Gli stabilimenti balneari ceduti dallo Stato: storia di una direttiva mai attuata

Proprio in questi ultimi giorni ormai della stagione estiva, a Palazzo Chigi si sta escogitando una norma che porrebbe fine alle sanzioni dell’UE per l’inapplicabilità della direttiva Bolkestein del 2006 sulle modalità delle concessioni, ormai giunte ad affitti svalutati, del demanio marittimo. La volontà di concludere la questione è sempre stata rimandata, infatti l’ultima proroga di quindici anni risale ai primi due governi Conte. Non mancano diversi squilibri dovuti alle rivendicazioni di tale scelta  da parte di alcuni esponenti delle forze politiche dell’attuale maggioranza, quali il  segretario della Lega Matteo Salvini e il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

 Il presidente del consiglio Mario Draghi è intenzionato a portare sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri la risoluzione della privatizzazione del litorale italiano,  a cui lavora già da diverso tempo.

Tale problematica è stata riproposta dall’Antitrust (AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) che ha inviato una segnalazione così da incentivare la revisione del regime concessorio attualmente vigente, della validità di quindici anni. Il premier in pratica si sta impegnando a chiudere la questione, tramite un decreto soprannominato “Concorrenza” entro la fine di settembre, così da poterlo consegnare all’Unione Europea all’interno delle altre riforme vincolate ai fondi del PNRR ed eliminare così le sanzioni dovute all’inapplicabilità sul suolo italiano della Direttiva Bolkestein.

In cosa consiste la Direttiva Bolkestein

 

La direttiva 2006/123/CE , conosciuta con il nome del commissario alla Concorrenza, Frederik “Frits” Bolkestein, è una norma approvata nel 2006 e giunta in Italia nel 2010. Il suo scopo è quello di garantire l’egualità di ingresso ai mercati degli Stati membri della comunità europea a tutti i professionisti e alle imprese che operano nell’unione sovranazionale. Quindi a proposito delle concessioni, questa direttiva impone che i servizi pubblici debbano essere consegnati ai privati solo tramite gare pubbliche e aperte a tutti i cittadini europei.

La direttiva vuole semplificare le procedure per esercitare temporaneamente la propria attività all’interno di un Paese dell’Ue, evitando discriminazioni basate sulla nazionalità. La libera circolazione dei servizi, evidenziata dalla norma, riguarda soltanto chi si sposta per un determinato periodo da un Paese all’altro, fornendo un servizio limitato nel tempo.

Il 31 maggio 2018 era previsto che l’Italia rimettesse a bando le concessioni rilasciate dagli enti locali, ciò però non si verificò. Con l’insediamento del governo Conte I fu attuata la proroga dal 2018 fino al 2033.

In un convegno a Roma del 2018 però lo stesso Bolkestein affermò :

 “La direttiva che porta il mio nome non è applicabile ai balneari perché le concessioni rientrano nel contesto dei beni e quindi non rientrano nei servizi”.

L’economista si ritenne anche dispiaciuto dell’interpretazione errata data dal suo provvedimento. Tali affermazioni però non placarono l’Unione Europea che,  dopo l’attuazione della proroga , nel dicembre del 2020, decise di avviare  la procedura d’infrazione , ma non è finito qui.

Il settore turistico italiano ora deve fronteggiare anche alcune sentenze del Consiglio di Stato tramite le quali i giudici obbligano i sindaci a non applicare la legge nazionale ed a favorire quella europea.

 

Gli squilibri nel governo, colpa della Bolkestein

Come si può constatare non mancano problemi di attuazione e di gestione della questione, contro cui cercano di schierarsi alcune forze politiche, membri della maggioranza.

Da un lato  il senatore Gasparri, membro di Forza Italia, che ebbe un ruolo fondamentale nell’ inserimento della proroga contenuta nel Decreto Rilancio del governo Conte II, così commenta:

Una cosa è certa. In nessuna legge sulla concorrenza saranno introdotte norme ostili alle imprese balneari e al commercio… La Bolkestein va superata, le imprese del mondo balneare, del turismo e del commercio vanno tutelate e quindi non c’è nessun pericolo che vengano inserite norme che nessuno scriverà.

Dall’altro invece c’è il leader del Carroccio, Salvini che , in merito alla riapertura sulle concessioni,  dichiara quanto segue:

La Lega è da sempre e per sempre contro la svendita delle spiagge, delle concessioni e del mare italiano, come vorrebbe imporre Bruxelles. Se qualche ministro Pd ci riproverà, la Lega si opporrà, ovunque e comunque. No alla Bolkestein, sì al lavoro.

Gli “ affitti sproporzionati” degli stabilimenti balneari

Nel marzo 2021 sono stati condotti degli studi che hanno previsto dei conteggi in merito allo stato delle concessioni demaniali marittime. In totale sono quasi 30 mila i tratti di costa assegnati ad agenzie private. Tra questi appena 20 mila sono stati concessi per un canone annuale inferiore a 2.500 euro, che va confrontato con i 15 miliardi di euro annui di affari per gli stabilimenti balneari, dove lo Stato italiano incassa dai canoni concessori soltanto 115 milioni di euro all’anno.

 

 

 

 

 

 

Lorenzo Salerni

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