonata Emanuela raggiunge due amiche alla fermata dell’autobus, e anche loro la mettono in guardia e le suggeriscono di parlarne con i genitori. Le amiche salgono sul bus, Emanuela a detta loro no perché troppo affollato e con il proposito di prendere quello successivo.

Questa è stata l’ultima volta che qualcuno ha visto Emanuela Orlandi. Da quel momento nessuno sa con precisione cosa sia successo, e dopo quasi 40 anni ancora non si hanno notizie sulla Orlandi.

Ci sarebbe anche un’altra versione: Emanuela non sale sul bus perché vuole attendere l’uomo che le ha offerto il lavoro, per dirgli che ne avrebbe prima con i genitori. Una delle due amiche la vede parlare con una ragazza riccia, mai identificata, che presumibilmente era una compagna di corso.

Emanuela Orlandi: la famiglia inizia le ricerche

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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Non vedendo arrivare la ragazza, la famiglia si reca alla scuola di musica per capire cosa sia successo. La preside gli fornisce alcuni numeri di amiche della ragazza, e gli suggerisce di attendere prima di allertare la polizia.

L’uomo, oggi non più in vita, non segue questo consiglio e va a denunciare la scomparsa della figlia. Al commissariato gli dicono di attendere, che la ragazza potrebbe essere andata a cena con amici dimenticandosi di avvisare a casa. La denuncia viene formalizzata solo il giorno dopo dalla sorella maggiore di Emanuela.

Dopo la pubblicazione sui giornali della scomparsa, iniziarono ad arrivare a casa Orlandi varie telefonate. La più attendibile di quella di “Pierluigi” un sedicente amico della ragazza che sostiene di averla vista a Campo dei Fiori. Fornisce particolari che possono ricondurre ad Emanuela come il suonare il flauto e il non voler portare gli occhiali.

Il ragazzo non vuole incontrare la famiglia, continua a dormire particolari su Emanuela ma non ha intenzione di incontrarsi con gli Orlandi. La polizia scoprirà che tra gli amici della ragazza un Pierluigi c’era, ma che in quel periodo si trovava altrove.

Stessa sorte per le telefonate di un certo Mario, che dice le stesse cose del fantomatico Pierluigi senza aggiungere niente di nuovo, se non che Emanuela è a Venezia e che si è allontanata perché stanca della famiglia. Aggiunge che sarebbe tornata a settembre per partecipare al matrimonio della sorella.

È passata solo una settimana dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, e la famiglia già è in piena confusione. Un vigile urbano dichiarò di aver visto Emanuela parlare con un uomo alto 175 cm, ben vestito e alla guida di una BMW verde.

Un amico di famiglia che lavorava nel SISDE, si mise ad indagare e arrivò all’uomo della descrizione scoprendo che era invischiato in un giro di prostituzione minorile. L’uomo fu costretto a lasciare il caso, perché nonostante l’utilizzo di nomi e auto di copertura i suoi superiori vennero a sapere del fatto e lo obbligarono a fermarsi.

L’auto su cui si presume sia salita Emanuela, di fatta riparare per un vetro rotto. La cosa strana è che la rottura sembrava avvenuta dall’interno verso l’esterno. Si scoprì anche che molte altre ragazze si erano presentate all’atelier delle sorelle Fontana, dicendo di aver ricevuto una proposta di lavoro simile a quella di Emanuela.

Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: usate come pedine di un intrigo politico?

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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Per entrambe le ragazze scesero in campo Papa Giovanni Paolo II, per Emanuela, e l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini: perché? Scompaiono centinaia di ragazze ogni giorno, e mai viene fatto nessun appello dalle autorità.

Il sospetto è che le ragazze siano state utilizzate come moneta di scambio per la liberazione di Alì Agca, l’uomo che due anni prima aveva sparato al Papa.

Il 5 luglio entra in scena l’Amerikano: un uomo con accento appunto americano, telefona in Vaticano sostenendo di avere Emanuela Orlandi e che Pierluigi e Mario erano suoi complici. L’uomo dice di avere una linea diretta con il Vaticano, con cui parla frequentemente. Tutto ciò viene detto alla sala stampa Vaticana.

L’uomo aggiunge di volere la liberazione di Alì Agca entro il 20 luglio. Dopo un’ora, l’Amerikano, chiama casa Orlandi e fa ascoltare un nastro di una ragazza che con accento romanesco dice: «Scuola: Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, dovrei fare il terzo liceo ‘st’altr’anno… scientifico». Tutte cose che coincidono con la vita della ragazza: chi l’ha registrata? E quando?

