Germania: l’Archivio federale acquisisce tutti gli “atti della Stasi”.

A più di trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino gli “atti della Stasi”, un enorme mole di documenti della polizia segreta risalenti alla DDR, passa all’Archivio federale tedesco. Tutti i dossier continueranno ad essere disponibili alla popolazione.

L’Archivio federale acquisisce tutti gli “atti della Stasi”: il passaggio di consegna.

Il 17 giugno si è celebrato al Deutshes Historisches Museum il passaggio di consegne dell’enorme massa di documenti e registrazioni della Stasi custodita negl’ultimi anni da Roland Jahn all’Archivio federale tedesco gestito da Michael Hollman.

La Stasi era la famigerata polizia segreta della DDR (la Germania Est comunista). Nota per la sua spietatezza, sotto i regimi di Ulbricht (1950-1971) e Honecker (1971-1989) gli agenti del Ministero per la sicurezza dello Stato hanno raccolto dati su circa 6 milioni di tedeschi, un terzo dell’intera popolazione.

Gli archivi della Stasi si trovano a Berlino e in altre 13 località e sono gestiti da 1300 dipendenti che ora sono passati sotto la guida dell'Archivio federale, il nuovo possessore e curatore dei documenti della ex-polizia segreta tedesca. (Fonte: ANSA.it)
Gli archivi della Stasi si trovano a Berlino e in altre 13 località e sono gestiti da 1300 dipendenti che ora sono passati sotto la guida dell’Archivio federale, il nuovo possessore e curatore dei documenti della ex-polizia segreta tedesca. (Fonte: ANSA.it)

I documenti, conservati nel quartier generale del Ministerium fur Staatssicherheit (da qui il diminutivo Stasi) e in altri 13 centri, consistono in foto, delazioni di informatori, resoconti di pedinamenti, intercettazioni e registrazioni raccolti in 40 anni di attività. La Stasi aveva come motto “Scudo e Spada del Partito”.

La rete su cui poggiava la polizia segreta contava più di 500000 collaboratori e un numero enorme di informatori pari probabilmente ad un sesto degli abitanti della DDR.

Alla cerimonia sono stati presenti anche la ministra della Cultura Monika Gruetters e l’ex capo di Stato Joachim Gauck. Il giorno, il 17 giugno, non è causale. Infatti in questa data ricorre la grande protesta operaia del 1953 repressa nel sangue dalle autorità tedesche e sovietiche.

Con il passaggio all’Archivio federale tutti i dossier continueranno ad essere disponibili alla consultazione dei comuni cittadini. Ogni anno infatti sono migliaia le persone che chiedono di poter accedere agli archivi della Stasi per poter scoprire la verità sui loro parenti e amici o per vedere se la propria famiglia era sotto gli occhi delle autorità.

Visionando i documenti conservati nel quartiere di Lichtenberg a Berlino si scopre il clima opprimente e teso che c’era nella Germania orientale durante il regime comunista. Parenti che si spiavano tra di loro, professori che denunciavano i propri studenti e così via.

L’Archivio federale acquisisce tutti gli “atti della Stasi”: le dichiarazioni.

Il passaggio degli “atti della Stasi” all’Archivio federale è stato visto positivamente dalle parti coinvolte. Infatti questo processo assicura la conservazione e la valorizzazione di una parte ancora molto sentita della storia tedesca e che deve essere conosciuta anche dalle nuove generazioni.

L'ex dissidente Roland Jahn è stato l'ultimo a capo dell'Autorità che si occupava di tutti i documenti e le testimonianze raccolte dalla Stasi in più di 40 anni. È convinto che queste attestazioni del passato comunista della Germania Orientale siano utili sia per i più vecchi sia per le nuove generazioni di Tedeschi. (Fonte: DW-TV)
L’ex dissidente Roland Jahn è stato l’ultimo a capo dell’Autorità che si occupava di tutti gli “atti della Stasi” raccolti in più di 40 anni. È convinto che queste attestazioni del passato comunista della Germania Orientale siano utili sia per i più vecchi sia per le nuove generazioni di Tedeschi. (Fonte: DW-TV)

Roland Jahn, ex-dissidente del regime comunista e ultimo curatore della vecchia Autorità che gestiva gli “atti della Stasi”, ha affermato:

“Abbiamo reso giustizia alle vittime e abbiamo costruito il ponte verso la prossima generazione. La struttura che abbiamo creato fa sì che questo lavoro possa continuare, e che anche in futuro gli atti della Stasi rimangano il simbolo della rivoluzione pacifica che ha portato alla caduta del Muro e alla riunificazione delle due Germanie”.

Gli fa eco Dagmar Hoverstadt, membro della BStU (Commissione Federale per i registri della Stasi). Lei sostiene che gli archivi non devono essere distrutti, ma conservati con cura perché permettono ai sopravvissuti di “riguadagnare un pezzo di vita rubata”. Mentre per i giovani gli “atti della Stasi” sono utili perché “hanno bisogno di interagire e capire la storia di questo periodo”.

Inoltre, Jahn ha colto l’occasione per proporre la creazione di una festa in onore delle vittime del regime della Germania Est proprio il 17 giugno.

Pierpaolo Pisciella

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