Esiste ancora lo “stupro correttivo”?

Avete mai sentito parlare di “stupro correttivo”? Abbiamo visto come la pandemia abbia registrato non solo un calo economico e demografico, ma anche un aumento del numero di vittime legate a fenomeni di violenza e stupro, alcuni di questi sfociati in veri e propri femminicidi, complici anche i diversi periodi di lockdown imposti per contrastare la diffusione del Covid-19.

Tuttavia, nel mondo, esiste un’altra forma di stupro, che coinvolge le donne ma non solo, di cui forse a causa della sua limitazione geografica se n’è parlato poco e niente: si chiama “stupro correttivo”.

Stupro correttivo: cos’è esattamente?

Lo stupro correttivo viene definito come un “crimine d’odio in cui un individuo viene violentato a causa del suo orientamento sessuale o di genere, con l’intento di correggere l’orientamento individuale o fare agire l’individuo secondo il proprio genere”

Si tratta un atto criminale rivolto a persone che non si conformano alle norme sociali preesistenti a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere, e che pertanto vengono sottoposte a violenza allo scopo, appunto, di “correggere” tale orientamento, ossia cambiare da omosessuale, lesbica o bisessuale a eterosessuale.

stupro correttivo
stupro correttivo

Una pratica, che appartiene ad una serie di terapie, definite “terapie di conversione”, che comprendono psicoterapia, somministrazione di farmaci, violenze fisiche di varia natura, come elettroshock, isolamento, privazione del cibo, ma anche abusi verbali e umiliazioni. Terapie di conversione che talvolta vengono effettuate in vere e proprie strutture specializzate.

Stupro correttivo: le origini

stupro correttivo
stupro correttivo

Un fenomeno, quello dello “stupro correttivo” che ha le sue origini in Africa, in particolare nel Sud del continente, dove a farne le spese sono soprattutto donna lesbiche o bisessuali, ma anche uomini transessuali, i quali vengono attirati con l’inganno e sottoposti alle peggiori violenze, delle quali mandanti sono nella maggior parte dei casi le famiglie, ma anche professionisti della salute, organizzazioni religiose, curatori tradizionali.

Un’ombra nera, quella legata a questo Paese considerato la “nazione dell’arcobaleno” e rispettato in tutto il mondo per il suo impegno contro le discriminazioni dal periodo dell’abolizione dell’apartheid, ma dove questo crimine non viene nemmeno considerato come crimine d’odio, in quanto si pensa che, in questo caso, una donna lesbica, in seguito alla violenza possa “guarire” e tornare eterosessuale.

Ombra nera che s’è portata via la vita di diverse donne sudafricane, come Eudy Simelane, giocatrice di calcio in una squadra sudafricana, nel 2008, la cui storia attirò l’attenzione della stampa per la brutalità con cui venne uccisa solo per essersi dichiarata omosessuale, o Noxolo Nogwaza,attivista per i diritti LGBT lesbica sudafricana e membro del Comitato Organizzatore dell’Ekurhuleni Pride, uccisa barbaramente il  24 aprile 2011.

Le conseguenze dello “stupro correttivo”

stupro correttivo
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Una violenza, che porta nella maggior parte dei casi a perdita di autostima, depressione, ansietà, isolamento sociale, vergogna e colpa, disfunzioni sessuali, fino a sfociare in pensieri suicidi.

Lo “Stupro correttivo” nel resto del mondo: casi e lotta per i diritti

stupro correttivo
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Se dapprima si pensava a quello dello stupro correttivo come un crimine diffuso soprattutto in Sud Africa, negli ultimi anni è emerso come questa pratica sia diffusa anche in altri Paesi del mondo, nonostante da anni la comunità scientifica abbia depatologizzato l’omosessualità e la transessualità. Tra questi spiccano Ecuador ed India, dove spesso le vittime di stupri correttivi, che avvengono ad opera per lo più di parenti maschi (fratelli, cugini) decidono di tagliare ogni rapporto con la famiglia piuttosto che denunciare.

Tuttavia, nel 2020, alcuni Paesi hanno riconosciuto lo “stupro correttivo” come un vero e proprio reato: tra questi Brasile, Taiwan Malta e, da qualche mese, anche la Germania, che ha scelto di punire non solo chi offre pratiche di questo tipo a minorenni, ma anche chi le pubblicizza.

La legge adottata a maggio 2020 prevede per i trasgressori un anno di carcere e/o un’ammenda fino a 30 mila euro. A questi divieti si aggiungono poi restrizioni locali in Canada, Spagna, USA (dove sono stati adottate da 19 Stati) e Australia.

Per quanto riguarda l’Italia, attualmente non vi è ancora una legislazione chiara che riconosce e punisce il cosiddetto “stupro correttivo”, così come le altre terapie di conversione che sono vietate in quanto considerate  “contrarie ai principi deontologici della professione“.

 

 

 

 

 

martina lumetti

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