L’8 luglio un uomo con accento medio orientale chiama a casa Orlandi: dice di avere la ragazza, e che Agca deve essere liberato entro 20 giorni. Solo allora verrà liberata Emanuela. L’uomo chiede anche di avere un contatto tramite la linea diretta, con il Cardinale Segretario di Stato Casaroli.

Il 17 luglio viene ritrovato un nastro in cui si chiede la liberazione di Agca e di creare una linea con Casaroli, che viene creata il giorno seguente. In sottofondo si sente una ragazza che chiede aiuto, ma si tratta di un film e non di Emanuela. Qualche giorno dopo torna in scena l’Amerikano, che dice allo zio di Emanuela di rendere pubblico il messaggio sul nastro e di chiedere a Casaroli su un precendente colloquio.

Agca faceva parte dei Lupi Grigi un movimento xenofobo turco che voleva risonanza internazionale. Nelle 16 telefonate l’Amerikano, non ha mai prodotto nessuna prova su Emanuela Orlandi.

Il 20 novembre, proprio i Lupi Grigi, rendono pubblico un cominciato in cui annunciano di avere sia Emanuela che Mirella: questa pista fu scartata dai servizi segreti tedeschi di cui un muro ha confessato quanto segue: i servizi segreti della Germania dell’Est avrebbero sfruttato il rapimento della Orlandi, per scagionare la Bulgaria dalle accuse di coinvolgimento nell’attentato al Papa del 1981. I Lupi Grigi sono stati tolti dal puzzle grazie ad un pentito della Banda della Magliana, che disse che la ragazza era roba loro.

Emanuela Orlandi: un puzzle senza fine

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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In questa vicenda si è inserito di tutto, da personaggi strani a personaggi reali che non hanno mai parlato o hanno rilasciato dichiarazioni ambigue.

Alì Agca ciclicamente, torna a dire che Emanuela è viva e sarebbe in un convento in Sudamerica senza mai dire quale né rilasciare alcun indizio.

Da 40 anni si susseguono ritrovamenti, ogni tot di tempo salta fuori qualcosa che si può ricollegare al rapimento di Emanuela Orlandi ma che di fatto lascia tutto in sospeso per l’ennesima volta.

Uno stillicidio che si rinnova e diventa sempre più doloroso. La famiglia Orlandi e quella Gregori non si sono mai arrese, ma la verità è ben lontana dall’essere trovata.

Marco Accetti: l’uomo che solleva i polveroni

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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Negli anni si è pensato che Marco Accetti potesse essere colui che si è finto Mario e Pierluigi, e forse tutti i personaggi che hanno chiamato casa Orlandi.

L’uomo è uscito allo scoperto ritrovando un flauto in un giardino di Roma, sostenendo fosse della Orlandi. Ben presto si è capito che si tratta di un personaggio istrionico al limite della pedofilia.

Accetti è stato condannato per l’omicidio di José Garramon, figlio dell’allora ambasciatore uruguayano, morto investito da Accetti nel 1983. Stesso anno della Orlandi e della Gregori.

Sembrerebbe un tragico incidente, se non fosse per il fatto che José era uscito di casa per andare dal barbiere all’angolo, e viene trovato morto a 20 km di distanza. Il sospetto è che stesse scappando da molestie sessuali, ma di questo non ci sono prove e Accetti ha pagato per omicidio colposo scontando 2 anni di carcere.

Marco Accetti da anni dice di essere stato parte dei rapimenti Orlandi e Gregori, si sospetta che fosse lui ad adescare le ragazze con il lavoro, ma nessuno lo ha mai preso sul serio più di tanto. Colpa del suo atteggiamento strafottente e sempre sulla difensiva? O del fatto che si queste vicende non si vuole scavare più di tanto?

Emanuela Orlandi e il coinvolgimento della Banda della Magliana

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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Nel 2005 a Chi l’ha visto arriva una telefonata anonima, che dice di andare a vedere chi ci fosse sepolto nella basilica di Sant’Apollinare. L’anonimo aggiunge anche di chiedere del favore che Renatino (De Pedís, capo della banda della Magliana) ha fatto al Cardinale Poletti.

Nella Basilica si trovano proprio i resti di De Pedis e ci si chiede come mai un criminale sia sepolto lì. Entra così in gioco Sabina Minardi, ex di De Pedis, che al momento della sparizione della Orlandi era sua compagna.

È lei a dire che è stato Renatino a rapire la ragazza, su ordine del Cardinale Marcinkus per mandare un messaggio a qualcuno.

