Biden: sospese le esecuzioni federali negli USA

Il presidente USA Joe Biden onora le sue promesse elettorali sospendendo le pene capitali a livello federale reintrodotte dal sue predecessore, Donald Trump.

Negli ultimi mesi le associazioni contrarie alla pena di morte hanno più volte sollecitato l’attuale inquilino della Casa Bianca sul tema delle esecuzioni federali, ricordando le promesse fatte durante la la recente campagna elettorale e il presidente Joe Biden ha agito di conseguenza.

La moratoria è stata annunciata dal ministro della Giustizia Merrick Garland, in attesa di una revisione complessiva per affrontare «serie preoccupazioni» legate a questa prassi.

In una nota diffusa nella serata di ieri il procuratore generale afferma: “Queste pesanti preoccupazioni meritano uno studio e una valutazione accurati da parte dei legislatori, nel frattempo, il dipartimento deve cercare di mantenere scrupolosamente il proprio impegno per l’equità e un trattamento umano nell’amministrazione delle leggi federali esistenti che disciplinano le condanne a morte”.

Ex pubblico ministero ha inoltre sottolineato di aver visto problemi nell’applicazione della pena capitale nei decenni successivi all’attacco del 1995.

Il dibattitto sul sistema fortemente discriminatorio su base razziale della pena capitale in America è sempre più acceso. I dati sembrano essere  confermati anche dal rapporto del Death penalty information center rilasciato lo scorso settembre.

Secondo questi dati dal 1977 (anno in cui è stata reintrodotta la pena capitale), “295 afrocamericani sono stati giustiziati per l’omicidio di vittime bianche, mentre solo 21 bianchi sono stati giustiziati per l’uccisione di vittime afroamericane. Delle 57 persone detenute al momento nel braccio della morte federale, 34 sono di colore, compresi 26 uomini neri. Alcuni di loro sono stati condannati da giurie composte esclusivamente da membri bianchi.”

La revisione del dipartimento di Giustizia valuterà anche il grado di dolore e sofferenza associati all’uso del farmaco utilizzato per l’iniezione letale che il Governo federale ha usato per mettere a morte i detenuti.

La sospensione sarà applicata solo a livello federale e non avrà alcun effetto sulle pene inflitte dai singoli stati, che continueranno ad avere la facoltà di effettuare esecuzioni capitali, qualora previste dall’ordinamento del singolo Stato.

 

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Negli USA la giustizia federale interviene solo in casi gravi (droga, terrorismo o spionaggio).

Le esecuzioni federali sono ripartite nel 2020 dopo che l’allora presidente Donald Trump decise di reintrodurre una pratica “sospesa” per quasi 17 anni, (dal 2013 al 2020 non ci sono state esecuzioni).

Non sono mancate le reazioni di protesta contro la ripresa delle esecuzioni federali fortemente voluta da Donald Trump e decretata dal ministro della Giustizia William Barr nel luglio del 2019.

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Le esecuzioni federali nel 2019 e 2020

Secondo il Death penalty information center il 2020 “ha segnato la prima volta nella storia degli Stati Uniti in cui il Governo federale ha condotto un numero di esecuzioni maggiore rispetto a quelle condotte da tutti gli Stati dell’Unione messi insieme”, 13 esecuzioni in meno di un anno.

Il primo detenuto ad essere sottoposto all’iniezione letale lo scorso anno fu Daniel Lee, 47 anni, condannato per aver ucciso in Arkansas un commerciante d’armi, sua moglie e la loro figlia di otto anni nel 1999.

Le ultime esecuzioni federali risalgono al dicembre del 2020. Brandon Bernard e Alfred Bourgeois, entrambi afroamericani, furono giustiziati nello Stato dell’Indiana nei giorni 10 e 11 dicembre 2020, in fase di “transizione” tra l’amministrazione Trump e quella del neoeletto Biden.

Il caso di Bernard, in particolare è stato oggetto di molte discussioni ed è stato dibattuto anche a livello mediatico perché si tratta del più giovane detenuto negli Usa in quasi 70 anni ( all’epoca dell’esecuzione aveva 40 anni) ad essere condannato a morte dal Governo federale per un crimine commesso quando era minorenne.

In molti, fra cui anche nomi altisonanti e volti noti come l’attrice Kim Kardashian e il reverendo Jesse Jackson, hanno lanciato appelli affinché la penna venisse convertita in carcere a vita.

 

 

Raffaella Dellea

Aspirante scrittrice, blogger e articolista dal 2017. Curiosa ed eclettica ama informarsi e rielaborare le informazioni. Laureata in ingegneria ma appassionata di psicologia e filosofia segue con interesse le tematiche relative alla crescita personale e all'ottimizzazione dei tempi e degli stili di vita. Nel 2021 ha conseguito il certificato di acquisizione della competenza trasversale "imparare ad imparare".

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