Massacro di Srebrenica: Ratko Mladić perde il ricorso in appello

Ratko Mladić resta in carcere. La corte delle Nazioni Unite ha respinto  il ricorso in appello dell’ex generale bosniaco, condannato all’ergastolo nel 2017 per il massacro di Srebrenica del 1995, ritenuto il più grande genocidio in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale

Un vero e proprio genocidio, quello perpetrato da colui che venne ribattezzato “il macellaio della Bosnia”, che condusse una brutale campagna durante la guerra in Bosnia, tra il 1992 e il 1995. Un conflitto che portò alla fine alla dissoluzione dell’ormai ex Jugoslavia e alla formazione di diversi stati indipendenti, quali Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Slovenia e Macedonia, oggi Macedonia del Nord.

Ratko Mladić resta in carcere: l’uomo dietro al generale

Ratko Mladić nasce nel 1942 in un piccolo vilaggio a sud di Sarajevo; ad appena tre anni, rimane orfano di padre ad opera degli Ustascia, movimento nazionalista e fascista croato di estrema destra: ciò lo porterà a sviluppare un odio profondo nei confronti dei croati e dei musulmani. Nel 1961 entrò alla Scuola militare di Zemun e successivamente all’Accademia Militare KOV e alla Scuola ufficiali, e quattro anni dopo ottiene il primo incarico militare.

 

Nel 1991 la Bosnia-Erzegovina entra in guerra, e Mladic viene inviato per guidare il 9° Corpo dell’esercito jugoslavo contro le forze croate a Tenin; l’anno successivo il paese ottiene l’indipendenza e nei quattro anni successivi  Mladić e i suoi ufficiali terranno letteralmente sotto assedio la capitale  Sarajevo, sparando sul traffico in entrata e in uscita e interrompendo le forniture di acqua e di elettricità.

Ratko Mladić resta in carcere
Ratko Mladić resta in carcere

Nel 1992 viene proclamato l’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina e Mladić viene promosso a capo dell’esercito, posizione che mantenne fino al 1996, e che nei tre anni successivi lo portò a commettere diversi crimini contro i civili, tra stupri nei confronti di tantissime donne musulmane (stupro etnico) e istituendo campi di concentramento nei confronti dei croati

Ratko Mladić resta in carcere: il massacro di Srebrenica, la fuga e la cattura

Ratko Mladić resta in carcere
Ratko Mladić resta in carcere

Una serie di atti persecutori e violenti che raggiunsero l’apice il 9 luglio 1995 quando la città di Srebrenica enclave bosniaca sotto la protezione delle Nazioni Unite, e i suoi dintorni vennero attaccate dalle truppe di Mladić; attacchi ai quali seguì due giorni dopo, l’11 luglio il rastrellamento di circa 8 000 individui di sesso maschile, di fede musulmana, che vennero divisi dalle donne e dai bambini con il pretesto di essere interrogati.

Ratko Mladić resta in carcere
Ratko Mladić resta in carcere

Rastrellamento al quale seguì l’uccisione di circa 7000 di loro, i cui corpi furono sepolti da bulldozer in fosse comuni.

Nello stesso anno il  tribunale delle Nazioni Unite per i crimini di guerra incriminò Mladić  per il genocidio, oltre che per l’assedio di Sarajevo, insieme ad altri combattenti, tra cui croati e bosgnacchi. Un’accusa, alla quale il “macellaio della Bosnia” cercò scampo, ma la fuga durò poco.  Dopo vari avvistamenti gli anni successivi, il 26 maggio 2011 Ratko Mladić viene arrestato grazie a una segnalazione anonima, e nel 2012 processato per 11 capi d’accusa, incluso il genocidio.

Nel 2017 è stato riconosciuto colpevole di genocidio su Srebrenica, ma è stato assolto dall’accusa di genocidio durante la campagna del suo esercito del 1992.

martina lumetti

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