Morti per amianto: a che punto siamo in Italia?

La sentenza storica  che oggi ha condannato il ministero dell’Istruzione al risarcimento di un danno da 930.258 euro per la morte nel 2017 di Olga Mariasofia D’Emilio, a causa di un mesotelioma in seguito ad esposizione all’absesto riapre una “ferita” ancora troppo profonda, quella delle morti per amianto.

Purtroppo di amianto si muore ancora, come dimostra i dati drammatici  dell’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) che stima a circa 7mila il numero complessivo di decessi nell’anno, e il Covid-19 ha solo contribuito ad aggravare la situazione.

Morti per amianto: perchè si verificano?

morti per amianto
morti per amianto

Con il termine generico “amianto” o “absesto” s’intende un gruppo di minerali naturali di aspetto fibroso; essi presentano particolari caratteristiche fisico-chimiche che fanno sì che da sempre vengano ampiamente utilizzati in vari campi: dalla realizzazione di impianti di depurazione, potabilizzazione e distribuzione, alla cantieristica navale, al settore alimentare, senza dimenticare quello edilizio e degli elettrodomestici. Un utilizzo, che si è visto col tempo causare danni alla salute, anche gravi.

Questo perchè le fibre rilasciate da questo minerale potenzialmente respirabili, quando inalate possono raggiungere gli alveoli polmonari, ma anche il grosso intestino o la pleura, attraverso il circolo linfatico, agendo da cancerogeni e causando danni irreversibili alle cellule, alla base di tumori maligni quali:

  • Cancro al polmone
  • Mesotelioma pleurico
  • Cancro della laringe
  • Cancro alle ovaie
  • Cancro allo stomaco
  • Cancro al colon

Tumori, i cui sintomi insorgono tardivamente e sono talvolta aspecifici, e ciò ha reso difficile inizialmente l’individuazione, e dic conseguenza l’attuazione di misure atte a prevenire i danni da esposizione, con interventi sia di bonifica sia di protezione e prevenzione.

Inoltre tali fibre causano l’attivazione del sistema immunitario locale e provocano una reazione infiammatoria da corpo estraneo, con i macrofagi che vanno a fagocitare le fibre e stimolando fibroblasti a produrre tessuto connettivo, portando ad una fibrosi interstiziale.

Morti per amianto in Italia:  la normativa dalla legge 257/92 ad oggi

I primi importanti passi in avanti in tale direzione sono stati fatti con il  D.Lgs. n. 277 del 15 agosto 1991, nel quale la comunità europea ha stabilito i limiti di esposizione per l’effettuazione di attività in cui vi era presenza di amianto (abrogato e sostituito dal D.Lgs. n. 257 del 25 luglio 2006), ma in particolare con la legge 257 del 1992, con la quale l’Italia ha deciso di mettere  al bando “tutti i prodotti contenenti amianto, vietando l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto”.

A tale legge sono seguite le opere di bonifica da amianto da tutti i siti pubblici e privati contaminati, i cui metodi (incapsulamento, confinamento, rimozione) sono stati in seguito elencati nel Decreto Ministeriale 06/06/1994, oltre che nel D.M. 14/05/1996. Ad oggi la normativa legata all’amianto è disciplinata dal D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81.

Morti per amianto: i nodi ancora da sciogliere

morti per amianto
morti per amianto

Normativa, nella quale tuttavia sembra ancora esserci dei quesiti irrisolti, tra i quali quello di maggior rilevanza è quello relativo allo smaltimento dell’absesto: stando a dei dati raccolti dalla stessa ONA sono circa 96.000 i siti contaminati e più di 370.000 le strutture contenenti amianto censite dalle Regioni, tra cui oltre 2.400 scuole a rischio. Una problematica importante, per la quale in occasione della Giornata delle vittime dell’amianto (28 aprile), è stato fatto un esposto al Governo da parte Anmil (Associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), con la richiesta di maggiori investimenti per la salute e la tutela dei lavoratori e le vittime di questa piaga, che purtroppo, colpisce ancora duramente il nostro Paese e non solo.

martina lumetti

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