Sempre stando a quanto detto dalla Minardi, Emanuela Orlandi sarebbe morta e il suo corpo gettato in una discarica. Aggiunge che lei stessa avrebbe partecipato inconsapevole al rapimento di Emanuela.

Secondo il racconto della donna, De Pedis l’avrebbe mandata a prendere proprio Emanuela con il compito di portarla ad un distributore del Vaticano. Arrivata sul luogo la Minardi, avrebbe riconosciuto la donna che accompagnava Emanuela, anche lei riconosciuta: si trattava della governante di una sua cara amica. La ragazza le fu consegnata in stato confusionale, sembrava drogata dice la Minardi, che la accompagnò al luogo designato consegnandola a qualcuno che la stava aspettando.

Secondo quanto raccontato dalla Minardi, Emanuela avrebbe trascorso la prima parte della prigionia a Roma in casa di Daniela Mobili, a Monteverde. La casa era munita di un grande sotterraneo in cui la ragazza avrebbe trascorso il tempo, e sarebbe stata accudita dalla governante che poi l’accompagnò dalla Minardi.

La Mobili risulta essere moglie di un componente di spicco della Banda della Magliana, ma nega ogni coinvolgimento poiché in quel periodo era in prigione. Ma la Minardi ha sempre indicato la governate come punto di riferimento, e mai lei direttamente.

Un altro esponente della Banda tirato in ballo dalla Minardi, confermò l’esistenza del sotterraneo ma disse che il suo scopo era quello di nascondere i ricercati, e che De Pedis lo utilizzava in quanto tale. Si dice infatti che in realtà non sia morto, ma abbia finto la sua morte per smettere di scappare. Di questo, ovviamente, non ci sono prove certe.

Le dichiarazioni della Minardi sono ritenute incongruenti a causa dei suoi problemi di tossicodipendenza, ma qualcosa di vero c’è: la donna ha parlato di una BMW che avrebbe trasportato Emanuela (cosa comprovata anche da altre testimonianze) e proprio questa machina è stata ritrovata e ricondotta all’imprenditore legato alla morte di Roberto Calvi. L’uomo proprietario della macchina faceva parte della banda della Magliana.

Infiniti nomi della banda sfilano in questa vicenda, ma per quanto si arrivi a delle scolte immancabilmente dopo poco ci so trova di fronte ad un muro di omertà.

Il bar sotto casa di Mirella Gregori sembra essere il punto di incontro di molte personalità coinvolte nella vicenda, il che farebbe presupporre che la ragazza sia stata rapita perché in qualche modo legata a qualcuno di loro.

Emanuela Orlandi e i legami con Roberto Calvi

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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La vicenda di Emanuela Orlandi sembra collegata a quella di Roberto Calvi e a soldi dello IOR, la banca vaticana allora in mano a Marcinkus. Calvi era un componente del Banco Ambrosiano, strettamente legato allo IOR.

Si occupava dei settori esteri, così pare avesse appreso notevoli informazioni sui paradisi fiscali. Nel 71 diventa direttore generale, pare grazie alle sue amicizie con la loggia deviata P2, la mafia, la politica italiana e quella di alcuni Paesi sudamericani. Era amico di Licio Gelli capo della P2.

Tra la fine degli anni 70 e inizio anni 80, entra a far parte del Consiglio di amministrazione della Bocconi, e proprio in quegli anni un flusso di soldi finsice nelle casse dell’università scatenando non poche polemiche.

Calvi diventa esperto in paradiso fiscali, in “donazioni” ad enti con sede in specifiche parti del mondo fino a quando non si scoprono irregolarità nei conti del Banco Ambrosiano.

Inizia così la crisi del Banco e Calvi finisce sotto processo: la situazione precipita, molti degli indagati iniziano a morire stranamente, e le porte un tempo sempre aperte adesso sono chiuse a doppia mandata.

Calvi decide così di sparire, ci è quasi riuscito ma viene ritrovato impiccato a Londra sotto un ponte. La morte appare strana perché in tasca ha tantissimi soldi, e soprattutto Roberto Calvi non aveva intenzione di morire.

Il legame con la sparizione di Emanuela Orlandi, risiederebbe nelle operazioni poco lecite che il Vaticano avrebbe commissionato a varie persone, tra cui anche Calvi, per mandare messaggi diretti al Vaticano. Non dimentichiamo che il padre di Emanuela lavorava nella Prefettura del Vaticano, quindi avrebbe potuto essere un bersaglio e una facile moneta di scambio.

