Matteo Messina Denaro: nuovo blitz senza risultati della Polizia

Imprendibile.
È questo il primo aggettivo che viene in mente pensando a Matteo Messina Denaro. Il secondo, ovviamente, è mafioso. Il terzo spietato, e già da qui si può tracciare un primo profilo del ricercato numero uno d’Italia. Il capo di Cosa Nostra, l’erede di Totò Riina, colui che viene considerato il mandante delle stragi del 1993, secondo la sentenza della Corte d’Assise di Firenze del 1998. Da allora, non ha fatto un solo giorno di carcere. Un fantasma, introvabile per chiunque.

A quando risale l’ultimo avvistamento di Matteo Messina Denaro?

Nella giornata di venerdì la polizia ha aperto nuovamente la caccia all’uomo, con una serie di maxi perquisizioni lungo le provincie di Trapani e Agrigento. Parenti, amici, fiancheggiatori e uomini d’onore: nessuno è stato risparmiato dal blitz delle Forze dell’Ordine. Eppure, Diabolik si dimostra ancora una volta inafferrabile, sfuggente al di là di ogni logica. La speranza degli inquirenti è quella di indurre Matteo Messina Denaro, prima o poi, in errore.

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L’ultima immagine del capo di Cosa Nostra risale al 2009, un fotogramma, un’ombra in un suv che ha fatto il giro del mondo. Pochi secondi di filmato, prima di sparire nuovamente. Sono passati dodici anni da quel giorno e gli inquirenti non sono mai stati in grado di individuarlo. L’ultimo abbaglio, in ordine cronologico, risale a meno di un mese fa, quando un turista britannico a pranzo con il figlio è stato scambiato per Matteo Messina Denaro. Dopo alcune ore di detenzione in uno dei carceri di massima sicurezza dell’Aia, l’uomo è stato rilasciato con sommesse scuse.

Le ipotesi al vaglio degli inquirenti: dove si trova il capo dei capi?

Era stato lo stesso Totò Riina ad indicare la pista dell’espatrio come una delle più probabili. L’ex capo di Cosa Nostra si è lasciato sfuggire alcuni particolari colti da un’intercettazione ambientale: secondo lui Diabolik è fuggito all’estero, e ha lasciato gli affari di famiglia in mano a collaboratori fidati. Secondo il PM, invece, questa affermazione è decisamente improbabile: la storia della Mafia ci insegna che per comandare devi essere presente sul territorio.

Una vastissima rete di contatti, nascondigli sperduti in ogni angolo della Sicilia e uomini fidati che non tradirebbero mai il capo di Cosa Nostra: sono queste le armi che hanno permesso a Matteo Messina Denaro di sfuggire alle maglie della giustizia. La caccia all’uomo continua serrata.

Alex Rossi

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