Comunque sia torniamo sempre al solito punto, ossia che Emanuela Orlandi è stata rapita per essere utilizzata come scambio, in un complicatissimo quadro politico economico di cui ancora oggi si fa fatica a delineare i contorni.

Emanuela Orlandi: la pista della pedofilia

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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Questa pista è terribile quanto le altre, poiché il sospetto è che la ragazza abbia attirato le attenzioni di membri del clero dediti a festini con minori. Padre Amorth, il famoso esorcista, la ragazza sarebbe deceduta a seguito di una festa a base di droga e rapporti sessuali.

 «Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come “reclutatore di ragazze” anche un gendarme della Santa Sede. Ritengo che Emanuela sia finita vittima di quel giro. […] Non ho mai creduto alla pista internazionale, ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e occultamento del cadavere. Nel giro era coinvolto anche personale diplomatico di un’ambasciata straniera presso la Santa Sede».

Questa pista si è affermata negli ultimi anni, e ha trovato vari riscontri e testimonianze. Molti dicono che Emanuela Orlandi sia sepolta da qualche parte insieme in Vaticano, ad altre vittime di queste orribili pratiche.

Emanuela Orlandi è viva?

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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Nel 2011 un sedicente ex appartenente al SISMI ha dichiarato che Emanuela sarebbe viva in un manicomio inglese, all’interno del quale sarebbe stata tenuta sedata per tutto questo tempo.

Secondo questa fonte il padre di Emanuela, Ercole, sarebbe stato a conoscenza dei movimenti che hanno portato al crack del Banco Ambrosiano, e per questo la ragazza sarebbe stata rapita.

A seguito di queste dichiarazioni, un giornalista è venuto in possesso di un documento del Vaticano, in cui si dettagliano le spese di mantenimento per Emanuela Orlandi a seguito del suo allontanamento da casa. Il documento risale al 1998. Questa preziosa prova è stata rubata nel 2014: il ladro non avrebbe toccato niente, si sarebbe diretto alla cassaforte in cui era custodito e avrebbe prelevato il foglio.

Il custode di questo documento era il cardinale Lucio Angel Vallejo Barda, condannato nel 2015 nel caso Vatileaks per aver fornito informazioni riservate a giornalisti.

In realtà parrebbe che i documenti rubati siano di varia natura, ma tutti riguardanti i movimenti sullo Ior, il Banco Ambrosiano, Emanuela Orlandi è varie attività illecite in cui sembrerebbe essere invischiato il Vaticano.

Il documento sulle spese per il mantenimento di Emanuela Orlandi, non ha firme ufficiali e potrebbe essere falso, ma sia i tempi che le circostanze sembrano avere senso: membri di alto profilo del Vaticano hanno viaggiato spesso a Londra in posti specifici tra il 1983 e il 1997; sono dettagliate spese ginecologiche, e dubitiamo che siano per membri vaticani; è pagato un ospedale di Londra; le spese iniziano 6 mesi prima del rapimento di Emanuela Orlandi, e comprendono anche spese per investigare sulla pista dell’Atelier Fontana, ultimo luogo da cui Emanuela ha chiamato la famiglia.

Questo documento è stato più volte richiesto dalla famiglia Orlandi, ma il Vaticano ne ha sempre negato l’esistenza.

Emanuela Orlandi: un mistero infinito

Emanuela Orlandi- Politically Uncorrect
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In quasi 40 anni di scomparsa, su Emanuela Orlandi si è detto di tutto, sono emerse decine di piste, decine di accuse, un’infinità di personaggi che si attribuiscono ruoli ma non portano nessuna prova. E della ragazza nessuna traccia.

Se è vero che è sedata in un manicomio londinese, perché continuare a tenerla nascosta? A questo punto la sua volontà dopo decenni di sedativi, è pressoché annullata così come la sua memoria, quindi perché non farle riabbracciare la sua famiglia?

Stesso discorso in caso di morte della ragazza: per quale motivo non far ritrovare il corpo e dare pace alla famiglia?

La vicenda è indubbiamente complicata e piena di cose poco chiare, e una rete di omertà, mistero e muri difficili da abbattere sembra aver risucchiato la vita di questa ragazzina degli anni 80, ignara di essere un punto centrale per questioni tanto più grandi di lei.

Oggi sarebbe una donna oltre 50 anni, ma qualunque sia stato il suo destino non sapremo mai che vita avrebbe potuto avere, o come sarebbe diventata e soprattutto non sapremo mai perché proprio lei è stata rapita invece di uno dei suoi fratelli. E per quale motivo.

 

 

Tania Carnasciali

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